La vita è una cosa meravigliosa

ITALIA - 2010
Per lavoro Cesare spia le vite degli altri. E', infatti, un poliziotto che si occupa di intercettazioni e tra i suoi ultimi incarichi c'è quello di controllare le conversazioni telefoniche legate ad Antonio, presidente di un importante gruppo bancario, invischiato in una questione di fondi neri legati alla politica. Tuttavia, gli 'ascolti clandestini' condotti dal poliziotto porteranno alla luce non solo gli intrallazzi del banchiere, ma anche i guai familiari del chirurgo Claudio, più tutta una serie di situazioni satellite che coinvolgeranno, suo malgrado, lo stesso Cesare...

CAST

CRITICA

"Siccome in Italia va tutto male, anche la commedia all'italiana diventa, per forza di cose, più buona e ottimista. E' stata la tesi qualche giorno fa di Gabriele Salvatores, quando ha presentato a Roma 'Happy Family' ed è ora quella dei fratelli Vanzina per 'La vita è una cosa meravigliosa' (...). Nonostante l'argomento scottante, quello delle intercettazioni telefoniche e della malasanità, dei Vanzina molto 'buonisti' così mettono in campo in questa commedia non dei 'nuovi mostri', ma dei personaggi per nulla cattivi e con una inaspettata voglia di redenzione." (Francesco Gallo, 'La Gazzetta del Mezzogiorno', 27 marzo 2010)

"'La vita è meravigliosa': 63 anni dopo, i Vanzina ribattono che 'La vita è una cosa meravigliosa' e, si sa, sono le piccole cose a far la differenza... Ma l'importante è intercettarle, e non sono di certo le intercettazioni a mancare nella commedia di Carlo ed Enrico, costruita sul triangolo - tutti bravi gli attori - Enrico Brignano, poliziotto cornuto e romantico, Gigi Proietti, amabile chirurgo con figlio impenitente, e Vincenzo Salemme, bancario potente e sempliciotto. Tre italiani tipici per la cialtroneria, il 'do ut des' eletto a sistema di vita e quell'insostenibile deficienza dell'essere: i Vanzina ne sono consapevoli, e riducono questa vita a cosa, seppur meravigliosa quanto una passata di pomodoro o una missione in Africa... Se un senatore pretende e sul filo corre la solita 'furbetta' cantilena, tuttavia questo cinema anticipa la realtà non per fustigarla, ma perché sua diretta affiliazione: se un po' si ride, si ride colpevole." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 1 aprile 2010)

"Non fanno capolavori Carlo ed Enrico Vanzina (anche se tutti questi capolavori in giro non si vedono, direte voi. Voi Vanzina). Non fanno capolavori e tuttavia, qualche volta di più e molte altre meno, talvolta meglio e più spesso peggio nei risultati, si sforzano di tenere le antenne all'erta su ciò che accade intorno. Su evoluzione o involuzione dei costumi. Superficialmente ma non sempre banalmente. In questo sono figli dei loro padri, quello biologico (Steno) e quelli artistici. Almeno nelle intenzioni. Questa volta il risultato, nella sua leggerezza, è riuscito. E garbato - e non guasta come antidoto alla commedia volgare e alla comicità pesante - e vanta anche qualche nota di un certo spessore. Secondo l'evidente desiderio di esprimere una visione non pessimista e di regalare perciò allo spettatore un sorriso nel panorama deprimente della crisi globale, i Vanzina hanno combinato un divertente puzzle di molti personaggi e molte storie. (...) Ma in fondo al percorso per i migliori di loro c'è in premio un po' di serenità. Una commedia brillante e un po' fiabesca, che si congeda con un lieto fine programmatico e poco verosimile. Dettato da un auspicio, più che da una convinzione." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 31 marzo 2010)

"C'è carenza di titoli, qui si torna a Capra, ma questa vita romana è tutto fuorché meravigliosa, fa parte delle macerie morali italiane. Ma i Vanzina sono buoni, ci presentano due mostri (banchiere e medico prepotenti e intercettati) e un mezzo mostro, l'intercettatore, ma poi perdonano tutti. Intenzionale critica ai bassi costumi imperiali di oggi, il film ha tre attori bravissimi (Proietti, Salemme, Brignano) serviti da una sceneggiatura zoppa, senza battute." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 2 aprile 2010)

"Bisogna ammettere che 'La vita è una cosa meravigliosa' dei Vanzina Brothers si spinge molto più avanti nel fotografare la realtà italiana di qualsiasi film italiano degli ultimi anni. Magari lo fa con un linguaggio di commedia non modernissimo, che ha per il gran pregio di evitare facili moralismi ideologici. Come insegnava Dino Risi. È ovvio che non siamo di fronte all'immagine di un'Italia drammatica alla Moretti ma i Vanzina, come insegnano i loro film migliori sulla borghesia romana, 'Le finte bionde' o 'Il pranzo della domenica' conoscono perfettamente i loro personaggi e quel tipo di umanità. Se parlano delle cene al Bolognese o delle cliniche private romane o delle mogli infedeli non hanno certo bisogno di documentarsi su Dagospia come farebbe un Sorrentino qualsiasi. Perfino colf e camerieri sono perfetti. I Vanzina fanno parte di quel mondo e sanno come descriverlo, senza il bisogno di flagellarlo. Scritto un anno e mezzo fa, prima quindi degli scandali Balducci e Mokbel, e ancor prima della grande scena romana di pochi giorni fa con l'architetto Fuksas che lancia la formaggiera contro chi difendeva Bertolaso al ristorante 'La Fiorentina', il film intuisce in pieno il mondo di intercettati eccellenti e intercettatori poveracci e ne fa una commedia pochadistica di gran vitalità." (Marco Giusti, 'il Manifesto', 02 aprile 2010)
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