Le divorce

FRANCIA, USA - 2002
Le divorce
Isabel Walker vola a Parigi dalla natia California per sostenere la sorella Roxeanne, che è stata appena lasciata dal marito francese, Charles-Henri de Persand, nonostante sia in attesa di un bambino. Mentre i due pensano al divorzio, Isabel non trova di meglio che innamorarsi dello zio di Charles-Henry. Lo scontro tra le due famiglie viene complicato dalla scoperta che Roxeanne dispone di un dipinto che vale milioni di dollari e, soprattutto dal fatto che francesi e americani hanno un modo di vedere la vita del tutto diverso. Tutto questo finché un fatto inatteso farà intravedere una nuova possibilità di comprensione tra le due culture.
  • Altri titoli:
    Il divorzio
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Tratto da: romanzo bestseller omonimo di Diane Johnson
  • Produzione: MERCHANT-IVORY PRODUCTIONS - INTERSCOPE COMMUNICATIONS
  • Data uscita 7 Novembre 2003

RECENSIONE

di Luca Pellegrini

Consigli saggi per la vita moderna, il risparmio, il bon ton. Se volete divorziare, fatelo pure, ma scegliete l’America; se volete mangiar bene e farvi spellare, non rischiate, fatelo assolutamente in Francia. Altre cose dividono il Vecchio dal Nuovo Mondo. Ne elenco alcune, ma si potrebbe scrivere un libro: la Kelly (non dico cosa sia, tutti gli uomini di buona volontà che amano una donna lo dovrebbero sapere), lo zucchero in zollette, il Ricard, le mance, la caccia al cervo. In più, ci sono le abitudini, le convenzioni, i comportamenti. Insomma, le regole non scritte ma ereditate dell’etichetta che, per i compassati francesi, primeggiano su tutto, anche sui dollari. Ne fanno esperienza Isabel e Roxy, sorelle di Santa Barbara, California, approdate in tempi diversi al quartiere di Belleville, Parigi: la prima per un matrimonio con giovane e viziato rampollo, la seconda per accudire la sorella in attesa del secondo figlio ed iniziare così, in corso d’opera, la sua educazione sentimentale. Soltanto che in quel frangente si apre lo spazio per un divorzio. E il dramma lambisce la spensieratezza. James Ivory chiama appunto Le divorce il suo film, partorendolo dall’omonimo romanzo di Diane Johnson: omaggio patinato della Francia e dell’America, dei loro vizi e virtù, delle cose buone e cattive, belle e brutte che forse ci separano molto più di un Oceano. Ciascuno dei protagonisti fa le proprie esperienze, tra contrasti familiari, divergenze di interessi, esperienze di letto e di tavola, di couture e di baci. Ma soprattutto si innescano gli imprevedibili e convulsi stati d’animo degli americani, straniere in terra straniera. Che cosa pazzesca l’integrazione! Parata di stelle, bien sûr: Kate Hudson, Naomi Watts, Leslie Caron, Stockard Channing, Glenn Close, Matthew Modine, molti altri. Tutti in casa Ivory, con vista su Parigi.

NOTE

- PRESENTATO FUORI CONCORSO ALLA 60MA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA (2003)

CRITICA

"Tra le frequentazioni di librerie intellettuali e Café de Flore o, al contario, di magioni patrizie e lussuosi negozi d'intimo, Isabel amoreggia sia con un irsuto no-global che con un diplomatico di destra, senza per questo consentire ad Ivory di arpeggiare a dovere sulla tastiera delle ibridazioni culturali. Anzi, il regista introduce altri incongrui elementi di thrilling che opacizzano ancora di più lo svolazzo romantico". (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 1 settembre 2003)

"Commedia su sorprese e sorpresine dell'amore in cui anche Ivory crede fino a un certo punto: il bilancio è di poco ardore, non c'è mai passione, è un lungo cocktail party in cui si parla di illusioni e delusioni. Languidamente a cavalcioni tra due culture, come in altri suoi film, il buon Ivory, sprovvisto di trine e merletti ma ispirandosi a un libro di Diane Johnson, che purtroppo non è Forster, lavora su un soggetto graziosamente povero di fuoco, tra dispute pittoriche, borse firmate e foulard di seta, in cui Leslie Caron è la fantastica presenza che ricorda i musical di Minnelli lungo la Senna. Insomma, siamo dalle parti del superficialmente serio e del seriamente superficiale, ma il gioco è prolisso, il girotondo dei sentimenti è macchinoso: è difficile per tutti diventare Rohmer o Max Ophuls." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 8 novembre 2003)

"'Le divorce' è messo in scena come un fotoromanzo appena un po' sofisticato, farcito di pubblicità (neanche troppo) occulta. Frattanto Ivory tende a scambiare sistematicamente la raffinatezza con gli stereotipi alla moda e insiste più sul banale repertorio folkloristico associato ai francesi. Il tutto senza prendere il minimo distacco ironico; e così che lo spettatore si disinteressa alla svelta delle artificiose vicende che toccano in sorte alle sorelle Walzer. Solo Naomi Watts ne esce con l'onore delle armi, mentre Kate Hudson offre, da par suo, un saggio recitativo di alta mediocrità." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 8 novembre 2003)

"Titolo francese, ma lingua inglese prevalente nella versione originale di questa mezza pochade che non diverte, di questo mezzo dramma che non commuove. (...) La Parigi di 'Le divorce' sta a quella reale come la Sicilia di 'Divorzio all'italiana' stava a quella reale. Nel ruolo di una romanziera appare una Glenn Close che, a forza di lifting, è davvero Crudelia De Mon. Quanto alla Caron, così bella un giorno, com'è invecchiata male! Neanche Ivory però deve sentirsi bene, se ciò che gli riesce meglio è far pubblicità alla borsa di coccodrillo che Lhermitte regala a ogni amante." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 7 novembre 2003)

"Forse il vero scandalo è che questo polpettone di James Ivory sia passato in concorso a Venezia. Naomi Watts e Kate Hudson, le due protagoniste, tentano di salvare capra e cavoli. Salvano solo i cavoli. Nostri." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 7 novembre 2003)
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