Le acrobate

ITALIA - 1997
Le acrobate
Un dentino spedito in una lettera fa incontrare due donne che non si conoscevano e che vivono in due città diverse, una a Treviso, l'altra a Taranto. Da Treviso, Elena che lavora in una fabbrica di cosmetici arriva a Taranto per cercare di chiarire i misteri che circondano la morte di Anita, un'anziana signora che lei aveva accudito per un certo periodo, dopo averla investita una notte con la sua automobile. Qui entra in contatto con Maria, un'amica di Anita, che è commessa in un supermercato, è sposata ed ha una figlia piccola. Dopo alcuni approcci improntati a diffidenza e incertezza, le due donne si separano, anche perché tra Maria e Anita, in realtà, non c'è alcun legame. Ma un giorno Maria scrive ad Elena, ed Elena risponde invitando l'altra a Treviso. Qui, come legate da un filo magico, le due donne cominciano a conoscersi meglio, finché, spinte dall'insistenza della piccola Teresa, capiscono di avere entrambe una grande voglia di interrompere la solita routine e decidono di partire per le montagne. Arrivano sul monte Bianco, dove Teresa può finalmente nascondere sotto la neve il dentino di cui era rientrata in possesso.
  • Altri titoli:
    The Acrobat
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: NORMALE
  • Produzione: ARAN SRL, VEGA FILM IN COLLABORAZIONE CON MEGASET - SSR/TSI (TELEVISIONE SVIZZERA ITALIANA)
  • Distribuzione: MIKADO - MONDADORI VIDEO - DVD: DOLMEN HOME VIDEO (2009)

NOTE

- REVISIONE MINISTERO APRILE 1997.

CRITICA

"Più che in passato, Soldini sembra cercare un linguaggio cinematograficamente semplice: nessun virtuosismo tecnico-espressivo, una fotografia (di Luca Bigazzi) bella ed essenziale, un'impaginazione che procede per blocchi, senza forzare i parallelismi della vicenda, una colonna sonora (di Giovanni Venosta) che contrappunta con discrezione. E se talvolta certe soluzioni di sceneggiatura risultano un po' troppo di testa (c'era proprio bisogno di fare di Anita una drop-out slava, così 'altra'?), una sensibilità pudica scalda progressivamente l'amicizia tra le due 'acrobate', suggerendone debolezze e sintonie. Chiaro che un film del genere aveva bisogno di due interpreti di intensa espressività: Soldini le ha trovate in Licia Maglietta, dolente e trattenuta nella sua gestualità borghese, e in Valeria Golino, mai così palpitante e attendibile nei panni della proletaria pugliese. E poi dicono che non ci sono le attrici: basterebbe non chiamare sempre le stesse!" (Michele Anselmi, 'L'Unità', 20 aprile 1997)

"La storia, a raccontarla, sembrerà un pochino improbabile. Lo stesso Soldini, presentando 'Le acrobate', ha parlato di 'disordine'; disordine rispettabilissimo se ha consentito al regista di disegnare, con la collaborazione efficacissima di Licia Maglietta e della Golino, due straordinari ritratti di donna. E, aiutato dal bravo direttore della fotografia Luca Bigazzi, di fare luce e calore a ogni immagine. Come richiede, si sa, il vero cinema." (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 18 aprile 1997)
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