Le avventure di Tintin - Il segreto dell'Unicorno

The Adventures of Tintin: The Secret of the Unicorn

NUOVA ZELANDA, USA, BELGIO - 2011
4/5
Le avventure di Tintin - Il segreto dell'Unicorno
Il giovane e intrepido reporter Tintin è alle prese con un enigma vecchio di secoli che ha attirato l'interesse di Ivan Ivanovitch Sakharine, un diabolico cattivo convinto di poter mettere le mani su un tesoro inestimabile, appartenuto a Sir Francis Haddock, antenato di Capitano Haddock. Tintin, con l'aiuto dell'inseparabile cagnolino Milù, dello stesso Capitano Haddock e dei due Detective pasticcioni Dupont & Dupont, vivrà mirabolanti avventure per risolvere il mistero dell'Unicorno, una nave da tempo scomparsa che nasconde il tesoro segreto ed è la chiave di un'antica maledizione...
  • Altri titoli:
    Tim und Struppi - Das Geheimnis der 'Einhorn'
  • Durata: 107'
  • Colore: C
  • Genere: ANIMAZIONE, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: CANON 5D H4.1 / PANAVISION - 3D
  • Tratto da: fumetti "Le avventure di Tintin. Il segreto del liocorno" e "Le avventure di Tintin. Il tesoro di Rakam il Rosso" di Hergé (ed. Rizzoli Lizard)
  • Produzione: STEVEN SPIELBERG, PETER JACKSON, KATHLEEN KENNEDY, CAROLYNNE CUNNINGHAM, JASON D. MCGATLIN PER AMBLIN ENTERTAINMENT, DREAMWORKS SKG, HERGE STUDIOS, THE KENNEDY/MARSHALL COMPANY, WINGNUT FILMS
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA, DVD, BLU-RAY E BLU-RAY 3D: SONY PICTURES HOME ENTERTAINMENT (2012)
  • Data uscita 28 Ottobre 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Marina Sanna
Le avventure di Tintin - Il segreto dell'Unicorno ha una lunga genesi alle spalle, iniziata ben trent'anni fa. Il colpo di fulmine tra Steven Spielberg e il piccolo reporter nato dalla penna del belga Hergé risale al 1981, quando a Parigi per la promozione de I predatori dell'Arca perduta, un critico accosta l'archeologo Harrison Ford al giornalista-detective dei fumetti. Spielberg compra immediatamente gli album di Tintin e la sera stessa, nella sua stanza d'albergo, incomincia a leggere. Passeranno due anni prima che Spielberg e Hergé fissino un appuntamento, che non avrà mai luogo, perché lo scrittore muore improvvisamente, non senza aver ribadito la sua fiducia assoluta nel talento di Spielberg.
In mezzo succedono tante cose ma Spielberg non smette di pensare al ragazzino dal ciuffo rosso: in comune con Indiana Jones ha il gusto per il rischio e la vocazione a mettersi nei guai. E se al contrario di Jones è apparentemente misogino (nel mondo di Tintin non ci sono donne, una cantante d'opera, l'Usignolo milanese, fa capolino ed è una caricatura), come Indiana insegue i cattivi e risolve indovinelli. Girato in motion capture, con attori in carne e ossa che “animano” personaggi veri e propri (dalla parte dei buoni Andy Serkis e Jamie Bell mentre Daniel Craig è cattivo da far paura) e altri digitali indimenticabili (il delizioso cagnetto Milù) è una meraviglia continua, partorita dalla mente di un abile fanciullo, lo stesso che da decenni ci racconta le favole più belle. Duelli spettacolari (agli effetti speciali c'è Peter Jackson), atmosfere noir anni '40, discese mozzafiato e autocitazioni (quella dello Squalo è davvero divertente): Tintin diventa magicamente tridimensionale senza perdere le caratteristiche dell'originale.

NOTE

- PRIMO EPISODIO DELLA TRILOGIA PRODOTTA DA STEVEN SPIELBERG E PETER JACKSON.

- FUORI CONCORSO ALLA VI EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2011) NELLA SEZIONE 'ALICE NELLA CITTÀ'.

- GOLDEN GLOBE 2012 COME MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2012 PER LA MIGLIOR COLONNA SONORA.

CRITICA

"No, Tintin non è il 'nuovo' 'Indiana Jones', nonostante le citazioni e gli sforzi che Spielberg (regista) e Jackson (produttore) hanno profuso. Non ha la stessa capacità di coinvolgere, di 'trascinare' lo spettatore dentro la storia, senza aggiungere che in quanto a simpatia l'eroe di Hergé è (per chi scrive) lontanissimo da quello creato nel 1981 da Kauffman e Lucas. Per una ragione, soprattutto: perché è una specie di contraddizione in termini cercare di identificarsi (e appassionarsi) a un 'cartone animato', per quanto tecnologico, tridimensionale e motion capture. Ci sarà sempre tra lo spettatore e lo schermo una specie di insormontabile frattura, fatta di freddezza e diffidenza, che impedisce (che a me ha impedito) di 'sospendere l'irrealtà' e trasportarmi davvero dentro il film. Con Indiana Jones succedeva e ci si appassionava, schierandosi con lui contro i cattivi di turno, con Tintin non succede e ci si ferma all'ammirazione per i progressi tecnologici che sta facendo l'animazione digitale. Senza dimenticare che quando l'azione ingrana davvero, ormai è passata ben più di una metà del film, dopo un inizio troppo macchinoso e 'didascalico' nel suo bisogno di illustrare i personaggi."(Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 28 ottobre 2011)

