La solita commedia - Inferno

ITALIA - 2015
La solita commedia - Inferno
2015: l'Inferno è nel caos. Una schiera di nuovi peccatori arriva ogni giorno ad affollare gli uffici di Minosse. Ma l'Inferno è una struttura vecchia, antiquata: i nuovi peccatori, non trovando una giusta collocazione, si disperdono tra i gironi. Lucifero viene ricevuto direttamente da Dio, che cerca una soluzione. L'idea vincente è una catalogazione dei nuovi peccati sulla Terra. E a chi affidare quest'incarico se non a Dante Alighieri, che già una volta, a suo tempo, svolse questo compito con eccellenti risultati? Dante viene così catapultato in una grande città italiana, e trova finalmente la sua guida, colui che lo accompagnerà alla ricerca dei "nuovi peccati": Demetrio Virgilio, un trentenne precario che si appresta, come ogni mattina, ad affrontare un'altra "giornata d'Inferno".
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: LORENZO MIELI E MARIO GIANANI PER WILDSIDE
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Data uscita 19 Marzo 2015

TRAILER

NOTE

- REALIZZATO IN COLLABORAZIONE CON ECOMEDIA S.P.A. AI SENSI DELLE NORME SUL TAX CREDIT; CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO; CON IL SOSTEGNO E PATROCINIO DELLA CITTÀ DI TORINO E DELLA FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE.

CRITICA

"Al cospetto delle imprese della nuova strana coppia Biggio-Mandelli, qualsiasi approccio potrebbe risultare imbarazzante. Lo strepitoso successo al botteghino della serie «I soliti idioti» sembra parafrasare, infatti, un famigerato dilemma morettiano: mi si nota di più se stronco col sangue agli occhi la loro volgarità efferata o se la esalto con pari incontinenza e accluso sberleffo a critica e pubblico beneducati? Forse la verità - se mai ne esistesse una sotto il cielo cinematografico - sta nella radice stessa della loro comicità, un coacervo di idee, spunti, pantomime, spirito grottesco ed equanime livore contro l'intera razza umana che non sa e non può cercare il certificato culturale e si affida in tutto e per tutto alla reazione immediata della platea, alla provocazione che accetta di bruciare forma e contenuto, al cortocircuito di una realtà catalogata secondo una visceralità brada. (...) La serie degli sketch sarebbe potuta diventare infinita, tanto Biggio e Mandelli se ne fregano della fluidità registica e della consequenzialità narrativa: quelli raccolti nel film fanno vanto della propria esilità e pretestuosità, però non attaccano i bersagli consueti preferendo spudoratamente prendersela con la gente media e meschina, il miserabile tessuto connettivo del paese rimasto intoccabile dai tempi dei geni ultrascorretti Fracchia e Fantozzi." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 19 marzo 2015)

"II primo aveva incassato 12 milioni di euro, il secondo 9. La scelta più facile sarebbe stata continuare a fare gli idioti. Invece, saggi e beneducati, oltre che notoriamente arguti, Biggio e Mandelli hanno pensato niente di meno che a Dante Alighieri e, nell'immortale cornice della «Divina Commedia», hanno inserito personaggi, o meglio, «mostri» della nostra attualità. Proprio come quelli che Dino Risi raccontò nel film a episodi del 1963. Solo che, ovviamente, manie, tic, difetti e aberrazioni sono cambiati (...). Le principali ossessioni, e le migliori risate del film, derivano dall'abuso delle nuove tecnologie (...)." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 19 marzo 2015)

"Era dai tempi, gloriosi, dei Blues Brothers che si aspettava qualcuno che andasse in missione per conto di dio. Pur facendo le debite proporzioni Biggio e Mandelli hanno pensato bene di emulare Belushi e Aykroyd. Certo, non c'è il fantastico blues come colonna sonora e non c'è la regia era di un grande come John Landis però alcune idee ci sono. (...) premessa ricca di suggestioni e trovate, non tutte riuscite, ma in grado di mantenere elevata l'allerta ilarità. (...) poi il mosaico spesso è approssimativo. (...) Alcune rappresentazioni lasciano affiorare il peggio dei 'Mostri' creati da Risi con la complicità di Tognazzi e Gassman. (...) Biggio e Mandelli vivono del loro trasformismo e della loro versatilità, pur avendo Gianmarco Tognazzi (che cita il padre golpista di 'Vogliamo i colonnelli') e Tea Falco (Cristo) tra i complici chiamati a interpretare, sono loro a indossare i panni più svariati e trasformare in grottesco o in sguaiato tutto quel che toccano. Questa volta però hanno lasciato da parte i tormentoni da caserma. La loro versione della commedia non sarà più divina, ma neppure così solita come vorrebbero farci credere. E tanto per rimanere nell'ambito della commedia se ne avverte di più nei frammenti riusciti di questi idioti che in tante rimasticature del banale che affollano i nostri schermi. Ci sarà chi considera il cinema qualcosa di più elaborato e articolato di quanto proposto dal film, che da questo punto di vista non si discosta dalla successione di gag come vengono concepite per la tv, ma forse oggi si tratta di rivedere i parametri che ci hanno sin qui guidato, visto che al cinema ormai non si trovano solo film, ma anche eventi in diretta che pescano in ogni dove o materiali appositamente realizzati (...). E se il cinema come lo abbiamo sempre inteso fosse rimasto una delle componenti che vanno a illuminare il grande schermo? Per tacere di quanto cinema passi (solo) in tv." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 19 marzo 2015)

"Spiacerà. A chi ancora non appartiene alla schiera dei fan dei Soliti Idioti (schiera in crescita, ai primi idioti si stanno unendo gli snob che ora si spingono a definire Biggio e Mandelli la nuova frontiera della comicità). Da parte nostra seguitiamo a diffidare. Certo, i bei momenti non mancano (gli hackers). Ma sono rari e radi." (Giorgio Carbone, 'Libero', 19 marzo 2015)

"Forse non sarebbero dispiaciuti al grande Dino Risi questi azzeccatissimi Mostri del terzo millennio.(...) Una commedia spiritosa e insolente degli anti conformisti, scorrettissimi Soliti Idioti, Biggio e Mandelli. Pronti finalmente a far strage di parolacce per innalzare il tasso d'umorismo." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 20 marzo 2015)

"Una via di mezzo (...) tra i Mostri del grande Dino Risi e la voglia di uscire da I soliti idioti per non ripetere se stessi all'infinito. Eppure non ha funzionato. Sarà che il pubblico era abituato a vederli senza infingimenti, dir parolacce. Sarà che i due, Biggio e Mandelli, sono andati pure a Sanremo, ma sono stati eliminati e questo non è certo stato un buon viatico al film. Sarà che Dante Alighieri è intoccabile e l'unico comico che ci si sia avvicinato con un certo successo resta, ad oggi, Roberto Benigni (...). Perché gli italiani sono un popolo che vive di abitudini e se persino un grande personaggio come Alberto Sordi si è trovato confinato più volte nello stesso ruolo, perché dovrebbe riuscire ai soliti idioti l'operazione di uscir da se stessi, magari per diventare più poetici, persino danteschi? Il film. Ad essere sinceri, si fa vedere. Ma non basta. Perché, come ha spiegato lo scrittore Milan Kundera «i veri geni del comico non sono coloro che ci fanno ridere di più, ma coloro che svelano una zona sconosciuta del comico». Un purgatorio, più che un inferno." (Massimiliano Lenzi, 'Il Tempo', 27 marzo 2015)
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