La vita davanti a sé

La vie devant soi

FRANCIA - 1977
Madame Rosa, ebrea che ha conosciuto tutte le sofferenze delle deportazioni e dei campi di concentramento nazisti, da quando si è sentita inadatta alla professione di prostituta, si è dedicata ad allevare i figli delle colleghe tuttora "in attività". Il suo appartamento è povero, situato al sesto piano, in uno stabile e in un quartiere che sanno di ghetto internazionale abitati come sono da immigrati di ogni razza, età e religione. Anche i bambini di Madame Rosa costituiscono un caleidoscopio umano al quale l'anziana dama offre generosamente il resto del suo animo e della sua povera vita. Quando Madame si ammala gravemente il dr. Getz - un ebreo "amato da tutti per la sua carità cristiana" - vorrebbe farla ricoverare in ospedale. La clientela si è ormai involata e Madame Rosa si trova sola con Mosè, un fanciullo ebreo, e Momò, il ragazzetto undicenne sul quale la morente donna ha riversato tutto il suo affetto. Momò alle prese con una serie di problemi troppo grandi per i suoi quattordici anni, sta accanto a colei che gli ha fatto da madre e, quando la Morte è vicina, la nasconde nella cantina segreta ove la stessa ha creato un suo personale "nido giudaico".
  • Altri titoli:
    A Life Ahead
    Madame Rosa
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, PSICOLOGICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICO, EASTMANCOLOR
  • Tratto da: Romanzo omonimo di Emile Ajar (pseudonimo di Romain Gary)
  • Produzione: DANON GIRARD BOLVARY PER LIRA FILMS
  • Distribuzione: PIC (1978)
  • Vietato 14

NOTE

- PREMIO OSCAR PER IL MIGLIOR FILM STRANIERO.

- DAVID DI DONATELLO 1978 PER MIGLIORE ATTRICE STRANIERA A SIMONE SIGNORET.

CRITICA

"E' il classico film che troverà nettamente divisi gli ipercritici e gli spettatori normali. I primi, infatti, troveranno che il romanzo omonimo di Emile Ajar è molto più vivace per la freschezza e profondità dei dialoghi o delle descrizioni cui tolgono incisività la tecnica delle immagini e dei suoni; noteranno che l'eccellente interpretazione di Simone Signoret è tale da supplire alla semplicità di una sceneggiatura che cammina per quadretti come la lettura di un dialogo autobiografico; concluderanno che Moshé Mizrahi ha acquistato notevole statura solo eprché portato sulle valide spalle della Signoret interprete e di Ajar scrittore (tra l'altro insignito del Premio Concourt 1975 per questo suo romanzo). Lo spettatore comune, viceversa, godrà incondizionatamente un film che gli parla con semplicità, che commuove profondamente senza avvalersi di un falso melodramma, che mantiene costantemente un tono equilibrato e pudico. (Segnalazioni Cinematografiche, vol.84, 1978)
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