Le conseguenze dell'amore

ITALIA - 2003
Le conseguenze dell'amore
Un uomo misterioso, Titta Di Girolamo, vive da otto anni in un albergo di un'anonima cittadina della Svizzera italiana. E' un uomo distinto e ben vestito, apparentemente privo di sentimenti, la cui vita si svolge tra la hall e il bar dell'albergo in attesa che accada qualcosa...
  • Altri titoli:
    Les consequences de l'amour
    The Consequences of Love
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: CINEMASCOPE
  • Produzione: DOMENICO PROCACCI, NICOLA GIULIANO, FRANCESCA CIMA E ANGELO CURTI PER FANDANGO E INDIGO FILM, IN COLLABORAZIONE CON MEDUSA
  • Distribuzione: MEDUSA (2004) - DVD: WARNER HOME VIDEO (2013)
  • Data uscita 24 Settembre 2004

TRAILER

RECENSIONE

di Davide Turrini
Primo ed unico film italiano in concorso a Cannes, Le conseguenze dell'amore di Paolo Sorrentino non delude le aspettative, almeno per quelli che già avevano apprezzato il regista napoletano all'opera ne L'uomo in più (in concorso a Venezia in "Cinema del Presente"). Se ieri nella sezione di "Un Certain Regard", il ridicolo film di Lea Fazier (Benvenuti in Svizzera) ci aveva regalato un contesto elvetico altamente imbarazzante, Sorrentino da buon cinefilo che ama Kieslowski e che adora scrivere fino all'ultima virgola tutti i suoi script, si addentra in una stanza di un lussuoso albergo di una imprecisata località svizzero-italiana, dove da otto anni è nascosto(?) Titta Di Girolamo, misterioso ed elegante uomo che possiamo solo dire (il film uscirà a settembre in Italia) maneggia con cura valigie piene di dollari e si rifugia in un inespugnabile silenzio. Sarà una bellissima ragazza a fargli mutare, irreparabilmente, la direzione della vita. Con una prima mezz'ora che spiazza, quasi ricordando il dialogare di alcuni film di Resnais e gli scarti legnosi della macchina da presa di Buñuel, Sorrentino insinua il dubbio, distilla rare certezze sul passato dei personaggi e continua a tessere, incessantemente, la tela che dopo un'ora lascia incollati allo schermo. Perché Sorrentino sa mescolare la classica richiesta dello spettatore del "come andrà a finire" ad una ricerca di linguaggio cinematografico che a forza di ricercargli padrini (e questo è forse un errore di chi fa critica) si finisce per non trovarne nessuno se non l'autore stesso. Così la mafia de Le conseguenze dell'amore diventa una seriosa burla e la caduta libera del protagonista una strana e machissima dialettica sull'integrità di valori amicali. Tutta farina del sacco di Sorrentino, di una cifra stilistica da cineasta già maturo, che ama parlare poco cercando di districarsi dalle eccessive richieste di spiegazioni sul suo film: "Ho l'impressione di aver svelato pochi particolari della storia nel film, in termini narrativi non amo lasciar domande senza risposte e non voglio passare per uno che non sa spiegare quello che mostra - dice il regista - tra l'altro ho avuto anche molta difficoltà a trovare il titolo". Infine, un plauso a Toni Servillo, oramai feticcio sorrentiniano, e all'affascinante Olivia Magnani (nipote di Anna) sguardo magnetico e presenza conturbante, che si trascina dietro i riflessi di uno specchio i languidi sguardi di Servillo e del pubblico tutto.

NOTE

- UNICO FILM ITALIANO PRESENTATO IN CONCORSO AL 57MO FESTIVAL DI CANNES (2004).

- RIPRESE EFFETTUATE A NAPOLI IN UN HOTEL PRESSO LA STAZIONE, A CASERTA IN UN CEMENTIFICIO, IN UNA CAVA E IN UN PARCHEGGIO SOTTO LA REGGIA, A TREVISO E IN SVIZZERA.

- NASTRO D'ARGENTO 2005 A TONI SERVILLO COME MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA, A RAFFAELE PISU COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA, PER IL MIGLIOR SOGGETTO (PAOLO SORRENTINO), PER LA MIGLIORE FOTOGRAFIA (LUCA BIGAZZI).

- DAVID DI DONATELLO 2005 PER MIGLIOR FILM, MIGLIOR REGIA, MIGLIOR SCENEGGIATURA, MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (TONI SERVILLO) E MIGLIOR DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA. IL FILM ERA STATO CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR PRODUTTORE (DOMENICO PROCACCI E NICOLA GIULIANO), MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA (RAFFAELE PISU), MIGLIOR MUSICISTA, MIGLIOR MONTATORE E MIGLIOR FONICO DI PRESA DIRETTA (DAGHI RONDANINI E EMANUELE CECERE).

CRITICA

"Unico film italiano in concorso a Cannes, 'Le conseguenze dell'amore' conferma le qualità di Paolo Sorrentino scoperte con il notevolissimo 'L'uomo in più'. Una capacità davvero fuori del comune nel modellare personaggi, caratteri, destini. Il gusto del paradosso e della scrittura, un gusto così spiccato che rischia quasi di prendergli la mano. L'arte di concentrare un paese, un'epoca, una temperatura morale, in un pugno di ambienti e di personaggi. Stavolta però sullo schermo non scorrono due vite parallele, ma un'esistenza bloccata che grazie a un incontro potrebbe riaprirsi, scorrere, spezzare il circolo vizioso in cui è rinchiusa." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 14 maggio 2004)

"Retorica e incidente a parte, la morale lo porterà alla rovina: il dubbio non è previsto dall' onorata società. Dopo 'Un uomo in più', Sorrentino firma con 'Le conseguenze dell'amore' (rovinose) un secondo film originale, un noir con dentro una voglia di moralità oggi rara, la storia di un uomo in meno, in preda a una crisi esistenziale che mette in forse una vita sbagliata. Il regista ha uno stile magistrale e finché il racconto si nutre di silenzi, atmosfere e sguardi, al rallentatore psicologico, funziona benissimo, ma s'inceppa nell'ultima parte d'azione. Con la Magnani jr., Pisu, la Goodwin, funzionali, Toni Servillo è semplicemente grande: senza fare una mossa esprime di tutto e di più, è davvero un'anima in pena." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 25 settembre 2004)

"Snobbato dalla giuria di Cannes malgrado la regia sapientemente stilizzata e la prova maiuscola di Toni Servillo, 'Le conseguenze dell'amore' conferma le qualità di Paolo Sorrentino scoperte nel notevole 'L'uomo in più'. Il dono di modellare personaggi, caratteri, destini. Il gusto dei dettagli e della scrittura, un gusto così spiccato che rischia quasi di prendergli la mano. L'arte di concentrare un paese, un'epoca, un clima morale, in un pugno di ambienti e di personaggi. Stavolta però sullo schermo non scorrono due vite parallele ma un'esistenza bloccata che grazie a un incontro potrebbe riaprirsi, scorrere, spezzare il circolo vizioso in cui è rinchiusa. (...) Stranamente però, quando Sofia incrocia finalmente la sua vita, Sorrentino la liquida in poche scene per avviare Titta/Servillo verso un impossibile quanto obbligato riscatto esistenziale. Finendo col disperdere in parte la tensione e il mistero accumulati, e lasciando Sofia appena abbozzata, un'ombra più che un vero personaggio. O forse una funzione: il reagente che innesca la trasformazione di Titta avviandolo verso un rocambolesco epilogo tutto spiegato e mostrato, a differenza del resto del film che è mentale, allusivo. E tanto più inquietante quanto più la mafia resta invisibile. Come si addice a una metafora." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 24 settembre 2004)

"'Le conseguenze dell'amore', opera seconda di Paolo Sorrentino, è congegnato come un thrilling dell'anima i cui scarti schizoidi sono posti al servizio di un penetrante spirito d'osservazione e di una concezione del mondo nichilistica e feroce. Il giovane napoletano non ammicca a una scuola, né trascrive in bella copia il manuale dell'autore; assomiglia, piuttosto, a un sensitivo, un illusionista, un fuoriclasse un po' alla Cassano, innamorato delle soluzioni impossibili, obbediente solo al talento e totalmente dedito al genio e alla sregolatezza delle sue visioni. Il film si modella su un gigantesco Toni Servillo, non solo protagonista assoluto, ma anche padrone e custode di un pathos che travalica la trama e si riflette nei meandri della condizione umana. (...) Un film a lungo rarefatto e infine rocambolesco, non facile eppure avvincente per chi accetti di specchiarsi nello stile quasi in vitro di Sorrentino (e dell'eccezionale montatore Giogiò Franchini): prospettive rovesciate, carrellate sinuose, stacchi imperiosi, il lavoro sofisticato sul sonoro, l'imprevedibile allentarsi e accelerarsi dell'azione, l'understatement ironico che si fa strada tra i dialoghi sul filo del paradosso oppure in bilico tra surrealtà limpida e iperrealtà oscura. In mezzo ai boss e ai killer mafiosi che, nella loro greve e plateale goffaggine, sembrano usciti da un fumetto alla Tarantino, Servillo procede con un'intensità impressionante ed è difficile stabilire se mettano maggiormente i brividi la sua stoica accettazione del crimine o i tic che gli sfigurano fulminei l'espressione." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 25 settembre 2004)

"Un film originale, che perde tensione solo nel finale action, pieno delle doti di Sorrentino, autore con una voglia di moralità rara, baciato dal successo dei 5 David di Donatello. Uscito di nuovo nelle sale, non perdetelo, rivela uno stile semplice e magistrale, una coerenza espressiva composta di silenzi e di sguardi in un rallentatore psicologico che la prova superba del grande Toni Servillo rende indimenticabile." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 7 maggio 2005)

"Quello di Paolo Sorrentino è un film sussurrato, borbottato, sconsigliabile ai duri d'orecchio. Anche i colpi di pistola risuonano ovattati. Dopo la remota stagione del teatro del silenzio, siamo arrivati al cinema del silenziatore? Il tutto induce ammirazione e rispetto per la rigorosa tenuta di gara del promettente regista, ma la nostra partecipazione al dramma del protagonista è scarsa. È arduo seguire un racconto intessuto di pause, tempi morti, primi piani del protagonista con calo della palpebra con il rischio che gli succeda come a Mastroianni. (...) C'è da chiedersi quante possibilità ha questo giovane film italiano di uscire da Cannes con un premio. Viene perfino il sospetto che sia stato preferito ad altri perché meno competitivo, visto che per esempio Penelope Cruz ('Non ti muovere') avrebbe posto una forte candidatura come migliore attrice. Sta comunque di fatto che 'Le conseguenze dell'amore' si presenterà in giudizio senza l'avvocato perché il Festival non ha messo neanche un italiano fra i nove membri della giuria. Per rispondere alla discriminazione, l'unica mossa seria sarebbe depennare i francesi dalla giuria di Venezia." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 14 maggio 2004)
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