La scuola più bella del mondo

ITALIA - 2014
Filippo Brogi, puntiglioso preside di una scuola media toscana, ha deciso di vincere la Coppa di Scuola dell'Anno e per questo organizza un gemellaggio con alcuni studenti di Accra, in Ghana. Non tutto, però, va come da programma: la tecnologia inganna il maldestro bidello della scuola e Accra, Ghana, diventa Acerra, Napoli e l'equivoco porterà confusione e scompiglio. Infatti, Brogi e la giovane professoressa Margherita Rivolta accoglieranno con lo striscione "Benvenuta Africa" una classe di ragazzini napoletani scatenati, accompagnati dall'eccentrico professore Gerardo Gergale e dalla collega Wanda Pacini...

CAST

CRITICA

"Una svista del bidello (...) spedisce l'invito non ad Accra, Ghana, ma ad Acerra. Equivoco che potrebbe essere degno di Totò. I terroni partono guidati dal prof Papaleo, assenteista ma un po' 'capitano, mio capitano', e dalla prof Finocchiaro, sudista adottiva, che dalla Val d'Orcia è scappata dopo la rottura del fidanzamento con il preside, a detta di lei 'uomo senza palle'. Sarabanda moderatamente divertente infarcita di neo luoghi comuni." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 13 novembre 2014)

"(...) una commedia nazional popolare che - con bravi attori, battute buone e altre trite - simpaticamente celebra l'utopia di una rinnovata unità fra Nord e Sud." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 13 novembre 2014)

"Un cartone animato con Dio in versione alieno verde con tre dita, papere ripetutamente schiacciate dagli autobus, politici toscani ossessionati dalla loro immagine mediatica (chissà chi sono?), un alano arlecchino in grado di chiudersi a chiave in una stanza lasciando fuori Rocco Papaleo e Christian De Sica (...). Benvenuti nel caos organizzato di Luca Miniero, regista de 'La scuola più bella del mondo' reduce dai successoni 'Benvenuti al Sud' e 'Un boss in salotto'. C'è di tutto nel suo nuovo film anche se la formula di 'Benvenuti al Sud' non si cambia (...). C'è grottesco, satira, cartoon, love story tra bambini e buoni sentimenti tra adulti. Un gran casino, a volte pure divertente. De Sica super, Papaleo buono." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 13 novembre 2014)

"Avvilente commedia umoristica(solo sulla carta), un concentrato di banalità, con terrificanti cadute di stile. (...) bizzarro (e insopportabile) prof Rocco Papaleo. Christian De Sica, ridotto a patetica macchietta (...)" (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 13 novembre 2014)

"Si può scrivere una buona sceneggiatura, quindi un buon film, basandosi esclusivamente sullo scambio di vocali e consonanti, una e, una r? Pare proprio di no. «La scuola più bella del mondo» di Luca Miniero - quello di «Benvenuti al Sud», e poi «al Nord» - è tutta qui, ma non è certo la più bella: parte e continua sulla traslitterazione lessicale di cui sopra. (...) Canti, balli, tammurriate non aggiungono gran che alla scombiccherata storiella che, se intendeva tracciare un raccordo fra italiani del dolce stil novo e guaglioni dal dialetto per lo più incomprensibile (ci volevano almeno i sottotitoli), riesce solo a finire in burla carnevalesca. Una battuta per tutte (la dice l'altezzosa professoressa): «Il congiuntivo è importante come la carta igienica». Ridete?" (Franco Colombo, 'L'Eco di Bergamo', 18 novembre 2014)

"In «La scuola più bella del mondo» gli attori fanno il loro dovere, eseguendo a più riprese con efficacia i propri numeri da sperimentati professionisti. Purtroppo, però, De Sica, Papaleo, Arena, Finocchiaro & company si sono ritrovati alle prese con un copione ultra-risaputo e cadenzato su corde satiriche sfilacciate, ragione per cui il film potrà magari aspirare a un buon bottino d'incassi, ma non certo a segnare un gol nell'interminabile partita della nuova commedia per la salvezza dell'agonizzante box-office nostrano. Miniero ha tanti meriti - basterebbe citare il divertente «Benvenuti al Sud» che aveva abbozzato un modo più inventivo per rivangare sullo schermo il conflitto Nord contro Sud - ma qualcuno gli dovrà pur fare notare che «Un boss in salotto» e quest'ultima performance segnano decisi passi indietro. Altro «argomento» associato all'uscita del film sarebbe quello dell'insulto all'immagine della città, ma non ci sembra proprio il caso che le intelligenze di una metropoli come Napoli perdano tempo a correre dietro a un bouquet di stereotipi a cui, invece, manca proprio il decisivo morso della cattiveria. Dal bidello scemo che confonde Accra con Acerra all' esuberante e vanesio preside De Sica, dalla racchia che sputa battute acide al Papaleo condannato a riciclare (speriamo non per sempre) battute e mosse in «basilicatese», dalle gag ciniche sulle papere schiacciate dall' autobus alle sortite del politico toscano ossessionato dalla propria immagine (cercasi alieno che non coglierà l'allusione): il guaio di questo divertissement dedicato allo spettatore pronto a ridere a crepapelle per De Sica che russa come un trombone costringendo Papaleo a dormire col cane è che si tratta di un compulsivo copia&incolla del filone che parte dalle farse totoiane e arriva, absit iniuria verbis, a «Io speriamo che me la cavo»." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 20 novembre 2014)