"E allora, Tintin alla conquista dell'America, o l'America alla conquista di Tintin? La seconda che abbiamo detto. Fin dalle prime immagini del film, presentato ieri in anteprima a Roma, il marchio di Steven Spielberg si sovrappone implacabile a quello morbido di Hergé, il padre belga di questo fumetto popolarissimo in Europa ma noto solo agli appassionati negli Usa. Missione compiuta insomma: il reporter col ciuffo e i calzoni da golf è diventato un eroe all'americana. Il giovane giornalista ingenuo che attraversava il Novecento accompagnato dal capitano Haddock e dal fedele cagnetto Milou è diventato un duro che sguaina la pistola. E se nuota fra le onde dell'Atlantico diretto verso un idrovolante, il suo ciuffo spunta dai flutti come la pinna di uno squalo! Autocitazione con cui Spielberg si prende in giro, ma mette anche una firma definitiva sul personaggio. Naturalmente dietro questo smaccato restyling c'è una precisa esigenza commerciale. Co-prodotto con Peter Jackson, 'Tintin e il segreto dell'unicorno' è costato la bellezza di 135 milioni di dollari. Se esce in questi giorni in tutta Europa, e solo a dicembre negli Usa, è perché i produttori non sono certi che gli americani faranno di uno sbarbatello indifferente al gentil sesso (dal 1929 Tintin ha venduto 220 milioni di albi nel mondo, dei quali ben 120 in Francia e appena 4 negli Usa). Di qui la cura Indiana Jones, personaggio che del resto è all'origine del progetto. Quando uscì 'I predatori dell'Arca perduta' infatti diversi critici europei scrissero che Spielberg aveva copiato Tintin. (...) Come spesso accade con i film tratti dai fumetti, il movimento, per giunta esaltato dal 3D, non si sposa al fascino 'vintage' di queste avventure. Ed è vero che il Tintin di Spielberg perde in umorismo e in personalità, o meglio si allinea alle sfrenatezze e al gigantismo oggi dominanti (non a caso il cattivo del film somiglia proprio al regista). Ma se il protagonista è insipido, il fido fox terrier Milou, ribattezzato Snowy, e l'impagabile Haddock, incorreggibile ubriacone, fanno meraviglie. Chi esige la fedeltà farà bene a rileggersi tutti gli albi di Tintin appena ristampati da Rizzoli/ Lizard (dove fra l'altro la cantante lirica Castafiore non ha le braccia ridicolmente magre del film, e soprattutto non canta bene). Ma il pubblico globalizzato resterà incantato di fronte a questa sarabanda di invenzioni che celebra gli incredibili poteri metamorfici del cinema ibrido e ingordo di questi anni." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 28 ottobre 2011)

"Tintin è il celebre personaggio dei fumetti inventato dall'illustratore belga Hergé, all'anagrafe Georges Prosper Remi. Per lui è stato coniato il termine 'letteratura disegnata'. Ed è proprio con un omaggio a Hergé che inizia il film di Spielberg. L'illustratore è un ritrattista ambulante, in una piazza, che fa il disegno di Tintin. Ed è il suo Tintin, quello dei fumetti che l'hanno reso famoso con gli occhi a palletta e il ciuffo all'in su. Ma quando la macchina gira e inquadra il 'vero' Tintin, il protagonista del film, è un ragazzo, vero, così come sono realistici tutti i personaggi e le scenografie. Altro che disegnini! Le immagini realizzate da Spielberg con il sistema motion capture, cioè 'rubando' i movimenti e le espressioni ad un attore vero, e in più in 3d, sono talmente realistiche che, francamente, in alcune scene sembrano proprio vere. (...) L'aderenza al fumetto farà certamente piacere ai cultori del personaggio, ma è un merito di Spielberg soprattutto perché ha contribuito a realizzare un grande divertimento per tutta la famiglia. Nonostante la 'muscolarità' del giovanotto, che non si tira indietro anche se c'è da fare a pistolettate con i cattivi di turno, il 'Tintin' cinematografico è e resta un cartone (molto raffinato) per bambini. Tutto sommato il vecchio Steven non ha fatto qualcosa di veramente originale: Tintin è un Indiana Jones trasportato nel mondo dei cartoni animati. Come il personaggio cinematografico impersonato da Harrison Ford, Tintin ha il suo abbigliamento: un maglioncino (un po' striminzito) e i pantaloni alla zuava." (Antonio Angeli, 'Il Tempo', 28 ottobre 2011)

