Le amiche

ITALIA - 1955
Clelia, una ragazza di origini modeste che dirige una casa di mode a Roma, viene inviata a Torino con l'incarico di aprire una filiale. Nell'albergo dov'è scesa, una ragazza di famiglia agiata, Rosetta, tenta di avvelenarsi in una stanza vicina ma viene salvata e si scopre che la causa del disperato tentativo è stato un amore infelice: si è innamorata di Lorenzo, un pittore, marito di Nene, apprezzata ceramista. Il drammatico episodio offre a Clelia l'occasione di conoscere, oltre a Rosetta, Momina, che è sposata ma separata dal marito, e anche Nene. Rosetta, ormai ristabilita, rivede Lorenzo e gli rivela il suo amore. Nene, venuta a conoscenza della relazione tra il marito e la ragazza, decide di lasciare libero Lorenzo e di partire per New York, dov'è stata invitata ad allestire una mostra personale delle sue opere. Ma quando Rosetta lo mette al corrente della decisione di sua moglie, Lorenzo si mostra molto contrariato perchè non tollera di essere abbandonato. Fa capire a Rosetta che tra loro tutto è finito e lei, disperata, va a gettarsi nel Po. Clelia si arrabbia con Momina, per i frivoli e cinici consigli che ha dato a Rosetta e la ritiene responsabile della sua fine. La scenata avviene nel salone della casa di mode e costa a Clelia il posto di lavoro. Nel frattempo Lorenzo e Nene si sono riconciliati. Clelia decide di rimanere a Torino, dove l'amore di Carlo, un assistente edile, le promette un avvenire modesto e sicuro ma quando la proprietaria della casa le offre un posto a Roma, accetta rinunciando per sempre all'amore di Carlo.

CAST

NOTE

- LEONE D'ARGENTO PER IL MIGLIOR FILM EX AEQUO ALLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA 1955, NASTRO D'ARGENTO PER LA REGIA, PER LA FOTOGRAFIA (GIANNI DI VENANZO) E PER LA MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA (VALENTINA CORTESE). GROLLA D'ORO 1956 PER IL MIGLIOR FILM E STELLA D'ORO 1958 AMICI DEL CINEMA ITALIANO A BUENOS AIRES A VALENTINA CORTESE

CRITICA

"Forse l'opera migliore del primo Antonioni, da un racconto di Cesare Pavese. Delle cinque attrici la più brava è la Cortese, ma la più bella è Yvonne Furneaux (la cattiva della situazione), all'epoca ancora sconosciuta". (Giorgio Cabona, 'Libero', 3 dicembre 2000)

"Bellissima galleria di donne in amore tratta da Cesare Pavese e dipinta da Michelangelo Antonioni prima maniera, quando il Maestro non era stato ancora colto dall'irreversibile sindrome dell'incomunicabilità. Un ritratto amaro della buona borghesia, afflitta da cinismo e fame di carriera, che riunisce un gruppo di attrici sorprendentemente brave e molto, ma molto antipatiche". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 3 dicembre 2000)

"Discutibile come analisi moralistica, il film si distingue almeno come opera di regia. Antonioni vi ha raggiunto ormai un'assoluta padronanza del mezzo scenico, una rara e felicissima fluidità nel muovere azioni e personaggi. Il modo in cui riesce a contrappuntare cerrti episodi d'insieme, per esempio la gente in Riviera, prova che il regista è fatto." (Filippo Sacchi, "Al cinema col lapis", 1958, Mondadori.)
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