LA VENA D'ORO

ITALIA - 1955
Maria vive col figlio sedicenne Corrado in una villa nei dintorni di Roma. Rimasta vedova in giovane età, ella ha dedicato tutta se stessa al figliolo, e benché sia ancora bella ed attraente, fa vita ritirata. Corrado fa un giorno la conoscenza dell'ing. Manfredi, un archeologo, che dirige degli scavi nelle immediate vicinanze: i due simpatizzano e Corrado invita a casa l'amico ingegnere, questi prova per Maria un sentimento, che ben presto si vela più forte di una semplice simpatia: per Maria la vita acquista ora un nuovo significato. Ma Corrado è geloso dell'affetto che la madre gli porta; il rapporto sentimentale tra Maria e Manfredi fa lo soffrire e una sua prima, banale esperienza amorosa rende più acuta tale sofferenza. La notte di Capodanno, durante una festa in casa sua, Corrado vede Manfredi baciare Maria: egli fugge e vane risultano le ricerche di Manfredi, che vorrebbe riportarlo a casa. Maria, che si sente colpevole, prega Manfredi di allontanarsi per sempre, benché confessi di amarlo. Carla, una giovinetta innamorata di Corrado, riesce a rintracciarlo. Sorpresi da un acquazzone, i due giovani si rifugiano in una capanna e tornano a casa nelle prime ore del mattino. Più tardi Corrado apprende che Carla è partita: gli avvenimenti della notte hanno indotto i suoi genitori ad allontanarla. Vivamente addolorato, Corrado decide di scriverle una lettera ed è Maria, che gliela detta. Corrado comprende ora i sentimenti della madre e senza por tempo in mezzo corre a richiamare Manfredi.
  • Durata: 98'
  • Genere: COMMEDIA
  • Tratto da: COMMEDIA OMONIMA DI GUGLIELMO ZORZI
  • Produzione: ERMANNO DONATI E LUIGI CARPENTIERI PER LA ATHENA CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: RANK, ATHENA

NOTE

- MUSICA DIRETTA DA: FRANCO FERRARA.

- TERENCE HILL E' ACCREDITATO CON IL SUO VERO NOME: MARIO GIROTTI.

CRITICA

"Questa nuova versione cinematografica della commedia di Zorzi (la prima venne realizzata nel 1928), è stata fatta con notevole cura; c'è solo da chiedersi se valesse la pena riportare sullo schermo una trama che, pur se ambientata come la commedia, in un'epoca ormai piuttosto lontana appare fatalmente superata e di non grande interesse". (A. Albertazzi, "Intermezzo", 20/21, 15/3/1955).
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