Last Summer

ITALIA - 2014
4/5
Last Summer
Naomi, una giovane giapponese, ha solo quattro giorni per dire addio al figlio di sei anni, di cui ha perso la custodia. Durante il soggiorno a bordo dello yacht della facoltosa famiglia occidentale dell'ex-marito, sorvegliarla a vista dall'equipaggio, Naomi cercherà di ritrovare un legame con il bambino, prima di doversi separare da lui per molti anni.
  • Durata: 94'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: ELDA FERRI, LUIGI MUSINI PER CINEMAUNDICI, JEAN VIGO ITALIA, ESSENTIA CON RAI CINEMA, IN COLLABORAZIONE CON MILENA CANONERO
  • Distribuzione: BOLERO FILM
  • Data uscita 30 Ottobre 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Gianfrancesco Iacono
L'avevamo lasciata nell'attico del suo appartamento, forse riconciliata con se stessa tra le braccia del padre in una Tokyo allucinata, nel toccante finale dell'ambizioso Babel di Iñárritu. Adesso, Rinko Kikuchi è cresciuta, ha un bambino e deve lottare per impedire che la ricca famiglia occidentale dell'ex-marito lo strappi per sempre alle sue mani.
Ambientata tutta all'interno di un yacht di lusso al largo della costa pugliese di Otranto, la vicenda di questo autentico kammerspiel sulle onde segue da vicino Naomi, la giovane donna giapponese che ha solo quattro giorni di tempo per dire addio al figlio piccolo di cui ha perso la custodia. Sorvegliata a vista dall'equipaggio dell'imbarcazione, Naomi/Kikuchi si appresta così a trascorrere l'ultima estate col proprio figlio prima di lasciarlo per lunghi anni.
L'esordio del regista Leonardo Guerra Seràgnoli, italiano trapiantato a Londra, possiede un respiro internazionale ben lontano dagli orizzonti, spesso ristretti in ogni senso, del cinema patrio. Campi lunghi, equilibrio compositivo accuratissimo se non simbolico dell'inquadratura, prolungati silenzi: qualcosa ci richiama al cinema d'autore orientale, a Takeshi Kitano, a Kiyoshi Kurosawa, per certi versi persino a Kim Ki-Duk depurato però di ogni violenza estetizzante. Sarà merito della collaborazione alla sceneggiatura di Banana Yoshimoto, la nipponica scrittrice di culto degli anni novanta?
Di certo, anche il cast tecnico contribuisce con un notevole apporto, dalla fotografia algida e bellissima di Gianfilippo Corticelli al lavoro sul montaggio di Monika Willi, collaboratrice di fiducia del maestro austriaco Michael Haneke. Abbagliata dalla luce del mare del sud, circondata dalla solitudine che la natura, e la ricchezza, da sole sono in grado di offrire, l'essenziale cornice d'immagini del film è imperniata tutta sulla giovane protagonista e c'è da dire che Rinko Kikuchi, senza tema d'errore, ha le spalle larghe a sufficienza da portare il fardello con un'eleganza, e una pregnanza, tutta giapponese.
La (ri)costruzione delicatissima del rapporto madre-figlio è un piccolo capolavoro di messa in scena e di scavo nelle relazioni umane. Notevolissimo esordio per un regista da tenere d'occhio.

NOTE

- REALIZZATO IN COLLABORAZIONE CON PAUL DOUEK, RONY DOUEK; CON IL SOSTEGNO DEL MIBACT; CON IL CREDITO D'IMPOSTA LEGGE 244/2007; IN ASSOCIAZIONE CON: A&G, EMAGINE, AREA, ZENIT S.G.R, MOGAR, MPARTNERS, BNL BNP PARIBAS; CON IL CONTRIBUTO DI APULIA FILM COMMISSION.

- PREMIO AL MIGLIOR SUONO-A.I.T.S. ALLA IX EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2014, SEZIONE 'PROSPETTIVE ITALIA').

- NASTRO D'ARGENTO 2015 A CINEMAUNDICI (LUIGI E OLIVIA MUSINI) COME MIGLIOR PRODUTTORE (ANCHE PER "ANIME NERE" DI FRANCESCO MUNZI E "TORNERANNO I PRATI" DI ERMANNO OLMI).

CRITICA

"(...) il cinema d'autore europeo spesso rincorre formule seducenti ma vuote. Come accade in 'Last Summer', smaltato debutto di Leonardo Guerra Seragnoli, 90 minuti tutti su un enorme e magnifico veliero (disegnato dall'architetto del Macro, Odile Decq) (...). Un gioco a distanza, segreto e impalpabile, fra madre e figlio, che culmina in un bel finale (i costumi, decisivi, sono del premio Oscar Milena Canonero). Ma c'era materia per un corto, non per un vero film." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 18 ottobre 2014)

"(...) un racconto delicato e rarefatto che, più che per accadimenti, si sviluppa attraverso i silenzi, gli sguardi, le sfumature dei gesti di Naomi, che cerca con sommessa disperazione di riconquistare l'amore del figlio, un sentimento che riaffiora quando comincia a parlargli in giapponese delle sue memorie di bambina. Insolito, privo di facili sentimentalismi eppure toccante, il film nasce da una serie di esperienze personali. (...) un film insolito anche per la partecipazione di alcuni grandi talenti che lo rendono un prodotto cosmopolita. La protagonista è Rinko Kikuchi, star del cinema nipponico, nel cast dell'equipaggio ci sono un attore olandese, Yorick van Wageningen, e l'inglese Lucy Griffiths, alla sceneggiatura hanno collaborato la scrittrice Banana Yoshimoto (...) e l'italiano IgorT, illustratore, autore di fumetti e di graphic novel pubblicati in vari paesi, che ha trascorso anni in Giappone. E Milena Canonero non solo ha creato i costumi, ha anche partecipato alla produzione, con la Jean Vigo di Elda Ferri, Luigi Musini e Rai Cinema tra gli altri." (Maria Pia Fusco, 'La Repubblica', 18 ottobre 2014)

"I sentimenti in bilico, sospesi sul bordo dell'istante sono la materia su cui lavorano i romanzi di Banana Yoshimoto, storie di personaggi colti in quei passaggi fondamentali della vita, fosse anche l'attimo prima di un bacio, la sospensione erotica, o la tristezza di un distacco. E questa atmosfera impalpabile è anche quella che permea il film di Leonardo Guerra, (...)esordio che ci svela un talento sensibile e raffinato. La scommessa è alta, narrare cioè la progressione del cuore, il suo movimento invisibile di attesa, speranza, delusione nell'incontro tra una mamma, Naomi, e il suo Nimbo, il piccolo Ken, che la giovane donna giapponese, quasi una Madame Butterfly contemporanea, non rivedrà per molti anni. (...) Il regista, che ha studiato a Londra, lavora con un cast e una troupe internazionali di alto livello - i costumi sono di Milena Canonero e il montaggio di Monika Will, montatrice di Haneke - per un film pieno di delicatezza e di profondità, ma che soprattutto esprime un'idea molto personale di regia. Sono i dettagli che compongono l'inquadratura, quei piccoli gesti e frammenti dell'essere dove però si manifestano con chiarezza disagi e idiosincrasie: un boccone di cibo, un passo trattenuto, uno sguardo che fugge, una lama di luce. Le emozioni si palesano lì, non è quello il luogo delle lacrime e degli abbracci, madre e figlio sono distanti, non si toccano quasi. Ma questa distanza pian piano sembra accorciarsi, la cerimonia (crudele) degli addii sfuma forse un qualcos'altro. È questo spazio vuoto che la regia di Seragnoli utilizza, spostando lì, quasi come in un detour di riflessi, lo scontro invece violento delle emozioni. Ed è l'imbarcazione, magnifica, progettata da Odile Lecq, a accogliere questa proiezione dell'intimità, nella quale progressivamente la presenza della mamma cresce superando gli ostacoli costruiti tra lei e il bimbo fino a un ricongiungimento che sembrava irrealizzabile, e al quale arriviamo infine anche noi spettatori. Quel blocco unico si è diviso in tanti frammenti, a loro volta riflesso di stati d'animo, che si alternano come le onde, seguendo il movimento del vento, l'azzurro del mare, il colore del cielo. L'autore non impone uno sguardo, né uno schema pomposo, il suo stile essenziale entra in quella zona intima del cuore con pudore e delicatezza regalandoci un piacere del cinema raro." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 30 ottobre 2014)

"Toccante dramma, che racconta con grande finezza psicologica una storia, dolorosa e crudele. (...) Stupenda la barca, stupefacente per spontaneità il piccolo Ken Brady." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 30 ottobre 2014)
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