LA TENERA CANAGLIA

CURLY SUE

USA - 1991
LA TENERA CANAGLIA
Bill Dancer, uno stravagante vagabondo quarantenne, e la piccola Curly Sue, un'orfana di entrambi i genitori, vivono di ingegnosi espedienti. Dopo aver stimolato un incidente facendosi investire dall'automobile di Grey Allison, una ricca avvocatessa di Chicago, Bill e la bambina vengono ospitati a casa della donna. Ciò suscita le ire di Walker Mc Cormick, il fidanzato di Grey, che tenta, inutilmente, di convincerla ad allontanare i due intrusi. Per un insieme di circostanze e, soprattutto, per la vivacità di Curly, la donna si affeziona alla bambina e a Bill il quale, ormai invaghitosi di Grey, è intenzionato a trovare un onesto lavoro. Deluso ed adirato, Mc Cormick denuncia Dancer alla polizia come illegale tutore della bambina: Bill viene arrestato e Curly viene rinchiusa in un istituto per orfani. Grey, dopo aver pagato la cauzione per liberare Bill, con uno strategemma riesce ad ottenere l'affidamento di Curly. Questi avvenimenti hanno prodotto in Bill, Grey e Curly un cambiamento: costoro ormai hanno formato una vera famiglia.
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA
  • Produzione: JOHN HUGHES
  • Distribuzione: WARNER BROS ITALIA (1992) - WARNER HOME VIDEO (GLI SCUDI)

CRITICA

"'La tenera canaglia' è un film sintomatico non solo della rinnovata e interessata attenzione di Hollywood (nonostante il buon Hughes sia un indipendente di lusso: sceneggiatore, regista e produttore di se stesso e di altri, vedi 'Mamma ho perso l'aereo') nei confronti dei bambini senza affetto e già troppo adulti. E' anche il risultato dell'ambiguo e irrisolto malessere post-reaganiano (o bushiano): una sorta di new deal cinematografico alla Frank Capra che indaga sulle spropositate differenze di classe, su ricchezza e povertà, sulle ambizioni sbagliate e sui senzacasa annacquandole di buoni sentimenti, buon cuore e neo-famiglie che serrano le fila. La mini-star del film, una già navigata Alisan Porter, fa il verso ai trucioli di Shirley Temple intonando a gran voce l'inno americano davanti alla tv. Troppo sofferta l'interpretazione di Kelly Lynch che ammirano - scomposta moglie tossicodipendente di Matt Dillon - in 'Drugstore Cowboy'. Sottotono James Belushi. Nella colonna sonora, una versione frivola di 'You Never Know', eseguita da Ringo Starr." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 15 Marzo 1992)

"John Hughes, che ha scritto, diretto e prodotto il massimo successo recente nel genere film-con-bambino, 'Mamma ho perso l'aereo', replica, e condensa due tendenze: scrive dirige e produce un film-con-bambina che è insieme un film-con-barboni, altro genere prediletto del momento. Curly Sue, Sue ricciolina, nove anni, e Jim Belushi, amico del padre morto della bambina, compongono una coppia affettuosa di liberi vagabondi senzatetto bidonisti usi a vivere di piccole truffe e di espedienti, però quasi onesti. (...) La commedia sdolcinata ha un punto di forza in Kelly Lynch, che aveva recitato con altra passione in 'Ore disperate' di Cimino la parte d'avvocatessa-amante di Mickey Rourke; e ha un punto di debolezza in Alison Porter, bimba che fa cinema, tv e pubblicità da quando aveva tre anni, ma che non è simpatica." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 21 Maggio 1992)

"Pochissima logica, specie al momento in cui l'avvocatessa repentinamente si converte alla bontà, qualche gag quando la tenera canaglia, spalleggiata dal barbone, cerca di gabbare mezzo mondo, una comicità costruita con mezzi facili, uno sviluppo narrativo e delle soluzioni tutti molto scontati. Volendo si può anche sorridere, certi tentativi di intenerire vanno a segno e certi personaggi di contorno, anche se ridotti al rango di macchiette, riescono a proporre delle occasioni anche di farsa, però ci si ferma qui: con l'impressione costante di aver già visto tutto, e meglio raccontato. La bambinetta è Alisan Porter, già incontrata altre volte: una faccetta furba, poco miele per fortuna e una capacità di cantare a gran voce l'inno nazionale americano da far invidia a una cantante del Met. Immagino l'emozione, ascoltandola, delle platee statunitensi. Il giovane barbone è James Belushi: ormai, dopo averlo avuto al mio fianco l'estate scorsa nella giuria della Mostra di Venezia, mi è difficile credergli. A Kelly Lynch, invece, nei panni dell'avvocatessa, non si crede comunque. Sembra Faye Dunaway, ma purtroppo non lo è." ('Il Tempo', 16 Marzo 1992)
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