"'Le avventure di Tintin - II segreto dell'Unicorno', presentato ieri in anteprima nella sezione Alice (e nei cinema da oggi), hanno entusiasmato la sala con un puro Spielberg in 3D. All'insegna della nostalgia, però, visto che il film animato è tratto dal fumetto belga di Hergé. Notevoli le morbidezze grafiche del giovane Tintin e del suo fedele cagnolino Milù, che viaggiano per il mondo, cercando di superare in astuzia i nemici." ('Il Giornale', 28 ottobre 2011)

"'Le avventure di Tintin' firmate dal premio Oscar Steven Spielberg non hanno sbancato i botteghini italiani. Nonostante il battage pubblicitario, la vetrina al Festival internazionale del film di Roma e, soprattutto, la fama del regista, le avventure del giovane reporter nato dalla matita del belga Hergé non hanno fatto colpo sugli spettatori. Peccato, ma c'era da aspettarselo e Spielberg era consapevole della sfida. Tintin non è un personaggio noto al pubblico di oggi, e non solo in Italia. E anche tra gli adulti, i ragazzi di qualche decennio fa, non era tra i più in voga. Tuttavia aveva un seguito di appassionati. E sono loro, crediamo, quello zoccolo duro - grazie anche figli al seguito, perplessi all'inizio - che ha comunque garantito un onorevole piazzamento al cinebox, sia pure con notevole istacco dalle insignificanti moderne commediole all'italiana che tanto vanno di moda. Se parliamo degli appassionati, che questo Tintin piaccia o meno è questione di gusti. E non ci riferiamo solo al tocco tutto particolare dato al personaggio dalla computer grafica e dal 3D, peraltro ai vertici quanto a esperienza visiva. Il dibattito verte semmai sulla fedeltà al tratto stilistico di Hergé, con la sua elegante essenzialità, perché è qui che si gioca la partita con i puristi: la sofisticata resa delle più moderne tecnologie rende giustizia della genialità del disegnatore belga? Solo in parte. Perché, pur nel loro massimo splendore, gli ultimi ritrovati non riescono a restituire pienamente l'emozione di quel disegno lineare, pulito, senza fronzoli. Che tuttavia si ritrova nella raffinatissima animazione che accompagna i titoli di testa: un vero gioiello. La differenza sta quindi tutta in quei 140 milioni di dollari - tanto è costato il film di Spielberg, coprodotto da Peter Jackson, quello de 'Il signore degli anelli' - che sono il segno concreto del mutare dei tempi. E dei gusti, che si sono molto evoluti e pretendono una certa dose di tecnologia soprattutto quando si tratta di avventura. E ciò spiega anche l'altro punto «critico», ovvero la resa stessa del carattere del giovane protagonista. Per chi ha amato le storie a fumetti, nonché la loro più fedele trasposizione nei più classici cartoni animati, non può non apparire fin troppo evidente l'intento del regista di avvicinarlo - in particolare in una scena fatta di vorticosi inseguimenti - al suo fortunato Indiana Jones, archeologo non solo cervello, ma anche muscoli e adrenalina. Operazione ritenuta necessaria per rendere Tintin, decisamente buffo con i pantaloni alla zuava e il ciuffo all'insù, più moderno e appetibile per un pubblico di neofiti, soprattutto americani; giovani, ma non solo, assetati di azione e di eroi sempre pronti a menar le mani e a rischiare l'incolumità pur di portare a termine la missione. Ci sarebbe poi da osservare che alla fin fine il vero protagonista del film, se non altro per carisma, sembra essere il burbero e quasi sempre ubriaco capitan Haddock, vecchio lupo di mare, che con la sua esuberanza più di una volta sottrae la scena al giovane reporter immaginato da Hergé sì temerario, ma molto meno spericolato rispetto ai canoni attuali. Anche questo si spiega con la necessità di rendere il tutto più vicino ai gusti odierni. In ogni caso, puristi o meno, non si può non rimanere colpiti dalla resa complessiva della storia. Spielberg è un maestro di cinema e siamo di fronte a un film vero - del resto dietro i pupazzi si celano attori reali - che, crediamo, non sarebbe dispiaciuto a Hergé. Ma il merito maggiore del regista è il coraggio mostrato nell'aver osato riproporre un personaggio che sa di antico e in parte dimenticato, le cui storie hanno però l'inconfondibile sapore delle avventure senza tempo. E per questo sempre affascinanti, avvincenti e attuali. Di sicuro lo hanno apprezzato, almeno così è parso, i ragazzini in sala, subito catturati da questo sconosciuto eroe dalla faccia pulita, lo sguardo limpido e l'animo nobile venuto dal passato. Che già attendono, magari con un pizzico d'impazienza, gli annunciati prossimi due episodi. E che cominciano ad appassionarsi alle sue storie, tornate a far capolino nelle vetrine delle librerie." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 7/8 novembre 2011)
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