Ladri di cadaveri - Burke & Hare

Burke & Hare

GRAN BRETAGNA - 2010
3/5
Ladri di cadaveri - Burke & Hare
Edimburgo, XIX secolo. Burke e Hare sono due eccentrici assassini che, decisi a racimolare un bel gruzzolo per cambiar vita e aiutare una bella e vivace attrice in cerca finanziamenti per la sua nuova commedia , mettono su un commercio di cadaveri atto a rifornire la facoltà di medicina dell'università locale, in particolare due medici rivali: il dottor Knox e il dottor Monroe, i quali ambiscono entrambi al prestigioso Sigillo Reale e all'allettante premio in denaro che il Re consegnerà a chiunque compierà il maggior progresso nel campo della medicina. Tuttavia, la richiesta di cadaveri si dimostra superiore alle aspettative, il signore del crimine locale, Danny McTavish, inizia a esigere una parte dei loro profitti e la polizia - nella figura dello zelante Capitano della Milizia, McLintoch - inizia a stringere il cerchio intorno ai due bizzarri fornitori...
  • Altri titoli:
    Burke and Hare
  • Durata: 91'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, THRILLER
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: FRAGILE FILMS, EALING STUDIOS
  • Distribuzione: ARCHIBALD ENTERPRISE FILM (2011)
  • Data uscita 25 Febbraio 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
La storia è nota, e non solo in Scozia: Edimburgo, William Burke e William Hare dal novembre 1827 al 31 ottobre dell'anno seguente commisero 17 omicidi per fornire al chirurgo Robert Knox - dietro lauto compenso - cadaveri "freschi" da dissezionare a scopo scientifico, con la complicità della moglie di Hare, Margaret Laird, e l'amante di Burke, Helen McDougal. Per la capitale scozzese, furono quel che per Londra è Jack lo Squartatore, non solo, strozzare fino a provocare la morte, il modus operandi dei due, ha trovato posto nel dizionario inglese: "burking".
Fin qui, appunto, le note biografiche, poi arriva il cinema di Burke & Hare: John Landis torna a lavorare in the UK, dopo Un lupo mannaro americano a Londra, facendo coppia con i gloriosi Ealing Studios e scegliendo per i due assassini seriali il comico Simon Pegg (Burke) e il Gollum Andy Serkis (Hare), a cui si aggiungono il progressista dottor Knox di Tom Wilkinson, la moglie di Hare Lucky interpretata da Jessica Hynes e la Ginny di Isla Fisher, attrice e già prostituta che si fa finanziare un Macbeth al femminile da Burke.
Tutto il resto è divertimento: Landis non giudica i due protagonisti, ricorda solo e ironicamente nel cartello iniziale che è una "storia vera tranne per le parti che non lo sono" e ci offre il ritratto di due assassini per necessità (la fame) e anche per caso, quello della commedia con venature black, accenni splatter e frizzi e lazzi a iosa: anziché uccidere, Burke e Hare fanno ammazzare dalle risate il pubblico, con l'umorismo - anzi, wit - che non abbandona mai il campo. Insomma, un divertissement a bocca larga, che esalta gli attori senza regalar loro introspezione, che ironizza metacinematograficamente sulla stessa narrazione e su capitalismo e progresso scientifico, che per il fine possono giustificare qualsiasi mezzo: non mancano dunque i sottotesti ideologici, ma disseppellirli sarebbe, questo sì, un reato da pena capitale. Viceversa, qui uno rimane appeso, ma l'ultima parola è per il sentimento: "L'ho fatto per amore". E vale anche per Landis.

NOTE

- FUORI CONCORSO ALLA V EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2010) NELLA SEZIONE 'L'ALTRO CINEMA|EXTRA'.