"'La scuola più bella del mondo', ovvero come ridere con la commedia regionale tanto amata in questa nostra Italia e tanto ignorata, giustamente, nel resto del mondo. Luca Miniero, e non possiamo certo giudicarlo male per questo, con i suoi 'Benvenuti al Sud' e 'al Nord' ha fatto (e fatto fare) soldi a palate. E allora perché non tornare sul luogo del delitto e divertirsi - sempre meno, va detto - con gli stereotipi e i luoghi comuni del nostro provincialismo più spicciolo? Il soggetto è sempre lo stesso: mettiamo insieme Nord e Sud, poi facciamo fare al nostro più gretto pregiudizio per ridere di gusto. La declinazione questa volta non è 'postale' (Bisio è un dirigente delle Poste nei precedenti due film di Miniero), ma 'scolastica'. (...) Il problema de 'La scuola più bella del mondo', a dispetto di un regista abile e di un cast di grandi nomi, è che fa ridere poco e maluccio e che non ha alcun spessore, al di là della gag facile. Anzi, se non ci fosse il bravo Rocco Papaleo - da attore ormai sempre più costretto in questi ruoli, almeno nelle commedie, meno male che fa anche il cineasta - , ci godremmo ancor meno momenti esilaranti. E dire che, forse, il suo ruolo di prof meridionale ancor meno 'disciplinato' dei suoi alunni incontrollabili e teppisti della peggior risma, è il peggio scritto. Certo, non c'è da offendersi. Stiano calmi ad Acerra. Che dovrebbero dire romani e milanesi torturati da un quarto di secolo di Vacanze di Natale e identificati da una vita in Christian De Sica e Massimo Boldi? Ma che almeno questo ravanare negli archetipi più usurati del nostro immaginario porti a una commedia efficace, brillante, con intuizioni non prevedibili fin dal primo fotogramma. In questo caso, semplicemente, non è così. Miniero ci prova pure a ridurre il numero di battute 'regionali', ma forse così fa anche peggio. Perché la sua gita in Val d'Orcia peggiora proprio quando si vuol fare storia sorridente dell'insegnamento, specchio del disagio del Sud di fronte all'istituzione scolastica. Vorrebbe, nei suoi momenti più 'presuntuosi', persino mostrarci una visione sociale di un certo disagio didattico ed educativo ed è lì che inciampa ancora di più nel luogocomunismo semplicistico (e dispiace visto che in scrittura troviamo un campione come Massimo Gaudioso). E' un peccato, perché Miniero dà il meglio, come spesso gli accade, nella direzione degli attori. I ragazzini sono bravi e con facce giuste, Christian De Sica, (...) pur non rinunciando alla sua cifra interpretativa inconfondibile - e non sempre è un complimento -, mostra però quel talento che per troppo tempo ha seppellito nei cinepanettoni, trovando la felicità dell'ultima prova con Siani, ad esempio. (...) Piace anche Miriam Leone, viso incantevole e umile nell'affrontare la sua professoressa in difficoltà (...) come forse lo è con questa nuova carriera cinematografica. Una difficoltà che supera con impegno e bravura. Insomma, 'La scuola più bella del mondo' assomiglia, nel suo risultato finale, proprio a ciò che è la scuola nel Sud: piena di ottime risorse, buone intuizioni poco comprese all'esterno e forse piegate nel verso sbagliato al suo interno, infine non di rado esperienza fallimentare. Forse perché non si ha il coraggio di cercare qualcosa di più. Perché proprio noi italiani abbiamo insegnato al mondo che la commedia può raccontare un paese e persino migliorarlo. Ora, invece, ci accontentiamo di fotografarlo. Male, con filtri ormai abusati e senza mordente. Peccato." (Boris Sollazzo, 'Cronache del Garantista', 4 dicembre 2014)
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