La scoperta dell'alba

ITALIA - 2012
2/5
La scoperta dell'alba
Mario Tessandori, un professore universitario, nel 1981 viene ucciso a colpi di rivoltella da due brigatisti a Roma, nel cortile dell'ateneo e davanti a numerose persone. Mario muore tra le braccia del suo amico Lucio Astengo che, dopo la sua morte, scompare senza lasciare traccia. Trent'anni dopo, Barbara e Caterina Astengo, che all'epoca avevano dodici e sei anni, decidono di mettere in vendita la vecchia casa al mare di famiglia. Giunte nella casa ormai abbandonata, ma piena di ricordi, le due ragazze trovano in un angolo un vecchio telefono anni Ottanta; Caterina solleva la cornetta e si accorge che il telefono funziona ancora anche se la linea è stata staccata da tempo, prova a fare un numero qualsiasi ma il telefono è muto. All'improvviso le viene in mente di comporre il numero della loro vecchia casa di città, ma questa volta il telefono squilla e dall'altra parte risponde una bambina. Quella voce è la sua, quando aveva dodici anni e viveva felicemente con la sua famiglia, qualche settimana prima della scomparsa del padre. Un scherzo del destino che le darà l'occasione di scoprire la verità.
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: romanzo omonimo di Walter Veltroni (ed. Rizzoli)
  • Produzione: DOMENICO PROCACCI PER FANDANGO CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: FANDANGO (2013)
  • Data uscita 10 Gennaio 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Dal romanzo omonimo di Walter Veltroni, in concorso alle Prospettive Italia del Festival di Roma, l'opera seconda di Susanna Nicchiarelli (Cosmonauta): La scoperta dell'alba. Ed è ping-pong temporale: nel 1981 a Roma il prof. Mario Tessandori muore tra le braccia del collega Lucio Astengo colpito dalle Brigate Rosse; 30 anni dopo le figlie di Astengo, Caterina (Margherita Buy) e Barbara (la Nicchiarelli), mettono in vendita la casa al mare, e così partono i ricordi, legati alla sparizione del papà 30 anni addietro. Rapito dalle Brigate Rose o che altro? Comunque, Caterina compone sul vecchio telefono il numero di quella che fu la loro casa romana, e incredibilmente qualcuno le risponde: è la voce di una bambina, anzi, lei stessa, dodicenne, 30 anni prima.
Nel cast anche Sergio Rubini, ovvero il compagno non allineato di Caterina, Gabriele Spinelli, la seconda chitarra del gruppo Gatto Ciliegia seguito da Barbara, Lino Guanciale, il figlio del prof. Tessandori, e Lina Sastri, l'amica di Lucio Astengo, il film è coprodotto da Fandango e Rai Cinema e si prende un bel compito: adattare il Uolter nazionale, consegnando al grande schermo che tanto ama le sue fatiche letterarie. Ebbene, pareggio sofferto, nel senso che se il libro delude, il film pure.
La Nicchiarelli cambia sesso al protagonista: non più Giovanni, ma Caterina Astengo, che non è sposata e non ha un bambino. E passa dal '77 al 1981, perché voleva raccontare gli ‘80s che meglio conosce. Ma poco cambia: la sensazione è che le corna vincano sul terrorismo formato famiglia, gli attori, a partire da Buy e Rubini, recitino con la sinistra e quelle fantastiche, fantascientifiche telefonate per cambiare la Storia trovino occupato, ovvero, siano male assistite dal film che sta intorno. Calma piatta, nonostante gli accenni mélo; nessuna scossa, nessuna impennata immaginifica, nonostante l'intesa detonazione temporale.
Insomma, non si viaggia nel tempo, né si risolve poeticamente quel benedetto ping-pong: quali ricadute sul presente, non diciamo il nostro, ma almeno quello dei personaggi? Anziché un colpo al revisionismo sugli anni di piombo, un colpetto all'ego di Uolter. Ora lui ha il suo film, ma la Nicchiarelli ce l'ha?

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO DEI BENI CULTURALI-DIREZIONE CINEMA ED IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO.

- IN CONCORSO ALLA VII EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2012) NELLA SEZIONE 'PROSPETTIVE ITALIA'.

