La vita in un attimo

Life Itself

USA - 2018
2/5
La vita in un attimo
La travolgente storia d'amore di Will e Abby. Man mano che la storia si dipana, il destino li legherà a Dylan, una giovane problematica che cerca di sfuggire al proprio dolore, Irwin, che cresce la figlia di suo figlio in un mondo pieno di pericoli, al signor Saccione, ricco proprietario terriero spagnolo, al suo braccio destro Javier, che gestisce la piantagione, e alla famiglia di Javier, Isabelle e Rodrigo in modo a volte profondo e a volte superficiale, a volte banale e a volte eccezionale.
  • Altri titoli:
    Seule la vie
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, ROMANTICO
  • Produzione: MARTY BOWEN, WYCK GODFREY, AARON RYDER PER FILMNATION ENTERTAINMENT, TEMPLE HILL ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: CINEMA DI VALERIO DE PAOLIS (2019)
  • Data uscita 14 Febbraio 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Giulia Lucchini

Dal regista e sceneggiatore Dan Fogelman, creatore della serie tv This is us, arriva nelle sale La vita in un attimo: un dramma romantico sulle note del leggendario album di Bob Dylan Time Out of Mind. Una pellicola che si divide in tre capitoli con la voce fuoricampo di Samuel L.Jackson. Il primo segue la storia d’amore che si svolge nelle affollate strade di Manhattan tra Will (Oscar Isaac) e Abby (Olivia Wilde) dal loro incontro al matrimonio e al concepimento di un figlio fino alla tragica separazione. Poi c’è Dylan (Olivia Cooke), una ragazza ribelle che è stata cresciuta dal nonno (Mandy Patinkin) e che cerca di sfuggire alle proprie sofferenze. Infine, nel terzo atto, veniamo catapultati in tutt’altra ambientazione e cioè negli uliveti della campagna spagnola e ci troviamo davanti Antonio Banderas nei panni del signor Saccione, un ricco proprietario terriero. Insieme a lui c’è il suo braccio destro Javier (Sergio Peris-Mencheta) che gestisce la sua piantagione dove vive insieme alla moglie Isabel (Laia Costa) e al figlio Rodrigo (Alex Monner).


Cosa c’entrano i grattacieli con gli uliveti della campagna di Siviglia? E la prima storia con l’ultima? Lo scopriremo guardando questo film il cui intento è quello di legare l’un l’altro i vari accadimenti della vita. Proprio come This is us che raccontava le vite di tre fratelli collegandole tra loro ed esplorando come le diverse storie narrate si evolvessero nel tempo e si influenzassero vicendevolmente. Ma qui è proprio questo legame che non regge e appare totalmente forzato. 


La vita in un attimo sembra di fatto una vita in due attimi e questa pellicola due film completamente disorganici che si vuole a tutti i costi appiccicare l’uno all’altro. Più nel dettaglio, il primo atto a suo modo regge grazie soprattutto all’interpretazione di Oscar Isaac, al contrario tutta l’ultima parte sfocia in un melò reiterato e patetico. Inoltre man mano che il film va avanti la voiceover di Jackson entra in disaccordo con l’azione che vediamo sullo schermo introducendo l’idea che il narratore sia inaffidabile come d’altronde la vita stessa. Ma il primo ad essere inaffidabile è proprio il film.

CRITICA

"Due ore. Molto più di un attimo. Ma un attimo in rapporto a una vita intera. In due ore Dan Fogelman, sceneggiatore di successo in quel di Hollywood, racconta come si fa e come si disfa una famiglia in questa seconda regia della sua carriera. (...) C'è spazio per sentimenti e lacrime in un film che non scorre proprio in un attimo ma comunque si guadagna un posto di rispetto fra le novità cinematografiche. Un grande affresco, come si dice in questi casi, che parte da un uomo mai rassegnatosi all'abbandono da parte della moglie che continua ad amare. E in un certo qual modo a volere. Un ottimo Oscar Isaac conferma la sua grande versatilità che gli permette di oscillare con disinvoltura dai fratelli Coen (A proposito di Davis) a Julian Schnabel (Van Gogh -Sulla soglia dell'eternità) passando per George Clooney (Suburbicon). Ne 'La vita in un attimo' mostra i nervi scoperti per la fine di un amore soltanto a senso unico. Il film affastella motivi e temi in un frullatore senza pause e a suo modo tenta di rispecchiare la natura stessa dell'esistenza. Confusa. Sorprendente. Ricca di sentimento e di tragedie. Strana. E generosa dispensatrice di felicità e fallimenti. Un insieme di sfumature che faranno la gioia di chiede al cinema emozioni e introspezioni nei personaggi. Unico difetto la scarsa originalità di una trama già intravista in altri titoli del passato. Astenersi appassionati di avventura..." (Stefano Giani, 'Il Giornale', 14 febbraio 2019)

"Il secondo lungometraggio diretto da Fogelman, autore fra l'altro della serie' This is us', è afflitto da un'ipertrofia della narrazione, che si attorciglia su se stessa. Fin dalla prima scena, in cui la voce over di Samuel L. Jackson commenta, spiega, ammicca, mentre il protagonista guarda in macchina. Poi seguiamo le vicende di un uomo (Isaac) che racconta all'analista la propria storia d'amore finita, ma scopriamo presto che le cose sono andate diversamente da come lui le ricorda. In cinque capitoli successivi, altre vicende incrociano la prima, in un andirivieni che si vorrebbe virtuosistico ma è solo confuso. Troppo intento a mostrare quanto è bravo, il regista-sceneggiatore non trova mai il tono giusto, e nei dialoghi ribadisce pedantemente la morale della favola (la vita è un narratore inaffidabile); il suo film non ha un centro, non regala un'emozione, e spreca un cast di prim'ordine." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 14 febbraio 2019)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy