La vita in un attimo

Life Itself

USA - 2018
La travolgente storia d'amore di Will e Abby. Man mano che la storia si dipana, il destino li legherà a Dylan, una giovane problematica che cerca di sfuggire al proprio dolore, Irwin, che cresce la figlia di suo figlio in un mondo pieno di pericoli, al signor Saccione, ricco proprietario terriero spagnolo, al suo braccio destro Javier, che gestisce la piantagione, e alla famiglia di Javier, Isabelle e Rodrigo in modo a volte profondo e a volte superficiale, a volte banale e a volte eccezionale.

CAST

CRITICA

"Due ore. Molto più di un attimo. Ma un attimo in rapporto a una vita intera. In due ore Dan Fogelman, sceneggiatore di successo in quel di Hollywood, racconta come si fa e come si disfa una famiglia in questa seconda regia della sua carriera. (...) C'è spazio per sentimenti e lacrime in un film che non scorre proprio in un attimo ma comunque si guadagna un posto di rispetto fra le novità cinematografiche. Un grande affresco, come si dice in questi casi, che parte da un uomo mai rassegnatosi all'abbandono da parte della moglie che continua ad amare. E in un certo qual modo a volere. Un ottimo Oscar Isaac conferma la sua grande versatilità che gli permette di oscillare con disinvoltura dai fratelli Coen (A proposito di Davis) a Julian Schnabel (Van Gogh -Sulla soglia dell'eternità) passando per George Clooney (Suburbicon). Ne 'La vita in un attimo' mostra i nervi scoperti per la fine di un amore soltanto a senso unico. Il film affastella motivi e temi in un frullatore senza pause e a suo modo tenta di rispecchiare la natura stessa dell'esistenza. Confusa. Sorprendente. Ricca di sentimento e di tragedie. Strana. E generosa dispensatrice di felicità e fallimenti. Un insieme di sfumature che faranno la gioia di chiede al cinema emozioni e introspezioni nei personaggi. Unico difetto la scarsa originalità di una trama già intravista in altri titoli del passato. Astenersi appassionati di avventura..." (Stefano Giani, 'Il Giornale', 14 febbraio 2019)

"Il secondo lungometraggio diretto da Fogelman, autore fra l'altro della serie' This is us', è afflitto da un'ipertrofia della narrazione, che si attorciglia su se stessa. Fin dalla prima scena, in cui la voce over di Samuel L. Jackson commenta, spiega, ammicca, mentre il protagonista guarda in macchina. Poi seguiamo le vicende di un uomo (Isaac) che racconta all'analista la propria storia d'amore finita, ma scopriamo presto che le cose sono andate diversamente da come lui le ricorda. In cinque capitoli successivi, altre vicende incrociano la prima, in un andirivieni che si vorrebbe virtuosistico ma è solo confuso. Troppo intento a mostrare quanto è bravo, il regista-sceneggiatore non trova mai il tono giusto, e nei dialoghi ribadisce pedantemente la morale della favola (la vita è un narratore inaffidabile); il suo film non ha un centro, non regala un'emozione, e spreca un cast di prim'ordine." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 14 febbraio 2019)
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