CRITICA

"Un 'Ritorno al futuro' sul terrorismo e la fatica di accettare la realtà alla base del nuovo film di Susanna Nicchiarelli cui piace mescolare le carte: ma alla bella intuizione non sempre corrisponde uguale padronanza di stile. La Buy e Guanciale, le due vittime, sono molto bravi." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 17 gennaio 2013)

"Come già in 'Cosmonauta', Susanna Nicchiarelli mette in scena un rapporto tra Storia collettiva e storie private. Se nel suo film d'esordio costruiva sulle memoria di un passato affabile, qui la regista romana (ispirandosi liberamente al romanzo omonimo di Walter Veltroni) intreccia continuamente passato e presente, avventurandosi nel territorio - non inedito, ma sempre affascinante - del paradosso temporale: se ci venisse data una seconda occasione, potremmo cambiare quel che è già accaduto? Un po' languente nei ritmi narrativi, 'La scoperta dell'alba' è un film risolto solo a metà; e tuttavia, nel timido panorama del nostro cinema, brilla per il coraggio con cui osa tentare strade diverse." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 10 gennaio 2013)

"Il romanzo ispiratore è 'La scoperta dell'alba' di Walter Veltroni (Rizzoli, 2006), ma la regista Susanna Nicchiarelli lo ha trasformato di molto e non per il meglio, cambiando di sesso il protagonista, che diventa l'universitaria Margherita Buy, e riempiendo la storia di inutili divagazioni. Resta il meccanismo di un vecchio telefono in bachelite che mette magicamente in contatto la donna con se stessa tredicenne proprio nei giorni in cui si verificò l'evento più terribile della sua vita, la scomparsa di scena del padre, forse vittima dei brigatisti già macchiatisi del sangue del suo più caro amico. E un tema cruciale - la tragedia degli anni di piombo - con cui il nostro Paese ancora fatica a confrontarsi, ed è un peccato che un film lo affronti con tanta leggerezza e superficialità." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 10 gennaio 2013)

"Susanna Nicchiarelli ha esordito nella regia nel 2008 con 'Cosmonauta', film delizioso sul «mito sovietico» e sull'essere comunisti in Italia. Il secondo film, si sa, è sempre il più difficile e la regista non ha fatto nulla per facilitarsi la vita: ha scelto un romanzo di Walter Veltroni, 'La scoperta dell'alba', sapendo che tutti l'avrebbero attesa al varco. Per la popolarità - non solo letteraria, come voi lettori ben sapete - dell'autore, e per il tema: gli anni di piombo, per di più raccontati con un escamotage fantastico (il viaggio nel tempo, consentito da un telefono che nel 2011 è collegato con il 1981...) molto difficile da padroneggiare. Con queste premesse, il film è quasi un miracolo, fermo restando che la freschezza e l'originalità dell'esordio non potevano essere mantenute. (...) Più che una riflessione sul terrorismo, il film è una rielaborazione del lutto, un modo di rileggere le pagine oscure di una dolorosa storia familiare. Dal punto di vista narrativo, la trovata del telefono che bypassa i decenni promette più di quel che mantiene: in un film hollywoodiano chissà cosa sarebbe successo, ma forse è meglio così." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 10 gennaio 2013)

"Che cosa accade se da adulte si scopre all'improvviso che il padre amatissimo, idolo eroico dei sogni infantili non è la «vittima» che si è creduto fino a allora ma stava invece dalla parte dei «carnefici»? E questo, inevitabilmente, fa sì che anche i figli, le figlie in questo caso, fino allora vittime passino dall' altra parte. Ma quale? È su questa oscillazione ambigua che poggia 'La scoperta dell'alba', il film di Susanna Nicchiarelli ispirato all'omonimo romanzo di Walter Veltroni, all'ultimo festival di Roma (Prospettive italiane) e ora in sala. Molto nel film è cambiato rispetto al libro, a cominciare dal personaggio protagonista, nel romanzo un uomo, qui una donna, anzi due sorelle in una triangolazione tutta femminile che le unisce e insieme le oppone alla madre. (...) Ci sono due punti interessanti in questo film: il primo riguarda la generazione, la regista è nata nel 75, ha probabilmente la stessa età della sorella più giovane nel film, che difatti ha scelto di interpretare. Il secondo è una considerazione inaspettatamente forte sulla posizione delle vittime, i figli specialmente, quasi prigionieri a loro volta di una memoria vintage, assunta e non propria - il fidanzato cartoonist di Caterina (Sergio Rubini) non può tollerare che sulla copertina del libro scritto dall'amico di Caterina, figlio del professore ucciso dalle Br, mentre si parla dei mondiali ci sia il simbolo di quelli dell'82. Un errore non da poco che ci dice quanto anche questa memoria, da sé, senza confronti rimanga monca, come quel rapporto di trasmissione che sembra essersi interrotto, nel bene e nel male, nella nostra storia recente. Va dunque riconosciuto a Nicchiarelli il tentativo che è quasi una sfida. Peccato che poi il cinema che lo contiene non ne sia all'altezza e non riesca a sgusciare via dai limiti (la scrittura per prima di dialoghi e situazioni, è la stessa Nicchiarelli insieme a Michele Pellegrini a scrivere la sceneggiatura) di un «fare cinema italiano» sempre troppo preoccupato a far quadrare i conti e troppo poco di inventare una sua libertà." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 10 gennaio 2013)

