La verità su La dolce vita

ITALIA - 2020
3/5
La verità su La dolce vita
A sessant'anni dalla sua produzione, e nel centenario di Fellini, il documentario racconta per la prima volta, grazie a documenti originali e inediti, tra cui soprattutto la corrispondenza tra Fellini, Giuseppe Amato e Angelo Rizzoli, la nascita e le irripetibili vicissitudini di uno dei più celebrati capolavori della storia del cinema. Narrate attraverso una felice ricostruzione scenica, sequenze originali del film e testimonianze dei protagonisti della vicenda. E racconta uno dei più straordinari casi in cui il cinema ha creato, per merito di un regista fuori dal comune, un mondo che prima non c'era.
Soprattutto, racconta una vera storia di passione per il cinema: quella di un produttore per un film, innamorato di un sogno fin quasi al costo della vita. Un film in cui nessuno voleva credere, e che oggi è un emblema del nostro amore per quest'arte.
  • Altri titoli:
    The Truth About La dolce vita
  • Durata: 83'
  • Colore: B/N-C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Produzione: GAIA GORRINI PER ARIETTA CINEMATOGRAFICA SRL IN ASSOCIAZIONE CON ISTITUTO LUCE - CINECITTÀ E CON CHIANTI BANCA CREDITO COOPERATIVO
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE - CINECITTÀ
  • Data uscita 15 Settembre 2020

TRAILER

RECENSIONE

di Lorenzo Ciofani
L’avventurosa storia del cinema italiano è anche – o soprattutto – una storia di produttori e non solo di autori o attori come a molti piace pensare per comodità. I produttori, d’altronde, non sono solo figure fondamentali da un punto di vista economico e finanziario, ma – in particolare nella nostra storia – dei personaggi larger than life.

Il merito principale di La verità su La dolce vita è di aver restituito a Giuseppe Amato un pezzo di quella gloria che da sessant’anni si tende a negargli, per quanto sia noto a molti (perlomeno a studiosi et similia) il suo ruolo fondamentale nella realizzazione del capolavoro di Federico Fellini.

E poi, sì, diciamolo, uno come Peppino Amato non ce l’abbiamo più avuto: tipica dunque singolare espressione del genio partenopeo, nato attore si fece produttore, allestendo capolavori del Neorealismo e bestseller del dopoguerra. Incredibili gli aneddoti (a volte forse un po’ velenosi e però sempre affettuosi) narrati da chi lo conobbe (recuperare la perfida miscellanea di memorie di Dino Risi per riscoprire gustosissimi retroscena), ma, ecco, diamo ad Amato quel che è di Amato.


 

Con lo spirito avventuroso e spericolato che caratterizzava la sua attività, accettò la proposta di Fellini, pur giudicando la sceneggiatura “troppo lunga e costosa”. Mentre i colleghi più blasonati respingevano la follia del maestro riminese (all’apice della sua fase da “solito str…”, come direbbe Alberto Arbasino), Amato a intuire il potenziale incandescente di un film destinato a destare scalpore e scatenare entusiasmi in tutto il mondo. Se c’è una cosa che dal documentario emerge è proprio la capacità di visione della quale era capace un uomo non particolarmente intellettuale, dotato di un raro istinto nel riconoscere cavalli di razza e opere di qualità.



Dietro La verità su La dolce vita c’è Giuseppe Pedersoli, che di Amato è nipote, nato un anno dopo l’uscita del moloch felliniano: il legame parentale gli ha permesso di avere a disposizione documenti inediti e preziosi come la corrispondenza del nonno con il distributore Angelo Rizzoli (che aveva "il cuore nel portafoglio") e Fellini, ma anche la moglie di Peppino (nonché figlia di Bud Spencer), testimone diretta di una storia incredibile.

Un’indagine storico-critica-amorosa fatta di pezzi di repertorio (segnaliamo i duetti con Vittorio De Sica), intermezzi critici (c’è Mario Sesti a guidarci nel labirinto), interviste non banali (perfino la mitica Sandra Milo, di solito un po’ ripetitiva, offre qui qualche ricordo meno scontato) e ricostruzione, con Luigi Petrucci chiamato a restituire corpo e animosità ad Amato.


 

E verrebbe voglia, a partire da questi frammenti, di un film di fiction dedicato alla genesi, alle traversie, al dietro le quinte del capolavoro. Dopotutto, come non restare attratti da una storia che inizia con Padre Pio che benedice il progetto, scandaglia la dialettica tra due tipi di genialità, si scontra con la fine di una collaborazione (amicizia) storica e finisce con un nuovo inizio: La dolce vita fa entrare l’Italia nella modernità. Con molto affetto e senza troppa agiografia, si ribadisce la centralità di Amato nel rendere possibile tutto questo. Fu il suo ultimo, grande film. La sua ultima dichiarazione d’amore al cinematografo.

NOTE

- FUORI CONCORSO ALLA 77. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2020).

- INTERVISTE D'ARCHIVIO A: FEDERICO FELLINI, MARCELLO MASTROIANNI, BERNARDO BERTOLUCCI, VITTORIO DE SICA, ALVARO MANCORI, GIUSEPPE AMATO, DINO DE LAURENTIIS.

- INTERVISTE ORIGINALI A: GIOVANNA RALLI, SANDRA MILO, MARIA AMATO, VALERIA CIANGOTTINI.

- REPERTORI: MEDIASET, RAI TECHE, ARCHIVIO STORICO LUCE, REPERTORIO CRISTINA D'OSUALDO.
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