LA RAGAZZA DI ROSE HILL

LA FEMME DE ROSE HILL

SVIZZERA - 1989
LA RAGAZZA DI ROSE HILL
Marcel, piccolo proprietario terriero svizzero, sposa per corrispondenza una giovanissima delle Isole Mauritius. Arrivata verso Natale nel Cantone di Vaud, la piccola indigena (Julie) incontra lo sconosciuto, che è paziente e gentile, ma comprende subito che non potrà mai amarlo. Sempre rincantucciata in una stanzetta, essa non solo non dà una mano alla vecchia suocera, ma si rifiuta fermamente all'uomo. Sperdutasi una sera nella nebbia in città, dove è scesa, accetta di essere riaccompagnata alla casa fra i campi da Jean, figlio di un facoltoso industriale. Poi lo rivede, tra i due fiorisce un intenso amore ed il giovanotto trasferisce Julie presso una zia, tanto squinternata, quanto affettuosa. Per il colore della pelle e per la situazione determinatasi, il padre di Jean insiste perchè il figlio tronchi la relazione, la quale si aggrava allorchè Julie rimane incinta. Jean suggerisce l'aborto, lei rifiuta, anzi caccia via il giovanotto, impedendogli di vedere il figlio dopo la nascita, aiutata anche in questo dalla zia. Incapricciato e testardo, Jean non consegue il suo scopo. Frattanto il padre di Jean - appreso che Marcel ha nel frattempo ottenuto il divorzio - si dà da fare con un amico nella Polizia, affinchè la ragazza - perduta la cittadinanza svizzera ed ormai abusiva - venga espulsa e rientri con il bambino all'isola di Rose Hill da dove era venuta. Nel momento in cui alcuni agenti si presentano all'alba da Julie per prelevarla e portarla all'aeroporto, Jean furente piomba sul posto. Elimina a bastonate un poliziotto, ma un altro reagisce e lo uccide con una revolverata.
  • Durata: 94'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: SCOPE A COLORI
  • Produzione: FILMOGRAPH, GENEVE - GEMINI FILMS, G.P.F. 1 PARIS
  • Distribuzione: ACADEMY PICTURES (1990) - PANARECORD

CRITICA

"Formalmente, appunto, prima che si arrivi a questa truce conclusione, il film si fa non solo guardare ma anche, un po' ammirare. Tanner, infatti, per rappresentarci questa storia, ha scelto un linguaggio raccolto in cui, anche nei momenti di maggiori contrasti, non si verificano né strappi né fratture. Scene molto brevi, passaggi rapidi (ogni volta, silenziosa, l'immagine che si oscura), ritmi volutamente trattenuti ad esprimerci anche i modi di vita di quelle campagne invernali in cui l'azione si colloca, fra neve, pioggia e nebbie che ovattano tutto (a far sentire, sofferto dalla protagonista, il contrasto con la sua isola sempre nel sole). I personaggi, all'interno, si muovono in cifre asciutte, forse un po' programmatico, all'inizio, quello di Marcel, chiamato ad essere soltanto il marito rozzo, ma studiate con cura, di fronte a lui, le prime reazioni negative di lei, espresse soprattutto dall'interno, nel silenzio, con accenti sfumati." (Gian Luigi Rondi 'Il Tempo', 22 Giugno 1990)

"Nella vicenda che oppone una principessa nera e la violenza bianca, in un fatto di cronaca divenuto narrazione psicologica, Alain Tanner ha fatto qualcosa di molto raro: non soltanto un film bello, intelligente, acuto e toccante, ma anche una storia interrazziale non manichea e realistica, nella quale non ci sono neri buoni e cattivi bianchi, vittime e carnefici, ragione e torto. Tutti hanno i loro buoni motivi, ciascuno fa i suoi piccoli calcoli. (...) Lo stile semplice di Tanner, per frasi asciutte e repentine accensioni, sa raccontare molto bene l'ardore del gioco amoroso come il grigiore rurale, l'egocentrismo naturale e indifferente della principessa nera come la composta implacabile violenza svizzera." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 12 Luglio 1990)

"Tanner l'abbiamo apprezzato e ogni tanto amato come narratore esemplare di crisi esistenziali. Non gli butteremo la croce addosso perché, dopo vent'anni di carriera, ha deciso di cambiar genere, accostarsi al cinema civile, alle storie di carne e di sangue. Ma qualcuno doveva dirgli che per il melodramma, anche ad alto livello, il problema essenziale è quello di trovare personaggi con cui lo spettatore possa identificarsi. Qui fanno tutti a gara fra chi è più scostante (a cominciare dalla negretta, che in qualche modo giustifica le reazioni non signorili del suo sposo mancato)." (Giorgio Carbone, 'La Notte', 10 Agosto 1990)
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