Lan Xin Da Ju Yuan

CINA - 2019
4,5/5
Lan Xin Da Ju Yuan
1941. Dopo l'occupazione giapponese, la Cina è diventata un vero e proprio campo di battaglia dell'intelligence sia per gli alleati che per le potenze dell'Asse. In questo contesto, l'iconica attrice Jean Yu fa ritorno a Shanghai, apparentemente per recitare nella commedia "Saturday Fiction", diretta dal suo ex amante. Qual è in realtà il suo vero obiettivo? Forse liberare il suo ex marito? Oppure raccogliere informazioni per le forze alleate? O ancora, lavorare per il padre adottivo? O addirittura sfuggire alla guerra con il suo amante? Mentre tutto va avanti senza controllo, con gli amici sempre più difficili da distinguere dagli agenti sotto copertura, Jean Yu inizia a domandarsi se sia giusto rivelare le notizie ricevute su un imminente attacco di Pearl Harbor...
  • Altri titoli:
    Saturday Fiction
  • Durata: 127'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, STORICO
  • Produzione: MA YINGLI, CHANG JIHONG, LOU YE, DONG PEIWEN, WU YI, ZHANG JIN, HUANG XIN, CHANG JIHONG, LI XINYUE PER QIANYI TIMES, YINGFILMS, BAI AN FILMS, TIANYI MOVIE & TV, ZHUORAN FILMS, UEP, QIANYIYUAN, FANYU MEDIA

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

“Qiu Ju sei tornata”. “Mi spiace, non sono Qiu Ju”. Il cortocircuito tra Storia e finzione è già nei primissimi istanti di Lan Xin Da Ju Yuan (Saturday Fiction), straordinario mélo noir diretto da Lou Ye e in gara alla 76ma Mostra di Venezia.

Gong Li, che proprio a Venezia nel ’92 vinse la Coppa Volpi con La storia di Qiu Ju di Zhang Yimou, è Jean Yu, celebre attrice che all’inizio del dicembre 1941 ritorna a Shanghai. Per quale motivo? Ufficialmente per recitare nella pièce teatrale diretta dal suo ex amante (Saturday Fiction, appunto), sottobanco per liberare il suo ex marito, prigioniero dei giapponesi. Ma anche quella, forse, è una recita?

Il palcoscenico e il dietro le quinte del Teatro Lyceum, i corridoi e le stanze di un hotel di lusso, il bianco e nero che ricorda i più bei noir americani e francesi di un tempo perduto, la pioggia incessante, attori-spie e contro-spie che si mischiano in una Shanghai “isola solitaria” inconsapevoli di quanto, da lì a poco, il mondo sarebbe cambiato per sempre.

Lou Ye mescola abilmente i suoi ricordi di bambino (quando passava le giornate nel dietro le quinte del Teatro Lyceum accompagnando i due genitori che lavoravano lì) con La donna vestita di rugiada, romanzo di Hong King: ne viene fuori un film di un’eleganza misteriosa e commovente, capace di alternare in continuazione i vari piani narrativi creando una fusione costante tra “realtà” e finzione (nella finzione).

La vicenda dell’attrice Jean Yu (suprema Gong Li, diva dolente e tenebrosa) si intreccia ovviamente con gli spezzoni dello spettacolo teatrale dove interpreta Qiu Ju (dichiarato l’omaggio al personaggio del film di Zhang Yimou), anche lì donna misteriosa perennemente in fuga da qualcosa e da qualcuno.

Occupata dai giapponesi, Shanghai in quel periodo era terreno di una guerra di intelligence tra gli Alleati e le potenze dell’Asse: il film di Lou Ye – ambientato nei cinque giorni precedenti l’attacco di Pearl Harbor – si muove sinuoso e fluido lasciandosi intrappolare dalla nostalgica nebbia e dalle oscurità che la fotografia di Zeng Jian rischiara di tanto con qualche flash che prova a catturare il mistero della sua protagonista e di chi le ruota attorno (tra i tanti, anche gli occidentali Pascal Greggory e Tom Wlaschiha).

“Questa è l’ultima volta. È l’ultimo personaggio che interpreto”, dirà ad un certo punto Jean Yu. Recitazione e spionaggio, un falso specchio capace di restituire riflessi sempre differenti e imprevedibili. Fino alla rottura definitiva, prodromo di una virata che conduce alla convulsa e spettacolare resa dei conti conclusiva.

Il gioco e il doppio gioco sfondano la quarta parete, irrompono in scena, il bar del porto si prepara ad accogliere l’ultimo atto di una storia (d’amore) impossibile. Di lì a poco il mondo non sarà più lo stesso. Fumo di Shanghai, riflesso di Cinema.

 

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 76. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2019).
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