La verità negata

Denial

GRAN BRETAGNA, USA - 2016
2,5/5
La verità negata
1994. Ispirato a una vicenda realmente accaduta e al best-seller scritto da Deborah E. Lipstadt, racconta la battaglia legale dell'autrice contro David Irving che la accusò di diffamazione quando lei lo definì un negazionista dell'Olocausto. Lipstadt e la sua squadra legale furono pertanto costretti a provare che l'Olocausto era realmente accaduto e che Irving aveva manipolato i dati per far scomparire la Storia.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: RED EPIC DRAGON
  • Tratto da: romanzo "History on Trial: My Day in Court with a Holocaust Denier" di Deborah E. Lipstadt
  • Produzione: KRASNOFF/FOSTER ENTERTAINMENT, SHOEBOX FILMS
  • Distribuzione: CINEMA DI VALERIO DE PAOLIS
  • Data uscita 17 Novembre 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane

Si può negare l’esistenza dell’Olocausto? Oggi sarebbe una follia, eppure alcuni sembrano non volerci credere. Si parla di eminenti studiosi, illustri letterati, che hanno dedicato un’intera esistenza a salvare l’onore di Adolf Hitler. Le deportazioni sono solo menzogne, figlie di una cospirazione mondiale ideata dagli ebrei: tali parole non si possono leggere, e neanche ascoltare. Ma a settant’anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, le bufale salgono ancora in cattedra, e bisogna lottare per non cancellare la tragedia.

Un elogio e tanta riconoscenza vanno perciò a Deborah Lipstadt, professoressa di studi ebraici moderni e dell’Olocausto all’università di Atlanta, che non si è tirata indietro dopo una pesante accusa di diffamazione. In seguito alla pubblicazione di Denying the Holocaust: The Growing Assault on Truth and Memory, David Irving, il più cocciuto negazionista britannico, l’ha trascinata in tribunale: non accettava le condanne della Lipstadt sul suo lavoro, e al processo ha deciso di difendersi da solo, per una malsana necessità di mettersi in mostra. Il verdetto è consegnato alla Storia, e ancora una volta l’ignoranza non ha trovato un terreno fertile per mettere radici.

Il regista Mick Jackson mancava dal grande schermo da quattordici anni. Si era dedicato alla televisione, e con il film tv Temple Grandin – Una donna straordinaria ha convinto pubblico e critica. Tutti lo ricordiamo per aver diretto Kevin Costner in The Bodyguard, con la bella Whitney Houston in pericolo e una colonna sonora da favola. Era il 1992, e il grande successo bussava alla porta. Ma i tempi sono cambiati e purtroppo la mano di Jackson si è infiacchita.

La verità negata è un film con una storia solida alle spalle ma con un andamento un po’ piatto e prevedibile. L’indignazione sostiene i primi quaranta minuti, poi il racconto s’indebolisce, e un tema di forte impatto si perde tra arringhe convenzionali e dialoghi artificiosi. La Lipstadt, interpretata da Rachel Weisz, è l’unico personaggio che mostra qualche turbamento, mentre gli avvocati si muovono in tribunale come macchine bloccate nel traffico.

Timothy Spall, David Irving nel film, non riesce a impressionare, e con la sua aria corrucciata non suscita lo sdegno che dovrebbe. Forse l’intenzione del regista era di mantenere un certo equilibrio, per non schierarsi a priori e costringere lo spettatore ad aprire la mente. Ma il risultato è un legal movie che non aggiunge niente al genere. Si rimane frastornati dagli articoli dei codici, e il dolore di una tragedia senza pari finisce per  fare da cornice.

C’era l’occasione per un dramma potente, ma La verità negata non segue le orme dello Schindler’s List di Steven Spielberg, e si dimentica del patos che creava Paul Newman ne Il verdetto. In tribunale si difendono i diritti della Storia, ma al cinema dovrebbe regnare sovrana soltanto l’emozione.

NOTE

- ANTEPRIMA ALLA XI EDIZIONE DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA (2016).

