La vita invisibile di Eurídice Gusmão

A Vida Invisível de Eurídice Gusmão

GERMANIA, BRASILE - 2019
3/5
La vita invisibile di Eurídice Gusmão
Rio de Janeiro, 1950. Eurídice e Guida sono due sorelle inseparabili che vivono con i loro genitori dagli ideali conservatori. Immerse in una vita tradizionale, nutrono entrambe dei sogni: Eurídice vuole diventare una rinomata pianista, mentre Guida è in cerca del vero amore. Le loro scelte porteranno alla drastica decisione del padre di separarle. Le due sorelle prenderanno due strade diverse senza mai perdere la speranza di potersi ritrovare.
  • Altri titoli:
    The Invisible Life of Eurídice Gusmão
    The Invisible Life
  • Durata: 139'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO
  • Tratto da: omonimo romanzo di Martha Batalha (ed. Feltrinelli)
  • Produzione: RODRIGO TEIXEIRA, MICHAEL WEBER E VIOLA FÜGEN PER RT FEATURES, POLA PANDORA, SONY PICTURES, CANAL BRASIL
  • Distribuzione: OFFICINE UBU
  • Data uscita 12 Settembre 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Emanuele Rauco
A guardare l’uso dei colori nei costumi e il modo in cui Karim Ainouz fa parlare le architetture si direbbe che A vida invisivel de Euridice Gusmao sia un omaggio a Douglas Sirk. Lo è sicuramente, nella misura in cui il film si confronta in generale con il melodramma familiare, anche attraverso il filtro di Pedro Almodòvar, giocando con un tono personale più composto e malinconico.

Tratto dal romanzo omonimo di Martha Batalha, caso letterario in Brasile negli ultimi anni, racconta la vita di due sorelle affezionatissime costrette a separarsi dal bigottismo del padre quando una delle due decide di partire per amore e torna sola e incinta. La sceneggiatura del regista con Murilo Hauser e Inés Bortagaray segue le due vite, quella movimentata e turbolenta di Guida e quella, appunto invisibile, della Euridice del titolo legandole con il filo sottile dell’affetto e del rapporto delle donne con i propri diritti.

Ambientato negli Anni ’50 fino ai giorni nostri, nei quali la presidenza Bolsonaro ha riaffermato le posizioni tradizionaliste e maschiliste della cultura brasiliana, il film di Ainouz deduce la propria prospettiva politica e le proprie posizioni dal racconto, dalla gioia del gesto della narrazione - nel film esemplificata dalle lettere che Guida scrive alla sorella e che fanno da filo rosso -, dalla cura nella ricerca estetica che sottolinea il lavoro sui personaggi, due complesse figure femminili che si confrontano con il tempo più che con la storia, con la psiche e con il corpo più che con l’ideologia.


 

Proprio come un Almodòvar meno esplosivo e più trattenuto, Ainouz costruisce il crescendo emotivo con calma e perizia, arrivando a commuovere lo spettatore in modo naturale e nel frattempo mostrando intelligenza nell’adattare allo sguardo e al cinema lo spirito letterario del racconto. E scovando il talento e il carisma di Julia Stockler, il cui sguardo e volto promette la potenza fiera e vitalmente sensuale di una Penelope Cruz degli esordi.

NOTE

- PREMIO MIGLIOR FILM AL 72. FESTIVAL DI CANNES (2019) NELLA SEZIONE 'UN CERTAIN REGARD'.

- DESIGNATO FILM DELLA CRITICA DAL SINDACATO NAZIONALE CRITICI CINEMATOGRAFICI ITALIANI - SNCCI.

- REALIZZATO CON I FONDI DI: FSA/BRDE ANCINE, MEDIENBOARD.

- PRODUTTORI ESECUTIVI: CAMILO CAVALCANTI, MARIANA COELHO, VIVIANE MENDONÇA, CÉCILE
TOLLU-POLONOWSKI, ANDRÉ NOVIS.
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