L'arco

Hwal

COREA DEL SUD - 2005
L'arco
Un uomo porta a vivere con sé una bambina di sei anni, sola al mondo. I due trascorrono la loro esistenza a bordo di un peschereccio in mare aperto. Gli unici ospiti sono gli appassionati di pesca a cui l'uomo, di tanto in tanto, affitta l'imbarcazione per qualche giorno. Nel tempo, l'uomo, innamorato della bambina, decide che la sposerà il giorno del suo diciassettesimo compleanno. A rompere l'armonia però arriva uno studente. Tra i due giovani inizia una tenera amicizia e, commosso, il ragazzo decide di liberarla e portarla via dalla sua gabbia dorata che è l'imbarcazione. Ma non ha fatto i conti con l'amore, la gelosia e la testardaggine del vecchio e con l'arco con cui lui la difende dagli assalti e con cui predice il futuro...
  • Altri titoli:
    The Bow
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, SENTIMENTALE
  • Produzione: KIM KI-DUK FILM
  • Distribuzione: MIKADO
  • Data uscita 28 Ottobre 2005

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Fotogramma emotivo: un uomo di sessant’anni e una ragazzina sedicenne su una barca in mezzo al mare. Un dittico segnato da una palese alterità anagrafica, e non solo. Il vecchio si occupa della ragazza, accolta a bordo dieci anni prima, e attende il suo diciassettesimo compleanno per sposarla. La protegge dalle avances moleste dei pescatori che salgono sulla barca e la utilizza per predire il futuro con lo stesso strumento: un arco. Un arco dalle molte declinazioni: la corda si tende per scagliare dardi o emettere note struggenti che si perdono sotto il cielo stellato. Ma questo hortus conclusus sta per essere sconvolto. Da un altro amore. L’amore di un giovane studente intenzionato ad affrancare la ragazza dalla coercizione affettiva del vecchio. Su questo impianto relazionale Kim Ki-duk affastella metafore senza temere l’ingolfamento drammaturgico e deposita immagini estatiche e fragili. Caduche perché in disperata lotta contro il tempo: un tempo che non può essere mistificato dall’uomo, come tenta di fare il vecchio desideroso di sincronizzare il proprio flash-forward emotivo alla calma piatta della scansione temporale. E Kim Ki-duk concede l’onore delle armi (l’arco) a questo titano del cuore. Per farlo, perde in lucidità e sacrifica il consueto procedere per sottrazione. Meno evocativo del solito, ma più empatico. Alla casa vuota sostituisce una barca satura. E sale a bordo.

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO AL 58MO FESTIVAL DI CANNES (2005) NELLA SEZIONE "UN CERTAIN REGARD".

CRITICA

"Bellissima l'idea del nuovo idolo Kim Ki Duk. Siamo ancora fuori dal mondo in un battello-casa in mezzo all'acqua: convivono una fanciulla e un vecchio pescatore, minacciati dai pescatori poi da un giovane rivale. 'L'arco' è strumento d'armonia, difesa e anche d'offesa (sessuale) perché tutto nell'Oriente dell'autore è duplice e ambiguo: primavera, autunno etc. e si torna sempre all'impossibilità di fuggire dal mondo, da noi stessi. Il film è una mina poetica che si sovraccarica nei troppi finali ma con una carica energetica notevole. Inferno, paradiso, ancora inferno..." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 ottobre 2005)

"Kim ki-duk: una vera disperazione per il recensore pigro. C'è poco da adagiarsi sulla 'trama', non si può riassumere la storiella. Perché quasi non c'è. Acclamato come innovatore dal popolo festivaliero, sospettiamo che il nuovo, seminuovo astro coreano sia anche un po' furbacchione: disseminatore di indizi e dubbi, lo fa anche con arte ma anche con gusto malizioso di indurre chi guarda a pensosi quanto sterili interrogativi." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 4 novembre 2005)

"Presentato a Cannes nella sezione 'Un certain regard', 'L'arco' di Kim Ki-duk non è all'altezza degli altri titoli che hanno fatto del regista sudcoreano uno degli autori più interessanti della sua generazione. L'autore de 'L'isola', 'Ferro 3', 'La samaritana' riprende certi temi, certi espedienti narrativi a lui cari, ma stavolta affida la sua riflessione sulla crudeltà più ad elaborazioni concettuali che exploit visivi, ricorre al consueto dosaggio di poesia e violenza ma con minore provocatoria incisività. (...) Il film è concentrato sulla tensione sentimentale e la fiducia che legano l'uomo maturo e la ragazza divisi dall'età, dalle aspirazioni e dalle convenzioni sociali. Il regista si conferma autore di grande personalità, capace di isolare sempre qualche sequenza memorabile." (Alberto Castellano, 'Il Mattino', 5 novembre 2005)
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