Ladykillers

The Ladykillers

USA - 2004
Un gruppo di cinque musicisti in cerca di un posto dove provare la loro musica sacra, trova ospitalità a casa dell'anziana signora Munson. Ma le cose non stanno proprio come sembra: in realtà il prof. Goldthwait Higginson Dorr III e i suoi compagni altri non sono che un gruppo di banditi in procinto di fare il colpo del secolo. Quando la signora Munson scopre la verità e minaccia di chiamare le autorità i cinque gaglioffi decidono di farla fuori...

CAST

NOTE

- REMAKE DELLA COMMEDIA "LA SIGNORA OMICIDI" DIRETTA NEL 1955 DA ALEXANDER MACKENDRICK E SCENEGGIATO DA WILLIAM ROSE.

- E' IL PRIMO FILM LA CUI REGIA E' FIRMATA DA ENTRAMBI I FRATELLI.

- IL MONTAGGIO E' A CURA DEI FRATELLI COEN CHE HANNO FIRMATO CON LO PSEUDONIMO RODERICK JAYNES.

- PRESENTATO IN CONCORSO AL 57MO FESTIVAL DI CANNES (2004).

CRITICA

"'The Ladykillers' è uno di quei film che nel programma di un festival si sottovalutano per varie ragioni. In primo luogo perché si tratta di una commedia e si sa che le commedie vengono prese sul serio solo quando sono assurte al patrimonio dei classici. In secondo luogo perché si tratta del rifacimento americano di una pellicola inglese di 49 anni fa, una fabbrica di risate che è appunto diventata un classico: 'The Ladykillers', popolare in Italia, chissà perché, come 'La signora omicidi', anche se l'anziana protagonista non uccide proprio nessuno. (...) Il bravo Tom dà qui l'impressione di essere tornato l'interprete teatrale che fu agli esordi, prima dei trionfi cinematografici, con la caratterizzazione cesellata e a tratti ironicamente pasteggiata di un presuntuoso e logorroico maestro del crimine capeggiante un quartetto di soliti ignoti. Chi tiene testa ai rapinatori, infilatisi nella cantina di casa sua con il pretesto di fare delle prove musicali, è l'anziana e irresistibile vedova Irma P. Hall, una signora omicidi di colore. Perché l'azione è trasferita nel Mississippi, con musiche e tocchi ambientali di circostanza, ed è sul ponte di Old Man River mentre di notte transita il natante avviato all'isola delle immondizie, che si consuma il fattaccio un cadavere via l'altro. Il tutto nel premiato stile dei Coen, che sanno fondere comicità e grottesco in un risultato di alta classe." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 19 maggio 2004)

"Mettiamola così: se i fratelli Coen si mettono a fare film non da fratelli Coen, saranno ancora i fratelli Coen? Dietro il bisticcio, il problema è serio. Si tratta di concedere o meno a due fra i massimi autori di oggi il diritto di abbassare il tiro sfornando film di pura (ma strepitosa) confezione come 'Prima ti sposo, poi ti rovino' e ora 'Ladykillers', remake della 'Signora Omicidi', celebre commedia della Ealing (1955), con Tom Hanks nel ruolo che fu di Alec Guinness. Ovvero decidere se ai Coen conviene prestare il loro meraviglioso talento alle spompatissime Majors, col rischio di partorire opere un po' ibride; o se invece dovrebbero girare solo film '100 % Coen', destinati però a un pubblico di nicchia. Nel frattempo 'Ladykillers', che ha fatto sbellicare la platea di Cannes, è stato accolto tiepidamente da pubblico e critica in patria. Ed è vero che il film è esilarante ma abbastanza superficiale, un poco slegato, più buffonesco che profondamente comico. Come certi Woody Allen minori, con l'inventiva senza pari dei Coen in più." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 19 maggio 2004)

"Si può arricciare il naso, solo un po' naturalmente, davanti all'ultimo film dei famosi fratelli Joel e Ethan Coen, autori di film memorabili per cinefili (meno per il pubblico), quali 'Barton Fink', che nell'atmosfera entusiasta e vivace del 1991 spinse una giuria particolarmente controcorrente ad assegnargli tre premi, Palma d'oro, migliore regia, e quello di miglior attore al protagonista John Turturro? Certo 'The Ladykilllers' atteso con la solita estatica trepidazione, mette di buon umore, il che nel nero quotidiano di oggi, può essere considerata una meritevole opera di bene. Ma come il precedente 'Prima ti sposo, poi ti rovino' che pure contava su due bellissimi, Gorge Clooney e Catherine Zeta-Jones, è uno di quei film leggeri e leggiadri che si vedono volentieri perché totalmente prevedibili ma di cui non ci si ricorda più nulla un minuto dopo. Non fosse per lo spelacchiato gatto rosso che si aggira per tutto il film con una imperiosa coda ditta che a un certo punto si appropria di un dito umano appena mozzato da un improvvido dinamitardo, si potrebbe provare un sentimento un tempo inconcepibile verso i due geniali autori: l'impazienza." (Natalia Aspesi, 'la Repubblica', 19 maggio 2004)

