La regola del gioco

Kill the Messenger

USA - 2014
3,5/5
La regola del gioco
Basato sulla vera storia di Gary Webb, navigato e autorevole giornalista la cui vita cambia per sempre dopo aver conosciuto una sconvolgente verità. Webb si è da poco trasferito con la famiglia in California, dove lavora per il "San José Mercury News", quando la donna di un grosso trafficante di coca, Coral Baca, gli consegna una trascrizione del Gran Giurì che rivela un collegamento tra i servizi segreti statunitensi e il traffico di cocaina dal Sudamerica. Webb comincia a seguire Alan Fenster, avvocato di "Freeway" Ricky Ross, re del crack di Los Angeles, e ben presto si rende conto di avere tra le mani una traccia che potrebbe ricondurlo alle oscure origini del flusso ininterrotto di cocaina a basso costo che ha invaso le strade di tutto il paese, come quelle di South Central a Los Angeles. Comincia a farsi strada l'ipotesi che i ribelli nicaraguensi lavorino direttamente con la CIA, introducendo illegalmente la cocaina negli Stati Uniti e usando i profitti di questo traffico per armare le milizie dei Contras in patria. Webb compie un viaggio rischioso in Nicaragua per ottenere informazioni chiave dal narcotrafficante Norwin Menes, detenuto in un penitenziario locale. Col sostegno della direttrice del suo giornale, Anna Simons, l'inchiesta di Webb va in stampa e online con una serie di articoli intitolati "Un'oscura alleanza", che suscitano grande interesse in tutto il paese, con estrema soddisfazione del vicedirettore Jerry Ceppos. Ma Webb diventa lui stesso un bersaglio quando alcuni giornalisti invidiosi, che si sono lasciati sfuggire lo scandalo CIA-Contras, decidono di colpirlo screditando il suo lavoro e la sua reputazione con una campagna diffamatoria sempre più aggressiva. La moglie Sue, cercherà di restargli accanto, nonostante i minacciosi avvertimenti dei boss della droga che ormai sorvegliano ogni mossa del giornalista. Questo non fermerà Webb, che continuerà a indagare per dimostrare un collegamento diretto tra i trafficanti di coca e la CIA: una cospirazione con implicazioni esplosive.
  • Altri titoli:
    Secret d'état
    Matar al mensajero
    The Messenger - Nemico di Stato
  • Durata: 111'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: ARRICAM LT/ARRICAM ST/BOLEX H16 REX-5/SONY DVW-790, 16 MM/35 MM/VIDEO, DIGITAL BETACAM/(2K)/SUPER 16/TECHNISCOPE, D-CINEMA (1:2.35)
  • Tratto da: libri "Dark Alliance: The CIA, the Contras, and the Crack Cocaine Explosion" di Gary Webb e "Kill the Messenger: How the CIA's Crack-Cocaine Controversy Destroyed Journalist Gary Webb" di Nick Schou
  • Produzione: SCOTT STUBER, NAOMI DESPRES, JEREMY RENNER PER BLUEGRASS FILMS, THE COMBINE
  • Distribuzione: BIM (2015)
  • Data uscita 18 Giugno 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Alessandro De Simone
Gary Webb è un reporter di talento che lavora per un giornale di provincia. Intraprendente, drogato di lavoro e sempre alla ricerca dello scoop, Webb mette le mani su una storia di narcotraffico che si trasformerà nello scandalo CIA-Contras e nella rovina della sua carriera e vita.

Il miglior cinema d’inchiesta una volta lo facevamo noi, ma di Petri, Rosi e Montaldo non ne nascono spesso, nonostante la materia prima non manchi dalle nostre parti. Lo stesso vale per gli Stati Uniti, che ha una tradizione altrettanto radicata, soprattutto quando a essere coinvolta è la stampa.

La regola del gioco racconta in buona forma una delle pagine più nere della recente storia americana, facendo anche un’interessante digressione sul confine sottile tra verità e menzogna e notizia e informazione, due cose queste ultime che non sempre coincidono.

Quest’ambiguità di fondo rende il film ancora più intrigante e Michael Cuesta, regista che in televisione con Dexter e Homeland ha ben gestito questi temi, mantiene un ottimo equilibrio fino alla fine. Merito anche di un eccellente Jeremy Renner, attore notevole che si sta meritatamente ritagliando uno spazio importante nella Hollywood di oggi.

NOTE

- PETER LANDESMAN FIGURA ANCHE TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI.

