La trattativa

ITALIA - 2014
3/5
La trattativa
Di cosa si parla quando si parla di trattativa? Delle concessioni dello stato alla mafia in cambio della cessazione delle stragi? Di chi ha assassinato Falcone e Borsellino? Dell'eterna convivenza fra mafia e politica? Fra mafia e chiesa? Fra mafia e forze dell'ordine? O c'è anche dell'altro? Un gruppo di attori mette in scena gli episodi più rilevanti della vicenda nota come trattativa stato mafia, impersonando mafiosi, agenti dei servizi segreti, alti ufficiali, magistrati, vittime e assassini, massoni, persone oneste e coraggiose e persone coraggiose fino a un certo punto. Così una delle vicende più intricate della nostra storia diventa un racconto appassionante.
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Produzione: VALERIO DE PAOLIS, SABINA GUZZANTI PER SECOL SUPERBO, SCIOCCO PRODUZIONI S.R.L., CINEMA S.R.L.
  • Distribuzione: BIM
  • Data uscita 2 Ottobre 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
"Siamo un gruppo di lavoratori dello spettacolo...". Sabina Guzzanti cita il Volonté di Tre ipotesi sulla morte di Giuseppe Pinelli, cortometraggio di Elio Petri realizzato nel 1970, per introdurre lo spettatore alla visione del suo nuovo lavoro da regista, La trattativa. Come da titolo, il film ricostruisce - "attraverso documenti e fatti accertati" - il percorso a dir poco accidentato che ha portato alla cosiddetta "trattativa Stato-Mafia". Per farlo, la Guzzanti costruisce un meccanismo narrativo che, mescolando materiali d'archivio e fiction, riesce a passare con disinvoltura dal documentario alla finzione, chiamando a raccolta una serie di attori (da Enzo Lombardo a Ninni Bruschetta, da Sabino Civilleri a Filippo Luna, da Franz Cantalupo a Michele Franco, da Maurizio Bologna alla Guzzanti stessa), che interpretano di volta in volta i protagonisti della vicenda.

Si parte dal pentito Gaspare Spatuzza (e dal concetto di grazia...), si passa a Vito e Massimo Ciancimino, si arriva a Giancarlo Caselli e al colonnello Mori, al colonnello Riccio e all'informatore Ilardo, si finisce con Dell'Utri e Berlusconi. Una storia, quella della Trattativa, che trova origine agli inizi degli anni '90: che cosa fece lo Stato per mettere fine alle stragi di stampo mafioso? Che cosa accadde, di preciso, all'indomani delle bombe che uccisero a breve distanza Falcone e Borsellino? Perché, nel 1994, l'attentato previsto allo Stadio Olimpico di Roma (quello in cui Spatuzza doveva "ammazzare 1.000 carabinieri"...), non andato in porto per un malfunzionamento del congegno, non venne poi effettivamente portato a termine? Che cosa ha significato, arrivando al dunque, la nascita e l'affermazione politica di Forza Italia, partito di Silvio Berlusconi "nato da un'idea di Marcello Dell'Utri"?...

Sabina Guzzanti - anche grazie al suggestivo uso delle luci di Daniele Ciprì - dimostra di saper controllare, anche visivamente, lo sviluppo delle argomentazioni e dei fatti, riportando in superficie le origini di un mutamento così repentino e drammatico per la democrazia del nostro paese. Come al solito, l'autrice di Viva Zapatero! e Draquila non soffre di alcun timore reverenziale, chiama in ballo Napolitano (cui vengono addebitate pressioni su Pietro Grasso e la Cassazione per scagionare Mancino: “Ogni parola del film è stata controllata all'infinito, anche con l'aiuto del giornalista di Report Giorgio Mottola: abbiamo verificato tutto, e queste pressioni sono documentate. Napolitano si è legato al processo sulla trattativa per sua decisione, con interventi a gamba tesa e violenti sulla Procura di Palermo”, dice la Guzzanti) e altre importanti cariche dello Stato, ma a differenza dei suoi lavori precedenti riesce (non del tutto, certo...) a "scansarsi" dall'oggetto dell'inchiesta (evitando i soliti, fastidiosi effetti à la Michael Moore, per intenderci), realizzando un film che poco o nulla aggiunge a questioni già rese note attraverso altri canali, ma con il grande merito di potersi rivolgere ad un grande numero di persone che, magari, non leggono i giornali. Ammesso decidano di andarlo a vedere...
Perché - e qui ci sentiamo di essere d'accordo con lei - "un conto è dire che lo Stato e la Mafia sono la stessa cosa, un'altra informarsi sulla realtà dei fatti. L'idea generica è nemica di un'idea precisa: quali fasce di istituzioni, tuttora al comando, hanno preso queste decisioni? Da dove viene l'Italia che abbiamo sotto gli occhi? Questo film dà tutte le spiegazioni che servono". Didattico, ma necessario.

NOTE

- FUORI CONCORSO ALLA 71. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2014).