"Non sparate sui fratelli Coen. Bisogna essere davvero ingenerosi e molto miopi per non vedere che anche in un film d'occasione come 'Ladykillers', remake dell'inglesissimo 'La signora omicidi', gli autori di 'Barton Fink' riversano tesori di inventiva e di personalità. A partire dall'ambientazione, un paesetto del Mississippi, e dal disegno dei personaggi: una banda di dementi che affittano la cantina di una devota matrona di colore fingendosi musicisti, mentre in realtà devono scavare un tunnel per una rapina. Capeggiati da un sublime Tom Hanks con pizzetto e scilinguagnolo professorale, i cinque incapaci sono forgiati in puro stile Coen Bros: un concentrato di idiozia e folle testardaggine, complicato da un assortimento suicida di origini e competenze. C'è lo stratega vietnamita che non parla ma fuma e picchia duro; il rapper nero che invece parla troppo; l'ex-radical bianco anni 60 specialista in esplosivi; e un giocatore di football, il bruto del gruppo, che avrà la sua ultima parola. Solo un divertissement ? Può darsi. Ma accidenti se è divertente." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 giugno 2004)

"'Ladykillers' soffre il confronto con l'archetipo, 'La signora omicidi' di Alexander Mackendrick (1955), con Alec Guinness, Peter Sellers ed Herbert Lom. Tom Hanks perde inevitabilmente, ma quasi degnamente, il paragone con Guinness; anche per colpa della sceneggiatura dei Coen, gli altri lo perdono quasi indegnamente. (...) Nel resto del film non c'è molto da segnalare, salvo il mestiere. Tutto è prevedibile, inclusa l'ironia lessicale su termini come 'nigger' (peggiorativo), 'negro' (antropologico) e 'black' (auto-rivendicativo), nei fitti dialoghi che avvengono nella casa dello Stato del Mississippi. Dopo 'L'uomo che non c'era' i Coen hanno smesso ogni velleità autoriale, ma i grandi Festival continuano ad ospitarli. E loro ormai accettano tutto, incluso dirigere un film di cui avrebbero dovuto - parola di Joel proprio a Cannes - inizialmente solo per scrivere la sceneggiatura. Ricco e famoso più di loro, Hanks potrebbe evitare di mettersi in imprese svantaggiose. Invece, applicando il metodo dello struzzo, non ha nemmeno voluto vedere 'La signora omicidi'." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 11 giugno 2004)



"Ai fratelli Coen tocca il destino dei primi della classe. Indiscussi campioni di categoria nella commedia nera, appena fanno un 'compito' al di sotto del 10 vengono sgridati e ammoniti proprio dai fan più accaniti, subito pronti a sospettare che stiano perdendo la vena. E' accaduto con il penultimo film 'Prima ti sposo, poi ti rovino', e potrebbe ripetersi ora con 'Ladykillers', che se non ha la vena di genialità dell'Uomo che non c'era', resta pur sempre un'operina impeccabile e incontestabilmente griffata dai due fratelli di Minneapolis. (...). Un repertorio musicale eclettico cuce le false esercitazioni di Dorr e compari con i 'gospel' della chiesa frequentata dalla bigotta: tocchi di humour macabro punteggiano l'azione. Hanks, che recita versi di Edgar Allan Poe e affetta modi signorili, monopolizza la scena con la sicurezza dell'istrione." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 11 giugno 2004)

"Fermata disneyana dei geniali fratelli Coen di Minneapolis che firmano per la prima volta in due il loro film più anonimo, il meno sorprendente, coinvolgente, affascinante della loro esemplare carriera. Il fatto è che i celebri autori di 'Fargo' e 'L'uomo che non c'era' hanno tentato prima con la legal comedy con Clooney e la Zeta Jones ed ora con 'Ladykillers' di conquistare un pubblico più largo, che in America non ha risposto all'appello. Tanto che ora Joel ed Ethan si prendono un lungo periodo di ripensamento. (...) Il ritmo è a corrente alternata, alcune volgarità non sono degne dei Coen, i personaggi sono stereotipati anche se Tom Hanks si allarga da maestro e comanda con accento sudista il suo gruppo di soliti ignoti che dovrà vedersela con la bravissima Irma P, Hall. Chiatte sul fiume, gatti col gusto del macabro, rap e gospel a pioggia, humour nero, problemi intestinali e un recital di versi di Poe. Ma alla fine il risultato è solo carino." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 12 giugno 2004)
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