La vera leggenda di Tony Vilar

ITALIA - 2006
La vera leggenda di Tony Vilar
Antonio Ragusa, un povero contadino calabrese, nel 1952 lascia tutto ciò che ha e si imbarca per l'Argentina a bordo di una nave che salpa da Genova. L'emigrante si trasforma in Tony Vilar, il cantante melodico che spopola negli anni Sessanta, facendo arrivare in ogni parte del mondo le note di "Tintarella di luna" di Mina, "Non esiste l'amor" di Adriano Celentano e di "Quando calienta el sol". Poi di quest'uomo, misteriosamente, non si sa più nulla finché un giorno, un suo lontano cugino, anche lui cantautore, cresciuto con il mito familiare di questo Anthony/Antonio, decide di partire per il Sudamerica per ritrovarlo. Comincia così un road movie che si muove tra la Boca di Buenos Aires, le Milonghe, il Connecticut, New York e il Bronx, costellato di incontri con attori di strada e personaggi incredibili.
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: MOCKUMENTARY
  • Specifiche tecniche: SUPER 16MM, DVCAM, STAMPATO A 35 MM
  • Produzione: TICO FILM COMPANY, AVOCADO PICTURES
  • Distribuzione: METACINEMA
  • Data uscita 24 Novembre 2006

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Il cantautore calabrese Antonio Ragusa emigra in Argentina nel 1952, a tentar fortuna con la chitarra. Il suo sogno si realizza: con il nome d'arte di Tony Vilar diviene un campione della musica melodica anni '60, portando al successo oltreoceano Tintarella di luna di Mina e Non esiste l'amor di Adriano Celentano e scalando le classifiche internazionali con Cuando calienta el sol degli Hermanos Rigual. Diretto da Giuseppe Gagliardi, La vera leggenda di Tony Vilar è un mockumentary, ovvero un falso documentario: genere poco frequentato dal cinema nazionale. Il protagonista Peppe Voltarelli, anche soggettista e sceneggiatore con Gagliardi, presta il volto a un lontano cugino anche lui cantautore che cinquant'anni più tardi decide di partire per il Sud America alla ricerca di Antonio / Tony, che all'apice del successo si era misteriosamente eclissato. E' il punto di partenza di un road-movie che intreccia biopic e musical muovendosi tra la Boca di Buenos Aires, le Milonghe, il Connecticut, New York e il Bronx, affastellando incontri imprevisti e personaggi improponibili nel nome del divertissement. Folklore e malinconia, partecipazione e sarcasmo, La vera leggenda di Tony Vilar traballa sul piano stilistico (girato in 16mm e "gonfiato" ha immagini perfettibili), ma mantiene un aspetto scanzonato e irriverente. E con il povero Tony mostra quali possano essere le conseguenze della calvizie…

NOTE

- PRESENTATO ALLA I^ EDIZIONE DI 'CINEMA. FESTA INTERNAZIONALE DI ROMA' (2006) NELLA SEZIONE 'EXTRA'.

CRITICA

- Dalle note di regia: "Nonostante il tono del film sia volutamente leggero e divertito, non passa inosservato l'evento drammatico della vita di un uomo, che all'apice del successo si vede strappare la sua vita insieme al parrucchino. Il progetto del film prende le mosse dalla voglia di sperimentare. Ne è venuto fuori un pasticcio fatto di finto documentario, musical e bio-pic, che in qualche modo potrebbe essere riassunto nella definizione di 'mockumentary'. Ma questa non esaurisce appieno la formula del film, non perché sia complesso, ma perché è semplicemente variopinto."

"L'esordiente Giuseppe Gagliardi mette un personaggio reale al centro di un finto documentario, scanzonato e un po' caciarone, dove il folclore si mescola allo sberleffo venato di malinconia." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 15 ottobre 2006)
"Strana la storia di questo film, come strana è la storia del personaggio che lo ispira. (...) Il film è un semi-documentario, un miscuglio stravagante di cose vere e finte, di attori e personaggi reali. (...) Nel suo gusto della contaminazione, il film è una vera curiosità ma anche qualcosa di più." ('la Repubblica', 24 novembre 2006)

"Sotto il titolo ossimorico del primo film di Giuseppe Gagliardi, autore di corti e video, si cela un 'mockumentary', un falso documentario, un ibrido storico. (...) . Ma prima di ritrovarlo a vendere used cars, il nostro fa un viaggio di ricognizione etnica a Buenos Aires e poi nella Little Italy dei mob-movies alla Scorsese, con quei bravi ragazzi italo-americans pizzaioli che ogni tanto fanno musical ('Romance e cigarettes'). L'idea era curiosa e buona, ma dopo l'avvio il meccanismo s'inceppa, si ripete e, nonostante le vita in diretta, per un'ora sentiamo ripetere la stessa cosa." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera, 24 novembre 2006)

"Che fine ha fatto Tony Vilar? Come mai il più famoso cantante melodico del Sudamerica nei primi anni Sessanta è sparito all'apice del successo? È da questo spunto reale che parte 'La vera leggenda di Tony Vilar', di Giuseppe Gagliardi, un falso documentario, dove elementi di realtà generano momenti assolutamente inventati. E riescono, forse per questo, ad onorare il rigore di una vera, appassionata inchiesta. (...) Il regista, presentando come d'archivio materiale girato apposta, scombina l'idea di verità propria del documentario e la manipola con sagacia e ironia. Ma 'La vera leggenda di Tony Vilar', in realtà, è un film sulla caducità della vita e sulla caduta dei capelli. Perché è questa l'unica ragione che ha spinto il vero Tony Vilar ad eclissarsi colmo di vergogna: stava perdendo i capelli, tutto qua. Ed è proprio per questo che il film colpisce dritto al cuore, perché ognuno di noi ha un tallone d'Achille, una propria, temibilissima 'caduta dei capelli'." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 24 novembre 2006)
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