La scuola è finita

ITALIA - 2010
2/5
La scuola è finita
Roma, Istituto Pestalozzi. In una scuola in cui alunni e professori condividono la stessa noia e lo stesso sfinimento, lo studente Alex Donadei distribuisce a pagamento momenti di distrazione sottoforma di pasticche colorate. Alex è poco amato dal corpo docenti e tentare il suo recupero sembra un'impresa quasi impossibile, ma due professori coraggiosi e incuranti delle regole, Daria Quarenghi e Aldo Talarico, decideranno di provarci.
  • Altri titoli:
    School Is Over
  • Durata: 85'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: GIAMPIERO ROMALDI E TIZIANA SOUDANI PER AMEUROPA INTERNATIONAL, AMKA FILMS PRODUCTIONS IN COLLABORAZIONE CON FRAME BY FRAME IN COPRODUZIONE CON RAI CINEMA, RSI-RADIOTELEVISIONE SVIZZERA, SRG, SSR, IDÉE SUISSE
  • Distribuzione: BOLERO FILM
  • Data uscita 12 Novembre 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Il primo pensiero va a La classe di Cantet. Ma dura un attimo, giusto il tempo di rendersi conto che il discorso de La scuola è finita si sposta verso altri territori: il teatro di partenza è una degradata scuola pubblica superiore di un degradato quartiere della periferia romana (l'istituto Pestalozzi, che non esiste, ma che è chiamato così in onore dell'omonimo pedagogo), gli attori principali sono Alex (Fulvio Forti) - studente dalla vita familiare disastrata e dal rendimento deprimente - e i due professori Quarenghi (Valeria Golino) e Talarico (Vincenzo Amato), entrambi decisi - con metodi e prospettive differenti - a recuperare, quantomeno umanamente, il ragazzo.
L'intento del film di Valerio Jalongo, primo dei quattro italiani in Concorso, è di sicuro nobile: fotografare lo stato di completo sfinimento della scuola italiana, inquadrando una situazione limite. I problemi del film nascono però quando a prendere il sopravvento sono le derive esistenziali, a partire dalla situazione sentimentale dei due professori (sposati e prossimi al divorzio) e dai risvolti - seppur solamente accennati - su un ipotetico invaghimento dell'alunno nei confronti della Quarenghi. Per tutto il resto (troppo) c'è la musica, motore portante che scandisce ogni nuovo quadro del racconto (attraverso le esibizioni degli stessi studenti) e che giustifica lo slancio di Talarico - chitarrista amatoriale - nei confronti del ragazzo, in possesso di un talento da coltivare.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA V EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2010).

- FRANCESCO SARCINA E PAOLO BUONVINO SONO STATI CANDIDATI AL NASTRO D'ARGENTO 2011 PER LA MIGLIOR COLONNA SONORA.

CRITICA

"'La scuola è finita', di Valerio Jalongo (...) dedicato a una realtà che da decenni è costretta a fare pesantemente i conti con i tagli. Il ritratto della scuola pubblica che emerge dalle immagini è desolante. (...) Quanta esagerazione ci sia lo potrà decidere ciascuno paragonando la storia raccontata con le esperienze che conosce, tra istituti che non hanno soldi per far ristrutturare e ripulire locali fatiscenti, né per acquistare strumenti utili alla didattica, e con docenti spesso demotivati perché non in condizioni di svolgere in modo adeguato il loro compito educativo. Di sicuro Jalongo mette il dito nella piaga. E lo fa senza sconti, calcando la mano sulle storie dei protagonisti, ma non sul contesto. Parlando di insegnanti disarmati, quant'anche volenterosi, di fronte a studenti annoiati - con problematiche familiari a volte difficili (come avviene per Alex), sui cui volti si legge una distanza incolmabile dalla scuola, ai quali nessuno è riuscito a spiegare perché dovessero starci dentro - il film, oltre a essere un atto d'accusa, si pone come un pressante invito a riflettere su un'emergenza prima di tutto educativa, ma dipendente anche da politiche non lungimiranti." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 30 ottobre 2010)

"Lo sfascio della scuola pubblica fa da sfondo, in chiave di commedia amarognola, a questa storia di disagio e dedizione della quale si dice un gran bene. Vedremo." (Michele Anselmi, 'Il Riformista', 29 ottobre 2010)

"La scuola è finita di Valerio Jalongo è il più 'nazionale' del gruppo, ma è sbilenco, irrisolto: parte con uno scopo e finisce a parlar di tutt'altro. Vorrebbe essere una full-immersion in una realtà scolastica con ben poche speranze. L'istituto del film è vero (il Pestalozzi di Roma), così come molti dei ragazzi: nessuna novità (pensate al 'Diario di un maestro' di De Seta, o al francese 'La classe' di Cantet), ma lo spunto è sempre cinematograficamente forte. (...) Lo spunto 'civile' si trasforma in una sorta di triangolo incompiuto, appesantito dal fatto che i due insegnanti escono da un faticoso divorzio e il loro rapporto di odio/amore trasforma Alex in un trofeo da conquistare. I risvolti psicologici sono poco credibili, così come Amato in versione rockstar. La scuola non è finita, è altrove." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 30 ottobre 2010)

"Melò-rock con ambizioni di cinema civile, poco risolto. E lasciamo perdere Eric Clapton..." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 12 novembre 2010)

"Attenzione ai titoli di testa: fra gli sceneggiatori di 'La scuola è finita' c'è Daniele Luchetti, regista nel 1995 di 'La scuola'. Quindici anni dopo è cambiato tutto, e non in meglio. (...) Una tragedia implosa, quotidiana, fatta di cento disastri intrecciati. Il disastro della famiglia, quello della coppia, quello dell'istruzione, etc. (...) Allestito con coraggio e sguardo fermo questo triangolo virtuale e ad alto rischio in cui ognuno chiede (e dà) le cose sbagliate, il film però si perde per strada. Succedono cose ovvie o non del tutto credibili, i personaggi (notevole l'esordiente Fulvio Forti) perdono profondità e verità, la regia si appanna, il tono diventa dimostrativo. L'ennesima occasione a metà." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 12 novembre 2010)
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