"Una (troppo) ricercata poesia del ricordo supporta la trasposizione del romanzo di Veltroni 'La scoperta dell'alba' a cura della giovane Susanna Nicchiarelli. Prendendosi qualche notevole libertà rispetto alla pagina - a partire dalla trasformazione del protagonista maschile in una donna quarantaduenne - la regista romana incrocia i piani temporali del racconto (dalla cupa stagione del terrorismo ai ripiegati giorni nostri) con l'intenzione di accendere i fondali della storia italiana con i fuochi di un dolore concretissimo insieme a quelli fatui di un fantascientifico contatto tra la protagonista e se stessa bambina. Le vicende private, così, si mescolano nel riflesso di quelle pubbliche cercando platealmente la cesura catartica: un procedimento che resta quasi sempre impigliato nei cliché. La Buy s'impegna a fondo, ma non riesce a evitare l'impressione del già visto nel solito format d'autore velleitario." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 10 gennaio 2013)

"Ne 'La scoperta dell'alba' di Susanna Nicchiarelli, tratto con molte libertà dal libro di Walter Veltroni, affronta il tema del terrorismo nell'Italia degli anni Settanta attraverso la vicenda personale di due sorelle ormai adulte ai giorni nostri. Per un misterioso paradosso temporale Caterina Astengo, precaria docente universitaria, si mette in contatto con se stessa da bambina e da quel momento ha inizio una sorta di thriller per scoprire cosa è davvero accaduto al padre della protagonista, ritenuto per anni una vittima delle Brigate Rosse." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 10 gennaio 2013)

"Cinema fantastico in Italia con le Br coinvolte? Strano ma vero conoscendo l'avversione crociana (nel senso di Benedetto Croce) diventata ostacolo al metafisico. Secondo film della Nicchiarelli, tratto dal romanzo di Veltroni (influenzato dal film 'Frequency') e dopo 'Cosmonauta', dal fascino così camp e alieno da rendere difficile non volergli bene. Due sorelle scorbutiche e dominatrici - manager musicale (Nicchiarelli, buffa e lentigginosa) e accademica (Buy, così rigida da risultare comica) - cominciano ad indagare oggi su ciò che accadde al papà nel 1981. Rapito dalle Brigate Rosse, ucciso, o scomparso di sua volontà? Una delle due (l'accademica) riesce anche a entrare in contatto telefonico con la se stessa del 1981. Momenti musicali irresistibili (si comunica la scomparsa del papà sulle note di 'Video Killed the Radio Stars' dei Buggles), parecchia ironia e uno sguardo non banale sulle due Italie di ieri (uomini, e padri, come re) e di oggi (uomini passivi e fragili). Brava Nicchiarelli. C'è bisogno di vivacità femminile da queste parti." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 10 gennaio 2013)

"La regista Susanna Nicchiarelli si prende un bel compito: adattare il romanzo di Walter Veltroni, con qualche ritocchino qui e là. Tra Iibro e film è pareggio dolente: se le corna continuano a vincere sul terrorismo formato famiglia, gli attori recitano con la sinistra, la regia non guizza. E quelle fantastiche telefonate per cambiare la Storia trovano occupato: anziché un colpo al revisionismo sugli anni di piombo, un colpetto all'ego di Uolter." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 10 gennaio 2013)

"Curioso, più appassionato che appassionante mélo socialfamiliare, tratto dall'omonimo romanzo di Veltroni. Una storia che mescola passato e presente nel solco del fantastico, tra Brigate Rosse e corna coniugali. Certo che il su e giù nel tempo è davvero salutare: tra le sorelline dell'81 ci sono, a occhio, quattro o cinque annidi differenza. Che ovviamente dovrebbero permanere nel 2011. Mentre in realtà tra la Buy e Susanna Nicchiarelli ce ne sono tredici." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 10 gennaio 2013)

"Spiacerà a chi magari s'aspettava una bella versione del libro di Walter Veltroni (una trama spielberghiana, azzardò qualche recensore). In realtà sulla carta stampata un autore si può permettere un mucchio di incongruenze che il suo traduttore cinematografico non riesce quasi mai a dribblare. E la Nicchiarelli il dono del dribbling proprio non l'ha." (Giorgio Carbone, 'Libero', 10 gennaio 2013)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy