La scomparsa di Patò

ITALIA - 2010
La scomparsa di Patò
Sicilia, 1890. Nella piazza del paese di Vigata si sta celebrando il Venerdì Santo con la rappresentazione del "Mortorio", la Passione di Cristo. I personaggi sono interpretati dagli abitanti del paese e il ruolo di Giuda è stato affidato all'integerrimo e irreprensibile ragioniere di banca Antonio Patò. Tuttavia, giunti al culmine della rappresentazione proprio con l'impiccagione di Giuda, gli astanti diventano testimoni di un evento bizzarro: Giuda-Patò, dopo essere caduto nell'apposita botola costruita per la messa in scena dell'impiccagione, scompare nel nulla. Da quel momento, il delegato della Pubblica Sicurezza Ernesto Bellavia e il maresciallo dei Reali Carabinieri Paolo Giummaro entrano in competizione e si ostacolano nelle indagini mentre la gente insinua ipotesi sulle motivazioni della scomparsa...
  • Altri titoli:
    The Vanishing of Patò
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: GIALLO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: romanzo omonimo di Andrea Camilleri (ed. Mondadori)
  • Produzione: 13 DICEMBRE IN ASSOCIAZIONE CON S.TI.C. CINEMATOGRAFICA, EMME CINEMATOGRAFICA, IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: EMME CINEMATOGRAFICA (2012)
  • Data uscita 24 Febbraio 2012

TRAILER

NOTE

- EVENTO SPECIALE, FUORI CONCORSO, ALLA V EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2010).

- PAOLA MARCHESIN E' STATA CANDIDATA AL NASTRO D'ARGENTO 2012 PER I MIGLIORI COSTUMI.

CRITICA

"Adattamento del romanzo omonimo di Andrea Camilleri, un 'mystery' che si svolge alla fine dell'Ottocento nella cittadina immaginaria di Vigata, resa celebre dal commissario Montalbano. (...) Ormai suona banale tacciare un prodotto cinematografico di 'linguaggio televisivo' (...); sono decenni che piccolo e grande schermo si scambiano favori, e non è per forza una colpa. Ci sono casi, però, in cui la sbrigativa definizione risulta inevitabile: quando i 'tempi', le luci, il lavoro sugli attori rimandano in via diretta all'estetica del telefilm. Ciò non toglie che 'La scomparsa di Patò', presentato due anni fa al Festival di Roma, abbia una sua dignità e assembli un cast di simpatiche facce famigliari. E tuttavia, dal cinema, pretendiamo ancora qualcosa di più." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 24 febbraio 2012)

"Anche se certe occasioni linguistiche sono rimaste, sulla sociologia finisce quasi subito per prendere il sopravvento il giallo, come, del resto, annunciato anche dal titolo. (...) Il film è soprattutto questa indagine, mescolando sempre con vivacità il giallo alla commedia portata spesso fino alle soglie di una scoperta ironia: sulle situazioni, sulle tante figure al centro e in secondo piano, su quei loro caratteri che spesso basta una faccia a rivelare con gustosissima attenzione perle psicologie. Altrettanto gustosa la trovata di proporre il resoconto dell'indagine, ad opera di chi finalmente ha scoperto la verità, come una rappresentazione in scena dei fatti proprio di fronte alla vedova di Patò, prima incredula poi indignata. Tanto che il finale ribalterà tutto. A cominciare proprio dalla verità... Le facce, ecco. Colorite con sottigliezza con malizia quelle dei due indagatori, il carabiniere siciliano Nino Frassica e il poliziotto 'continentale' Maurizio Casagrande, quella un po' di sfondo, di Neri Marcorè come Patò; ma anche tutte le altre, di prefetti, di questori, di ufficiali, di mafiosi e di villani. Uno spasso. Che fa accettare senza troppe difficoltà la parziale assenza degli splendidi giochi linguistici e polemici del testo originale." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 24 febbraio 2012)

"L'apparizione, al cinema, di Camilleri. Domanda: come è possibile che uno scrittore italiano tradotto in 35 lingue venga prodotto solo ora per il grande schermo con 'La scomparsa di Patò'? A 87 anni? Risposta: è l'Italia, bellezza. Lo stesso paese che ha regalato Dylan Dog a Hollywood. (...) Più che un giallo, un trattato di antropologia in forma di satira sociale alla stregua del meraviglioso Germi di 'Sedotta e abbandonata'. Attori sopraffini a partire dai sorprendenti Frassica-Casagrande. Che coppia. Bravi anche gli altri con Alessandra Mortelliti nei panni della moglie lagnosa di Patò e il baffuto Marcorè come ambiguo bancario desaparecido. Produzione elegante. Ne potevamo, e dovevamo, avere una dozzina di film così da quando Camilleri diventò best-seller internazionale. Circa venti anni fa." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 24 febbraio 2012)

"Dalla carta allo schermo, Mortelliti incrocia le abilità linguistiche e metalinguistiche (sovvertimento dell'istanza narrante, polifonia di dialetti e registri) del suocero Camilleri e s'inchina: la sua 'Scomparsa di Patò' punta su scenografie, vis comica dei nemici-amici Frassica e Casagrande e sposa appieno il cotè giallo, puntando sull'indagine e la detection. Macchina da presa sul precipizio televisivo e briglia sciolta agli attori, la critica sociale di Camilleri finisce in panchina: un pareggio sofferto, e in casa..." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 23 febbraio 2012)
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