LE COSE CHE NON TI HO MAI DETTO

COSAS QUE NUNCA TE DIJE

SPAGNA, USA - 1996
LE COSE CHE NON TI HO MAI DETTO
In una cittadina degli Usa Ann riceve una telefonata dal suo ragazzo,che si trova in Europa, che le dice che intende lasciarla. Sentendosi sola, decide di chiamare un'amica ma sbaglia numero e si trova a conversare con Don, un operatore di "Telefono amico". I due giovani si incontrano e fanno l'amore. Tempo dopo Ann riceve una telefonata: è il suo ragazzo che ha cambiato idea e vuole tornare con lei. Ann dice di sì, ma poi fugge dal paese. Anche Don si trasferisce. I due si rivedono mesi dopo e parlano di quanto è accaduto.
  • Altri titoli:
    THINGS I NEVER TOLD YOU
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: NORMALE A COLORI
  • Produzione: EDDIE SAETA, CARBO' FILMS
  • Distribuzione: MEDUSA FILM (1997) - MEDUSA VIDEO

NOTE

REVISIONE MINISTERO APRILE 1997

CRITICA

"L'amore, con la sua fragilità ma anche con la sua imprevedibilità e la paura di avventurarsi nei suoi labirinti oscuri, è il tema di questa curiosa commedia imperniata sulla difficoltà di comunicare, di rivelarsi e di aprire il proprio cuore temendo l'effetto boomerang che potrebbe derivare dal manifestare i propri sentimenti. Anche, e soprattutto, da parte di persone che hanno un disperato bisogno d'amore. Film con qualche caduta di tono e al quale andrebbe smussato qualche angolo, ma comunque originale, vivace, dotato di quell'immediatezza che gli conferisce il fascino della spontaneità". (Enzo Natta, 'Famiglia Cristiana', 13 agosto 1997).

"L'idea, non nuova, della Coixet, era quella di comporre piccoli quadri di ordinaria infelicità sullo sfondo dell'alienata provincia americana: ma servite da dialoghi insipidi e giocate senza sufficiente controllo sui diversi registri drammatico/romantico/sofisticato/comico, le singole linee narrative rimangono frammentarie e non riescono a ingenerare interesse. Anche gli attori sono penalizzati da un andamento incerto: il migliore è Mc Carthy". (Alessandra Levatesi, 'La Stampa', 22 giugno 1997).

"Isabel usa i modi della rappresentazione 'povera' - i titoli di testa scritti a macchina - ma d'autore la presentazione dei personaggi, i fotogrammi in nero - per raccontarci una parabola sulla solitudine che, malgrado il finale aperto, non concede molto spazio alla speranza. Del resto Don, in un momento di depressione acuta, non recita forse 'si versano più lacrime per i desideri realizzati che per quelli irrealizzati'? Tra i giovani protagonisti, si aggira per questo mondo di sentimenti senza via d'uscita anche un ospite di riguardo: il veterano Seymour Cassel, l'attore di John Cassavetes che gli 'indipendenti' hanno adottato come un amuleto". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 14 giugno 1997).
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