CRITICA

"Malgrado le ambizioni e l'impegno di messa in scena è riduttivo vedere in 'La trattativa' un film nel senso artistico e narrativo e anche di intrattenimento, e tantomeno un documentario. Perché, senza poterne mettere in dubbio l'interesse, è soprattutto un pamphlet, genere cui l'autrice non è nuova. Sui dati raccolti e sullo sguardo comico-satirico al quale Sabina Guzzanti non rinuncia mai prevale l'esposizione unilaterale di una tesi. Si tratta nientemeno della 'trattativa Stato-mafia'. Attraverso lo stratagemma drammaturgico di 'un gruppo di lavoratori dello spettacolo' che su un palcoscenico fa vivere i 'personaggi' di una vicenda sulla quale non esistono conclusioni certe, si va allo snodo dei primi anni 90 italiani per stabilire che dopo gli omicidi di Falcone e Borsellino lo stragismo mafioso si è interrotto in seguito a un patto, di cui farebbe parte la controversa dinamica che portò nel '93 all'arresto di Riina." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 2 ottobre 2014)

"Coraggiosa Sabina Guzzanti che, ispirandosi al cinema di Petri e di Rosi, parte dai documenti (intercettazioni, testimonianze di pentiti, atti processuali) - e deve averne studiati una marea - e li mette in scena assegnando ai suoi attori le varie parti in commedia, senza pretendere di fare operazione realista; anzi denunciando la natura brechtiana della ricostruzione. In questo modo la Guzzanti si assume piena responsabilità del punto di vista attraverso cui racconta l'ambiguo iter della Trattativa Stato-mafia al centro del film: e nello stesso tempo gli conferisce maggior forza di verità. Vero che in alcuni momenti il rigore e l'incisività sono indeboliti dall'affiorare di un'indignazione pasionaria; e da certe personificazioni grottesco-macchiettistiche che, pur riuscite, portano più dalle parti del cabaret televisivo che del teatro del grande Bertolt. Ma nell'insieme, 'La trattativa' è un excursus su un travagliato ventennio di storia italiana, che mettendo uno accanto all'altro diversi frammenti crea un quadro inquietante, confermando dietrologie e sospetti sui soliti noti e anche su illustri ignoti. E riproponendo il dilemma di sempre: qual è il confine fra trattativa e collusione nei rapporti Stato/mafia?" (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 2 ottobre 2014)

"(...) se 'La trattativa', in sala dopo il passaggio alla Mostra di Venezia rivendica apertamente un legame con la realtà - e la Storia - del nostro paese, dall'altra parte pone anche delle questioni su cosa significa oggi fare un cinema «impegnato» come si diceva un tempo, o di denuncia. Nei giorni veneziani 'La trattativa' è stato spesso unito a 'Belluscone - Una storia siciliana' per il tema, ovviamente, e per alcune figure che tornano in entrambi i film. (...) I due film però sono davvero all'opposto per stile, scelte narrative, riflessioni sul cinema. Sabina Guzzanti rimane nei luoghi della politica, e costruisce la sua narrazione su coloro che hanno manovrato le cose o ne sono stati esecutori. Nella politica cerca le cause e gli effetti, è la politica che deve fare chiarezza, e scegliere dove collocarsi, e i tribunali non possono essere la soluzione, non la sola almeno. (...) la «finzione» è dichiarata da subito, è la stessa Guzzanti a dirci cosa sta facendo insieme a un gruppo di lavoratori dello spettacolo. Lei sa come funziona, come molti altri disturbatori della quiete pubblica, venne bandita dalla televisione dell'era berlusconiana, e però proprio perché comica degli effetti mediatici conosce dosaggi e equilibri sottili. Sa anche come tutto si può digerire, omologare, l'intervista a un pentito o una fiction sulla mafia. Alla fin troppo semplicistica retorica del complotto oppone perciò l'indagine lineare, quasi- ossessiva e fa di noi, il pubblico, il controcampo della politica a cui chiedere la risposta che evita. Il rebus rimane senza soluzione, e anzi lei ci lascia con una domanda: quando è che il nostro paese entrerà in uno stato di grazia? La risposta è appunto ancora tutta da scrivere." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 2 ottobre 2014)

"Spiacerà a chi non è d'accordo con quei critici che ritengono i film della Guzzanti «belli, importanti e necessari». (...) E (...) a chi non sopporta i pamphlet quando sono pure noiosi (il copione è composto dai vari minishow travaglieschi «montati» senza inventiva)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 2 ottobre 2014)

"La chicca, purtroppo l'unica, è Nicola Mancino, allora ministro dell'Interno, che confessa di non conoscere Borsellino. Per il resto il documentario della maestrina Sabina Guzzanti sulla (presunta?) trattativa Stato-mafia degli anni Novanta ondeggia tra realtà e fiction, senza aggiungere nulla di nuovo e facendo sempre prevalere il livore sullo sdegno. Che barba." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 2 ottobre 2014)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy