La profezia dell'armadillo

ITALIA - 2016
Zero ha ventisette anni, vive nel quartiere periferico di Rebibbia, più precisamente nella Tiburtina Valley. Terra di Mammuth, tute acetate, corpi reclusi e cuori grandi. Dove manca tutto ma non serve niente. Zero è un disegnatore ma non avendo un lavoro fisso si arrabatta dando ripetizioni di francese, cronometrando le file dei check-in all'aeroporto e creando illustrazioni per gruppi musicali punk indipendenti. La sua vita scorre sempre uguale, tra giornate spese a bordo dei mezzi pubblici attraversando mezza Roma per raggiungere i vari posti di lavoro e le visite alla Madre. Ma una volta tornato a casa, lo aspetta la sua coscienza critica: un Armadillo in carne e ossa, o meglio in placche e tessuti molli, che con conversazioni al limite del paradossale lo aggiorna costantemente su cosa succede nel mondo. A tenergli compagnia nelle sue peripezie quotidiane, nella costante lotta per mantenersi a galla, è l'amico d'infanzia Secco. La notizia della morte di Camille, una compagna di scuola e suo amore adolescenziale mai dichiarato, lo costringe a fare i conti con la vita e ad affrontare, con il suo spirito dissacrante, l'incomunicabilità, i dubbi e la mancanza di certezze della sua generazione di "tagliati fuori".

CAST

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON IL CONTRIBUTO ECONOMICO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO, REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO - FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO.

- IN CONCORSO ALLA 75. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2018), SEZIONE 'ORIZZONTI'.

CRITICA

"Forse bisognerebbe far finta che il testo di partenza non esista. Ma come si fa? Zerocalcare è stato, in termini di pubblico, il maggior fenomeno del fumetto italiano degli ultimi tempi, un cantore istintivo di cose che riguardavano una generazione e non solo. E 'La profezia dell'armadillo', esilarante storia di una crescita incrociata con un lutto, raccontata in prima persona con toni surreali, era difficilissima da portare sullo schermo. Soprattutto trasformandolo in un film con attori in carne e ossa. il risultato è piuttosto 'normalizzato', tra flashback superflui, qualche volo di regia di troppo, una fotografia sopra le righe. In fondo funziona la resa visiva dell'armadillo del titolo ('doppio' sarcastico del protagonista) con un pupazzone dentro cui c'è Valerio Aprea, e rimangono diversi momenti divertenti, grazie alla scoperta dello straordinario talento comico di Pietro Castellitto, 'spalla' del protagonista Simone Liberati." (Emiliano Morreale, 'la Repubblica', 13 settembre 2018)
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