La valle di pietra

ITALIA - 1992
La valle di pietra
Nell'Ottocento, in Boemia, durante un pranzo in casa di un prete, un agrimensore che lavora per l'impero austro-ungarico conosce l'anziano parroco di una contrada non lontana, e nota che, nonostante i poveri abiti, indossa eleganti polsini di merletto che cerca sempre di nascondere. Passano 8 anni, e all'agrimensore viene dato dal governo un nuovo incarico, per cui, allontanatosi dalla famiglia, raggiunge in carrozza la "Conca di pietra", fatta di grige rocce brulle, che si sfaldano giù nel fiume. Accolto dall'efficiente assistente, l'agrimensore, iniziati i rilievi necessari fra le colline franose, incontra quell'anziano parroco che aveva conosciuto tanti anni prima, che ammira il paesaggio, pur così privo di alberi, perché "le rocce raccolgono la luce". Da allora i due si vedono spesso, anche nella canonica, povera ma pulitissima. Una sera d'estate, l'agrimensore, sospeso il lavoro, viene invitato dal prete. Scoppia però un temporale fortissimo e i due uomini, al solo lume di una candela, restano a lungo in silenzio, poi cenano, dopo la preghiera, con poco cibo frugale. Più tardi il parroco offre all'ospite un letto per la notte, e questi scopre che il prete abitualmente dorme sopra una cassapanca, col capo appoggiato su di una Bibbia. L'agrimensore, stupito, ripensa al bianchi polsini di pizzo del sacerdote. Al mattino, quando parte, vede il prete immerso nell'acqua della Conca per aiutare i bambini del paese a passare un ponticello semisommerso, e si unisce all'opera di soccorso. Preso dal lavoro, l'agrimensore dimentica il parroco per qualche tempo, poi viene a sapere che è malato ma non vuole medico, né medicine, guarirà se Dio vorrà. In una delle sue visite al malato, questi gli affida la copia del proprio testamento, poi gli racconta di essere figlio, insieme a un fratello gemello, dell'agiato e onesto proprietario di una conceria di pelli, e lo rende partecipe del suo più grande segreto...
  • Altri titoli:
    Kalkstein
    La valle di pietra - Kalkstein
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Tratto da: racconto "Kalkstein" di Adalbert Stifter
  • Produzione: MARIO E VITTORIO CECCHI GORI PER PENTA FILM, ROBERTO CICUTTO E VINCENZO DE LEO PER AURA FILM, MARCELLO SIENA PER PRODUZIONI SIRE
  • Distribuzione: PENTA DISTRIBUZIONE - MEDUSA VIDEO (PEPITE), PENTAVIDEO

NOTE

- CIAK D'ORO 1993 PER I MIGLIORI COSTUMI.

CRITICA

"Questo lavoro di Maurizio Zaccaro è pieno di profonda spiritualità, ed offre motivo di meditazione, presentando la vita di un povero sacerdote dell'800, in una località inospitale, nella quale egli sa trovare ugualmente motivo di ammirazione per la varia bellezza del creato. Si tratta di un personaggio originale, e ricco di fine psicologia, che si rivela con pudore all'agrimensore stupido, ma subito interessato dalla particolare personalità del prete. Non una parola, nè una situazione, nè un personaggio della vicenda appaiono violenti o comunque malvagi, ma tutto è espresso con una tale sobrietà da evitare sia la leziosità che il tono patetico. L'episodio dell'incontro purissimo dell'adolescente con la mai dimenticata Johanna, da cui deriva poi nel sacerdote l'amore per i merletti e la bella biancheria, è trattato con molta finezza. Un film d'atmosfera, evocativo e non descrittivo: notevoli appaiono la scena della preghiera in canonica, prima della cena, e il silenzio dei due uomini, mentre infuria il temporale e la candela si consuma lentamente, e significativo è il furtivo gesto del parroco, che cerca sempre di nascondere i polsini di pizzo, sotto le maniche della povera giacca. Ricca di contenuti, e sicuramente influenzata dalla tematica di Olmi, quest'opera si avvale di una splendida fotografia e delle ottime interpretazioni di Charles Dance (l'agrimensore) e di Aleksander Bardini (il parroco)." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 114, 1992)

"In questi nostri anni di crisi delle ideologie, il ritorno a una letteratura di cristallini sentimenti (non di sentimentalismo) e di amore per gli umili ha un suo indubbio significato. Certo, portare sullo schermo 'Kalkstein' (cioè 'La pietra calcarea') era impresa rischiosa. In questa novella accade molto poco, mentre ciò che conta è lo stato d'animo dei personaggi, il mondo in cui si cala la loro vita e il valore che essi le danno. (...) Il film ha il respiro lieve della novella di Stifter rielaborata cinematograficamente senza tradirla, e anzi facendone occasione per esprimere attraverso di essa l'intero mondo poetico e spirituale dello scrittore. Zaccaro conduce il film con rara delicatezza, attento alle piccole cose, ai piccoli gesti, e con la capacità di dare un'anima al paesaggio che non è mai soltanto scenografia, occasione decorativa, ma diventa anch'esso personaggio. In tempi di banalità televisiva o di effettistica spettacolarità cinematografica, film come quello di Zaccaro ci ricordano quanto il film possa essere poesia e aiutarci a ritrovare la giusta direzione del vivere." (Ernesto G. Laura, 'La Discussione', 19 ottobre 1992)
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