La sfida

ITALIA - 1958
La sfida
Vito Polara è un giovanotto napoletano privo di scrupoli e divorato dall'ambizione di arrivare al più presto al successo e alla ricchezza. Dopo aver tentato il contrabbando di sigarette, decide di inserirsi di prepotenza nel giro che sfrutta il mercato ortofrutticolo partenopeo. Grazie a dei soldi avuti in prestito, Vito convince un contadino a vendergli il suo carico e si presenta dinanzi al potente capo dell'organizzazione, Salvatore Ajello, gridandogli apertamente le sue ragioni. Inebriato dall'apparente vittoria e convinto di far parte a tutti gli effetti del 'giro', Vito si fidanza con Assunta, una vicina di casa, acquista un lussuoso appartamento e contrae numerosi debiti. La sua ambizione, però, lo porterà a trasgredire gli ordini di Aiello e in quel mondo gli errori vanno pagati...
  • Altri titoli:
    El desafio
    The Challenge
  • Durata: 95'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: FRANCO CRISTALDI PER VIDES CINEMATOGRAFICA, LUX FILM, CINECITTA' (ROMA), SUEVIA FILMS S.A. (MADRID)
  • Distribuzione: LUX FILM - PANARECORD - DVD: DOLMEN HOME VIDEO (2010)

NOTE

- FONICO: OVIDIO DEL GRANDE.

- PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA ALLA XIX MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA (1958) EX-AEQUO CON "LES AMANTS" DI LOUIS MALLE.

- NASTRO D'ARGENTO 1959 PER IL SOGGETTO, IL PRODUTTORE E IL MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA (NINO VINGELLI).

CRITICA

"(...) Colpisce, in un esordiente, tanta bella sicurezza di mestiere (...). Ciò che salva Rosi dall'accusa di eccessivo americanismo è di aver studiato la storia (...) in un ambiente preciso, in una cornice non occasionale (...). Il serio esordio di Rosi rivela un temperamento di singolare rilievo, ma ancora debole nella costruzione di personaggi che, o sono incerti, come quello di Vito, o troppo secondari come quello di Assunta (...) o facili schemi come quello di Ajello. Il che non significa che l'opera non sia fra le più ragguardevoli degli anni più recenti del cinema italiano". (Ernesto G. Laura, 'Bianco e Nero', 10/11, 1958).

"La responsabilità di Rosi, nell'attuale situazione del cinema italiano, è palese. Non meno evidente quella della critica che, quasi unanime, ha accolto il giovane regista e il suo film come due grandi e autentiche rivelazioni. (...) La critica contribuise (...) a creare un nuovo mito - il mito Rosi - che, una volta creato, abbandonerà probabilmente assai presto, con grave danno per il Rosi stesso, il quale in ogni caso ha bisogno più di riserve e di critiche, che di elogi più o meno incondizionati." (Guido Aristarco, 'Cinema Nuovo', 135, settembre-ottobre 1958)
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