La vedova americana

Used People

USA - 1992
Il 1969 per Pearl Berman del Queens, New York, non è solo il periodo più felice, ma potrebbe proprio essere il più infelice. Da poco vedova, dopo 37 anni di matrimonio, Pearl ha vissuto una vita in funzione della famiglia - il suo ex marito Jack, le loro figlie Biddy e Norma, e sua madre Freida, che abita con loro. Ora Jack non c'è più, Freida potrebbe partire per la Florida, e le ragazze non fanno altro che litigare. Nel mondo di Pearl, proprio il giorno del funerale di suo marito, entra Joe, uno straniero che conosceva suo marito molti anni prima. Joe Meledandri è diverso da chiunque altro Pearl abbia mai conosciuto, o da chiunque altro nella sua famiglia: vestito di tutto punto con un completo di seta, scarpe lucidissime, affabile e vivace con il classico stile italiano di una volta. Arrivando a casa di Pearl, dove la famiglia è raccolta per commemorare Jack, Joe si comporta in modo del tutto imprevisto: porge le sue condoglianze e subito dopo invita Pearl ad uscire per andare a prendere un caffè. Come dice senza mezzi termini Freida: "E' stata adescata al funerale di suo marito". La reazione di Pearl sorprende lei quanto la sua famiglia, e soprattutto le sue strane figlie, che iniziano a vedere loro madre - e le loro vite - con occhi nuovi e diversi.

CAST

NOTE

- PRODUTTORI ESECUTIVI: LLOYD LEVIN E MICHAEL BARNATHAN.

- DIRETTORE DI PRODUZIONE: DAVID COATSWORTH.

CRITICA

"I personaggi sono troppi e troppe sono le rispettive storielle che la regista si sforza di intrecciare. Per fortuna non mancano situazioni svolte con garbata naturalezza e apprezzabili note di costume di tipo 'kosher'". (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 30 giugno 1993)

"La regia è da scuola elementare. Fa un po' pena il nostro big, costretto al fru fru folkloristico da una Shirley MacLaine segnata dall'età e dal gigionismo". (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 30 maggio 1993)

"Beeban Kidron, trentadue anni, inglese, già autrice di 'Antonia e Jane' in questo che è il suo primo film realizzato negli Stati Uniti conferma una vocazione per i luoghi comuni mascherati da maternalistica tenerezza, per la banalità travestita da comprensivo calore umano, per le macchiette". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 29 maggio 1993)

"Beeban Kidron, già regista del grazioso ma sopravvalutato 'Antonia e Jane' ribadisce le sue qualità mimetiche ma non sembra davvero capace di rovesciare le convenzioni del genere. A Mastroianni verrebbe voglia di chiedere perchè non ha imposto un personaggio meno ovvio. Ma siamo sicuri che il grande Marcello, al suo primo film tutto americano (incredibile ma vero), ci prenderebbe per pazzi e invocherebbe le leggi dell'ospitalità: se ti invitano, non deluderli". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 31 maggio 1993)

"La storia d'amore di mezza età naviga così tra le esitazioni della vedova e le affettuose pressioni del latin-lover, fino al prevedibile lieto fine. Mastroianni si muove con sorniona amabilità, anche se la sua devozione per la MacLaine così poco incline alle gentilezze, appare incomprensibile; Kathy Bates e Marcia Harden sono le figlie frustrate, e Jessica Tandy la rissosa capostipite". (Alfio Cantelli, 'Il Giornale', 15 maggio 1993)
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