CRITICA

"(...) un legal-drama o film processuale che più classico, collaudato e prevedibile di così non è possibile immaginare. Il nodo tematico su cui ha lavorato con certosina, matematica efficacia il drammaturgo David Hare, verte sulle clamorose convinzioni del negazionista inglese David Irving e sulla battaglia giudiziaria che lo vide nella realtà protagonista in accanita opposizione alla storica Deborah Lipstadt. Il regista Mick Jackson, per la verità non è all'altezza dell'illustre sceneggiatore e il film sconta per gran parte del suo, peraltro scorrevole, percorso una certa mancanza di grinta e un'impaginazione teatrale claustrofobica, facendo sì che i meriti finali si concentrino quasi esclusivamente sulle prestazioni offerte da un cast d'eccellenza. (...) Nell'incrocio continuo di piani ravvicinati e scambi di battute sin troppo altisonanti, s'intravedono facilmente i modelli dei classici «Anatomia di un omicidio» o «La parola ai giurati», ma poi succede che l'attenzione del pubblico venga tenuta sveglia dalla passionale Weisz, l'olimpico Wilkinson, il promettente Scott e, paradossalmente, da un «infame» gigantesco come quello tratteggiato sino nei dettagli più maniacali da Timothy Spall. Lo studio antropologico, così, sembra diventare più importante della lezione etica sul dovere di non dimenticare gli orrori della Storia." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 17 novembre 2016)

"(...) un film importante per la serietà del tema; e per la qualità con cui è realizzato. Hare mette bene in evidenza i meccanismi processuali e la scelta vincente dei legali di inchiodare Irving, dimostrandone la malafede senza giocare la carta dell'emozionalità; la regia è rigorosa, Rachel Weisz tiene in perfetto equilibrio fra ragione e sentimento il suo personaggio, Timothy Spall giganteggia in un Irving di tracotante meschinità; e Tom Wilkinson è l'avvocato che tutti vorremmo: lucido stratega della legge, e insieme uomo indignato e appassionato." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 17 novembre 2016)

"Film 'di servizio', illuminato da splendidi attori britannici (...). " (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 17 novembre 2016)

"Finalmente un dramma giudiziario degno di questo nome, capace di gareggiare a testa alta con i capolavori di Otto Preminger ('Anatomia di un omicidio'), Sidney Lumet ('La parola ai giurati'), Stanley Kramer ('Vincitori e vinti'). (...) ben diretto da Mick Jackson e argutamente scritto da David Hare (...) Rachel Weisz, incantevole (...) Timothy Spall, dopo il 'Turner' di Mike Leigh altra prova super (...) Tom Wilkinson, perfetto (...) Attori superbi, dialoghi intelligenti e diffuse ricadute ideologiche, 'La verità negata' riconcilia con l'ABC del cinema: schietto, profondo, civile, un film da non perdere. Ancor più in Italia: non abbiamo né questo cinema né questa giustizia." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 17 novembre 2016)

"(...) un 'courtroom' senza melodramma. Mai urlato, mai ruffiano. Piacerà perché offre quello che gli estimatori del dramma giudiziario richiedono. Grandi attori (ma quando mai la Weisz e Wilkinson non sono stati grandi?). Una sceneggiatura di ferro (di David Hare). La capacità di raccontare l'orrore (i campi di sterminio) senza calcare il pedale sugli orrori." (Giorgio Carbone, 'Libero', 17 novembre 2016)

"Su sceneggiatura di un asso della drammaturgia inglese, David Hare, il meno asso Mick Jackson ('Guardia del corpo') ricostruisce con qualche enfasi l'inchiesta e i quattro mesi del dibattimento (...). La produzione schiera il cast come un esercito in missione: dalla Weisz (americana un po' spaesata) alle colonne Spall, Wilkinson e Scott. Interessante." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 17 novembre 2016)

"In un film che sembra uno dei tanti thriller giudiziari, ben interpretato da un cast di primissimo livello, Auschwitz finisce col trasformarsi da laboratorio del totalitarismo e buco nero dell'umanità, a un semplice luogo del crimine dove è necessario rintracciare le prove di un delitto avvenuto tanti anni prima. Un'alterazione che nega inconsapevolmente verità più profonde." (Mazzino Montinari, 'Il Manifesto', 17 novembre 2016)

"(...) un film avvincente ed equilibratissimo (...)." (Luca Pellegrini, 'Avvenire', 13 novembre 2016)
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