La signora dello Zoo di Varsavia

The Zookeeper's Wife

USA - 2017
2,5/5
La signora dello Zoo di Varsavia
Polonia 1939. La brutale invasione nazista porta morte e devastazione in tutto il paese e la città di Varsavia viene ripetutamente bombardata. Antonina e suo marito il dottor Jan Zabinski, custode dello zoo della città, sono una coppia molto unita sia nella vita privata che in quella professionale. Dopo la distruzione dello zoo i due si ritrovano da soli a salvare i pochi animali sopravvissuti. Sgomenti per ciò che sta accadendo al loro amato paese, la coppia deve anche sottostare alle nuove politiche di allevamento del nuovo capo zoologo nominato dal Reich: Lutz Heck. Ma quando la violenza nazista arriva all'apice e inizia la persecuzione degli ebrei, i due coniugi decidono che non possono restare a guardare e cominciano in segreto a collaborare con la Resistenza, intuendo che le gabbie e le gallerie sotterranee dello zoo, possono ora servire a proteggere in segreto delle vite umane. Quando la coppia mette in atto il piano per salvare più abitanti possibili del ghetto di Varsavia, Antonina non esita a mettere a rischio anche se stessa e i suoi figli.
  • Durata: 127'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO, STORICO
  • Tratto da: romanzo omonimo di Diane Ackerman
  • Produzione: SCION FILMS, ELECTRIC CITY ENTERTAINMENT, TOLLIN PRODUCTIONS, ROWE/MILLER PRODUCTIONS
  • Distribuzione: M2 PICTURES
  • Data uscita 16 Novembre 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane
Il suo sguardo da eterna bambina fa impazzire tedeschi e polacchi. Pelle chiara, anima innocente, e grande forza di spirito sono le qualità di Antonina Zabinski, la moglie del custode dello zoo di Varsavia. Lei ama gli animali, le bellezze del mondo, però il male porta la svastica sul braccio e semina rovine a colpi di cannone. Siamo nel 1939, e la Germania ha invaso la Polonia. Il paradiso naturale di Antonina muore sotto i bombardamenti, l’oppressione è appena iniziata, gli ebrei vengono rinchiusi nel ghetto e contro di loro i peggiori crimini rimangono impuniti. Il dottor Jan Zabinski, il marito di Antonina, non può rimanere a guardare.

In segreto, la coppia trasforma lo zoo in un rifugio per i perseguitati, mentre il potente Lutz Heck, nuovo capo zoologo di Hitler, prende di mira Antonina e cerca di piegarla ai suoi voleri. Lei piange, soffre, ma non esita a mettere in pericolo la propria famiglia per salvare sempre più persone, da nascondere nelle gabbie, nel seminterrato e in qualsiasi posto in cui i nazisti non possano vederle.

La signora dello zoo di Varsavia è proprio lei, Antonina (interpretata da Jessica Chastain), anima e il corpo di un film appassionante anche se a tratti un po’ edulcorato. Il racconto della vita nel ghetto è un pugno nello stomaco, anche se non aggiunge molto a quello che ci aveva già mostrato Steven Spielberg nel suo Schindler’s List. Questa volta tutte le immagini sono a colori, quel bianco e nero che si imprimeva nella tragedia è stato abbandonato, come anche quel piccolo cappotto rosso che è rimasto nella storia del cinema. Ma sarebbe sbagliato fare paragoni o definire La signora dello zoo di Varsavia una narrazione fuori tempo massimo. Non bisogna mai dimenticare l’Olocausto, perché la memoria è l’unico antidoto al veleno che troppo spesso alberga nel cuore del potere.

All’inizio la protagonista accarezza il suo eden, e va in bicicletta felice in mezzo agli animali. La natura riposa tranquilla, fino all’arrivo dell’invasore, che distrugge ogni idillio con la sua ferocia e stermina scimmie, bufali e ghepardi a colpi di fucile. Cacciatori e prede, ecologia contro abuso, più volte il contrasto si ripete, mentre gli inermi, soprattutto vecchi e bambini, non sanno a chi chiedere aiuto. Gli Zabinski sono un faro nella notte, l’ultimo porto sicuro prima della tempesta. Nemmeno il crudele Lutz Heck riesce a essere all’altezza di Antonina, che nella sua prigione di vetro accoglie ogni giorno aspetta un nuovo carico di disperati.

