La Religiosa

La Religieuse

FRANCIA, GERMANIA, BELGIO - 2013
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La Religiosa
Francia, XVIII secolo. La 16enne Suzanne, viene costretta dalla famiglia a prendere i voti contro la sua volontà. In convento si confronterà di volta in volta con l'arbitrarietà della gerarchia ecclesiastica - Madri Superiori troppo benevole o troppo crudeli e a volte troppo passionali - ma, nonostante tutto, Suzanne cercherà di resistere alla drammatica esperienza del monastero, combattendo con ogni suo mezzo per riconquistare la sua libertà.
  • Altri titoli:
    Die Nonne
    The Nun
  • Durata: 114'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: ARRICAM LT, 35 MM, HAWK SCOPE (1:1.85)
  • Tratto da: romanzo omonimo di Denis Diderot (ed. Marsilio)
  • Produzione: LES FILMS DU WORSO, BELLE EPOQUE FILMS, VERSUS PRODUCTION, IN COPRODUZIONE CON GIFTED FILMS, RHÔNE-ALPES CINÉMA, FRANCE 3 CINÉMA, CINEFEEL, HÉRODIADE, RTBF, BELGACOM
  • Distribuzione: OFFICINE UBU
  • Data uscita 5 Settembre 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

Nonostante il volto luminoso di Pauline Etienne inviti a un minimo d’indulgenza, c’è poco da salvare ne La religiosa di Guillaume Nicloux, secondo adattamento per il cinema (dopo quello celebre di Rivette del 1966) del romanzo di Denis Diderot.
Bandiera dell’anticlericalismo radicale, il racconto delle disavventure conventuali di una ragazza di 17 anni, forzata dalla propria famiglia a intraprendere la vita monastica senza averne la vocazione e trascinata in una serie di umilianti prove di sopravvivenza da madri insensibili (Martina Gedeck), badesse sadiche (Louise Bourgoin) o latrici di pulsioni saffiche (Isabelle Huppert, imbalsamata nell’enorme tonaca e in raccapriccianti sorrisetti d’incoraggiamento), appare oggi sorpassato da una cultura avvezza agli scandali e capace di pensare la complessità più di quanto non lo fosse tre secoli fa.
Peccato, perché le questioni di gender e di potere latenti nel testo illuminista avrebbero potuto sollecitare una rivisitazione in chiave moderna. Prevale invece l’invettiva ideologica, nemica della discussione e sorella della pigrizia ideativa, di cui Nicloux fa sfoggio anche in ambito estetico, dove una regia scolastica al servizio di una messa in scena surgelata produce soprattutto noia.

NOTE

- IN CONCORSO AL 63 FESTIVAL DI BERLINO (2013).

CRITICA

"Liberamente ispirato all'omonimo romanzo 'illuminista' di Denis Diderot, il film del francese Nicloux non ne è certo la prima cine-trasposizione, specie dopo che Jacques Rivette nel 1966 ne fece un manifesto di ribellione al sistema (e alla chiesa) anche grazie all'interpretazione della magnetica Anna Karina, una delle muse della Nouvelle Vague. Nonostante la presenza di eminenti attrici, il film soffre di didascalismo, piattezza e banalità registiche. Un'occasione mancata verso una storia che tutt'oggi avrebbe offerto nuovi spunti di riflessione." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 5 settembre 2013)

"Piacerà anche a chi fa un po' di fatica a destreggiarsi fra gli alti e bassi della regia di Nicloux (spesso acuta e tagliente non di rado tendente al trash). Il romanzo giansenista di Diderot è pieno di queste trappole per i traduttori in cinema. L'importante è che i traduttori trovino la chiave giusta. Qui la carta vincente è Pauline Etienne una convincente Suzanne (se non fosse convincente anche la sua fede non potrebbe reggere in quell'inferno)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 5 settembre 2013)
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