CRITICA

"Jeremy Renner, attore action vittima del complotto, rende bene il nervosismo incredulo di chi poi vinse il Pulitzer raccontando la sua autobiografia in un libro (Piemme ed.). È una grande storia sulla piccolezza umana che il regista Michael Cuesta, usando anche pezzi documentari, ambienta in interni da front page, come dal suo ottimo curriculum seriale ('Six Feet Under', 'Homeland') facendo sfilare un cast virile un po' vintage con Oliver Platt, Michael Sheen, Ray Liotta, Andy Garcia, burattini e burattinai del gioco dei potenti, con un grumo di malinconia impotente e attuale." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 18 giugno 2015)

"Convenzionale ma succoso (...). Jeremy Renner , l'artificiere disposto a tutto di 'The Hurt Locker', attribuisce al personaggio quell'insieme di scaltrezza e candore - «il vero reporter deve disturbare cercando e dicendo la verità» - che attraverso il cinema ha fatto del giornalista una figura chiave della 'ideologia americana'." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 18 giugno 2015)

"(...) Michael Cuesta, artefice di alcuni degli episodi di 'Homeland', imbastisce un thriller politico un po' sul modello di certo cinema di Oliver Stone, ma lo sceneggiatore Peter Landsman non dipana con sufficiente rigore la scottante materia e preferisce attardarsi su alcuni aspetti della vita familiare di Webb, senza arrivare a chiarirne le motivazioni. Tuttavia il tema del film resta importante e avvincente, la regia è tesa, l'ambientazione d'epoca efficace; e nel cast ricco di bei nomi, da Andy Garcia a Ray Liotta, spicca un notevolissimo Jeremy Renner. Arruffato, grintoso, scontroso, riesce a coprire le carenze del copione e a fare di Webb un vero protagonista." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 18 giugno 2015)

"Che film se non brutto, terribilmente ovvio 'La regola del gioco' basato sui temi del giornalismo investigativo in lotta perpetua contro il Potere. Non è minimamente il caso di citare 'Tutti gli uomini del presidente' o consimili titoli usciti a Hollywood negli anni '60-'70 della sua rivoluzione contenutistica e formale, ma anche in tempi recenti non sono mancati titoli meno scontati. Del resto il regista Cuesta si è limitato a confezionare un prodotto di pura portata commerciale, ricalcato senza intuizioni particolari sull'inchiesta giornalistica 'Dark Alliance' del premio Pulitzer Webb sui collegamenti tra la Cia e i trafficanti di droga nemici del regime sandinista e finanziatori dei Contras nicaraguensi. (...) Il merito del film, scandito da una scaletta di sceneggiatura standardizzata, sta unicamente nell'interpretazione di un attore eccellente quanto non proprio popolarissimo come Renner, qui incarnato in una versione molto forzata degli archetipi della detection alla Hammett e Chandler. Nel caso, peraltro, che si apprezzino le strizzatine d'occhio realistico-sardoniche, ci si può divertire al momento in cui la verità (secondo gli autori) finalmente viene a galla, mai media grandi e piccoli non se la filano per niente in quanto impegnati a sguazzare gioiosamente nell'incidente erotico Clinton-Lewinsky." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 18 giugno 2015)

"'La regola del gioco' parte come una brutta commedia per diventare un bel thriller giornalistico ispirato a una storia vera. (...) L'incubo da giornalistico si fa kafkiano (terrificante visita notturna di una spia con la faccia di Ray Liotta) e l'isolamento da professionale si fa privato. Non vi diciamo cosa accadrà al reporter. Dovrete scoprirlo da soli perché la grande qualità de 'La regola del gioco' sarà quella di farvi appassionare ad una storia sinceramente appassionante. Mitomane o vittima dei poteri forti? Negli Stati Uniti il dibattito è ancora infuocato. La pellicola prende posizione a favore del protagonista. E Jeremy Renner, ancora una volta, dimostra di essere un grandissimo attore." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 18 giugno 2015)

"Adesso in America lo chiamano 'The last crusader' l'ultimo dei grandi giornalisti idealisti, pronti a giocarsi la carriera pur di andare fino in fondo in inchieste scomode, quelle che portavano allo scoperto il marcio nel Grande Paese. Però nel 2004 quando morì (tesi ufficiale: suicidio, come fosse facile tirarsi due, diconsi due fucilate in testa) Gary Webb era considerato un fallito. Nessun grosso giornale lo voleva nonostante avesse vinto un premio Pulitzer e pubblicato best seller. (...) Piacerà certo ai giornalisti della carta stampata. Che possono omaggiare uno dei loro ultimi eroi. E certo promuoveranno a pieni voti la rappresentazione che Michael Cuesta (regista) e Peter Landesman (sceneggiatore) han fatto del lavoro delle redazioni nei «newspaper» (niente a che vedere colle principesche ambientazioni di serial come 'Newsroom'). Ma 'La regola del gioco' funziona soprattutto come ritratto bello e amaro di un eroe solitario. (...) Colla sua faccia da uomo qualunque, Jeremy Renner (che non a caso è anche produttore del film) è il Gary Webb ideale. Ha già ammesso di averci perso i quattrini. Pazienza, li recupera col prossimo 'Avenger'. E intanto s'è preso la soddisfazione di fare del bel cinema civile." (Giorgio Carbone, 'Libero', 18 giugno 2015)

"Girato come un thriller, il film convince nella parte relativa all'inchiesta, meno in quella famigliare. Peccato, poi, per il finale rinunciatario." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 18 giugno 2015)
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