Niki Caro si ispira al romanzo di Diane Ackerman per portare sul grande schermo un’eroina realmente esistita, ma poco conosciuta che, in silenzio, non ha mai smesso di lottare. Spesso la regista non sa tenere a freno l’emozione e spinge il pedale sull’enfasi, ma l’argomento è di quelli che non possono lasciare indifferente la platea, soprattutto non si dimentica la personalità carismatica di Jessica Chastain. Lei riesce al raro miracolo di cancellare la diva e mostrarsi come una donna comune, pronta al sacrificio quando l’oscurità incombe.

 

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI FIGURA ANCHE JESSICA CHASTAIN.

CRITICA

"Difficile che la regista neozelandese Caro non abbia pensato di muoversi su un terreno cinematograficamente assai frequentato e di essere pertanto destinata a confrontarsi pericolosamente con alcuni dei capolavori sull'Olocausto, primo fra tutti «Schindler's List». Certo deve averla confortata la presenza nel ruolo ereditato dal romanzo-verità dell'americana Diane Ackerman di un'attrice sempre vigorosa e credibile come Jessica Chastain, però, purtroppo, i momenti alti del film si alternano con quelli improntati al gusto e lo stile di una routine agiografico-divulgativa I complessi rapporti tra i personaggi non sono sviluppati come dovrebbero, né la metafora delle povere bestie in cattività." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 17 novembre 2017)

"Sulla base del romanzo di Diana Ackerman, a sua volta ispirato dai diari di Antonina, il film di Niki Caro sceglie un passo da racconto classico, ricostruendo con cura l'epoca senza eccedere nei toni drammatici, tanto la materia parla da sola. Affidato a Daniel Brühl, l'hitleriano di turno acquista una qualche sfumatura senza per questo perdere il suo torvo, odioso carattere; e la luminosa Jessica Chastain conferisce vibratile spessore umano a questo magnifico personaggio di «giusto» ritagliato dalla realtà. Tuttavia i due bravi interpreti non bastano a riscattare il film dal manierismo." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 16 novembre 2017)

"Una storia che valorizza il tanto di nobile ed eroico che riguarda la Polonia del tempo, lasciando fuori la radicata ostilità della comunità polacco-cristiana contro una minoranza ebraica, per lo più non assimilata né integrata, che costituiva il dieci per cento della popolazione. E non esiste più." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 16 novembre 2017)

"Piacerà certamente agli ammiratori di Jessica Chastain in un personaggio di dolce e grintosa eroina cucitole su misura. (...) Jessica a parte il film di Niki Caro si colloca nella buona media qualitativa dei film sull'odissea di Varsavia. Niki Caro racconta bene (sa come toccare le corde emozionali) e copre le due ore senza cadute di tensione. Pur navigando nelle acque del già visto (quante volte abbiamo visto le deportazioni sullo schermo) azzecca non di rado qualche momento di livello inconsueto. Come il vagabondare per Varsavia degli animali in libertà dopo il bombardamento germanico. Come la magica apparizione del dottor Korczak l'«angelo del ghetto» che dice no a Zabinski che gli offre luna possibilità di fuga." (Giorgio Carbone, 'Libero', 16 novembre 2017)

"Passabile dramma, l'ennesimo sull'Olocausto, tratto, è precisato, da una storia vera, come se il dato fosse garanzia di qualità. (...) Buona ricostruzione d'epoca, ma scarsi palpiti, nonostante l'ardore della fascinosa resistente Jessica Chastain." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 16 novembre 2017)

"Storia vera. Un altro sguardo, e non bastano mai, sulla pratica nazista di deportazione e annientamento. Dal punto di vista degli animali? In un certo senso sì. La devastazione dello zoo, il disorientamento di belve e bestiole, l'ordine voltato nel caos, è efficace metafora sensoriale della guerra. Riesce meglio del mélo d'amore e resistenza, con gli 'uomini e no' e il salvataggio di una 'Schlinder's List'. Alla Chastain, ormai una delle migliori interpreti di oggi, il merito di catalizzare l'attenzione dove cede." ('Nazione-Carlino-Giorno', 16 novembre 2017)
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