CRITICA

"Di criminali, ma con ben altro taglio, parla anche 'Burke&Hare', film che segna il ritorno alla regia di John Landis. Un rientro brillante, con una commedia noir che racconta la storia vera di una coppia di spiantati che ai primi dell'Ottocento procacciavano, senza farsi troppi problemi, cadaveri per le ricerche del Medical College di Edimburgo. La sfida era di riuscire a rendere simpatici, ma comunque credibili, due mostri (Simon Pegg e Andy Serkis), due serial killer atipici, assassini non per disordine mentale ma per soldi: per cinque sterline non esitavano, in assenza di materiale «naturalmente» disponibile, a procurarsi cadaveri freschi tra i miserabili della città. Landis, autore di pellicole come 'The Blues Brothers', 'Animal House', 'Un lupo mannaro americano a Londra' e 'Una poltrona per due', ci riesce con bravura e genialità, strappando risate anche nelle scene più crude. E ironizzando implicitamente sulle non infrequenti contraddizioni del progresso scientifico. Richiamandosi ad analoghe commedie macabre, in particolare 'Sangue blu' e 'La signora omicidi', il regista - peraltro protagonista al festival anche di un'affollatissima lezione di cinema - prende una storia sinistra e le conferisce grande arguzia e stile, raggiungendo il giusto equilibrio narrativo e comico. Insomma, il tocco di Landis resta inconfondibile anche in questa ballata grottesca che rende la malvagità meno insopportabile senza però assolverla." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 31 ottobre 2010)

"Elegantemente inutile, idolatrato da cinefili fuori moda, il nuovo Landis racconta i due serial killer straccioni che nella Edimburgo del 1828 vendono cadaveri a medici. Un tocco Ealing-Alec Guinness ma in quasi totale assenza di humour, fatte salve le virtù scene-costumi-fotografia ma senza che nulla, a cominciare dal cast nobile ma poco comunicativo, introduca nel complotto l'aguzzo coltellino della satira. Horror e commedia non shakerati." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 25 febbraio 2011)

"Burke & Hare sono realmente esistiti. Ma non li ha mai diretti John Landis. (...) 'Ladri di cadaveri' di Landis ne ripercorre le gesta in modo divertente, spietato e spiazzante. Lo sfruttamento della morte aiuta a vivere meglio. Tutti. (...) L'indimenticato Landis di 'Animal House', 'Un lupo mannaro americano a Londra' e 'Blues Brothers', tornato alla regia a 12 anni da 'Delitto imperfetto', omaggia la storica casa di produzione Ealing ('Sangue blu', 1949, con Alec Guinness è il modello) che lo finanzia rubando applausi per un finale impertinente da antologia. Quando scopriamo che il padre della teoria evoluzionistica Charles Darwin era lì da giovincello, testimone delle malefatte di Burke & Hare. Selezione naturale: siamo tutti ladri di cadaveri. Ma solo qualcuno, per questo motivo, viene impiccato." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 25 febbraio 2011)

"Prima di tutto, è bellissimo salutare il ritorno di John Landis alla regia. Il suo ultimo film 'vero' per il cinema è 'Delitto imperfetto' del 1998, mentre il successivo 'Slasher' del 2004, pur notevole, era una sorta di documentario per la televisione. È dalla metà degli anni '80 ('Spie come noi', 'I tre amigos') che Landis non ritrova la forza e lo stile di capolavori come 'Blues Brothers' e 'Animal House', ma questo nuovo 'Burke & Hare' è una scommessa piacevole, perché riporta a un cinema amabilmente fuori moda, quasi volutamente anacronistico." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 25 febbraio 2011)

"Il regista di 'Blues Brothers' costruisce una commedia nera dai toni gotici e dagli effetti speciali analogici: effetto vintage assicurato come ai bei tempi di 'Un lupo mannaro americano a Londra'. Chi ama lo stile demenziale di Landis sarà accontentato." (Cinzia Romani, 'Il Giornale', 25 febbraio 2011)

"Piacerà ai fan dell'horror per la crudeltà barocca di molte scene. E anche per l'umorismo malignazzo nei ritratti dei due assassini (non casualmente affidati ad attori comici). Nonché per la luce totalmente negativa sul personaggio del dottor Knox (è lui il mostro più mostruoso della vicenda)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 25 febbraio 2011)

"30 anni dopo 'Un lupo mannaro americano a Londra', John Landis torna a girare nel Regno Unito: negli Usa i soldi non glieli davano. (...) Facendo coppia con i gloriosi Ealing Studios e scegliendo per i due serial killer il comico Simon Pegg e il Gollum Andy Serkis, il papà dei 'Blues Brothers' confeziona un'onesta e curata black-comedy in cui a morire siamo soprattutto noi: dal ridere. Senza pretese né pedanti sottotesti, il progresso scientifico scampa il patibolo, ma si ritrova sul banco degli imputati con un capo d'accusa evergreen: il fine giustifica i mezzi?" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 24 febbraio 2011)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy