La profezia dell'armadillo

ITALIA - 2016
3/5
La profezia dell'armadillo
Zero ha ventisette anni, vive nel quartiere periferico di Rebibbia, più precisamente nella Tiburtina Valley. Terra di Mammuth, tute acetate, corpi reclusi e cuori grandi. Dove manca tutto ma non serve niente. Zero è un disegnatore ma non avendo un lavoro fisso si arrabatta dando ripetizioni di francese, cronometrando le file dei check-in all'aeroporto e creando illustrazioni per gruppi musicali punk indipendenti. La sua vita scorre sempre uguale, tra giornate spese a bordo dei mezzi pubblici attraversando mezza Roma per raggiungere i vari posti di lavoro e le visite alla Madre. Ma una volta tornato a casa, lo aspetta la sua coscienza critica: un Armadillo in carne e ossa, o meglio in placche e tessuti molli, che con conversazioni al limite del paradossale lo aggiorna costantemente su cosa succede nel mondo. A tenergli compagnia nelle sue peripezie quotidiane, nella costante lotta per mantenersi a galla, è l'amico d'infanzia Secco. La notizia della morte di Camille, una compagna di scuola e suo amore adolescenziale mai dichiarato, lo costringe a fare i conti con la vita e ad affrontare, con il suo spirito dissacrante, l'incomunicabilità, i dubbi e la mancanza di certezze della sua generazione di "tagliati fuori".
  • Durata: 99'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Tratto da: basato sul fumetto omonimo di Zerocalcare (ed. BAO Publishing)
  • Produzione: DOMENICO PROCACCI PER FANDANGO, RAI CINEMA
  • Distribuzione: FANDANGO DISTRIBUZIONE (2018)
  • Data uscita 13 Settembre 2018

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Portare al cinema un best-seller è sempre un rischio. Farlo con una graphic novel di culto è operazione ancora più delicata. Specialmente se il “fumetto” in questione si allontana dalle logiche ormai ipertrofizzate di contenuti supereroistici e affini.

Il fenomeno Zerocalcare – che ad oggi vanta già nove volumi pubblicati, oltre a 4 storie brevi – è in continua espansione: Michele Rech (il vero nome che si cela dietro allo pseudonimo) è riuscito ad ampliare il proprio successo senza per questo arretrare di un millimetro rispetto al proprio modo di essere, né in termini artistici né politici né “umani”.




Ed è proprio questo groviglio di elementi a caratterizzarne, dal 2011 a oggi, la produzione: La profezia dell’armadillo (il suo primo libro) rappresenta da questo punto di vista il manifesto di una poetica capace di non scendere mai a compromessi, proprio perché profondamente radicata su un modus vivendi.

Trasferire dunque il tutto su un altro supporto, adattarne lo spirito per una narrazione cinematografica è impresa non da poco. Impresa che, tra l’altro, ha subito varie peripezie: basato su una sceneggiatura firmata dallo stesso Zerocalcare, insieme a Oscar Glioti, Valerio Mastandrea e Johnny Palomba, il film doveva essere inizialmente diretto da Mastandrea. Poi la regia è passata nelle mani dell’esordiente Emanuele Scaringi, in Fandango dal 2001, già collaboratore di varie sceneggiature e autore di corti e documentari.

Al netto di tutte queste (doverose) premesse e considerando il recente post sul blog di Zerocalcare, è naturale che il film NON potrà mai essere la stessa cosa.

Basandosi su quel testo di partenza, provando a non tradirne lo spirito ma discostandosene per alcuni elementi, La profezia dell’armadillo (il film) segue le giornate di Zero (Simone Liberati), disegnatore 27enne della periferia romana (Rebibbia, obviously), che si arrabatta come può tra ripetizioni di francese e cronometrando le file ai check-in degli aeroporti. In attesa di un colloquio per uno studio grafico, viene a sapere che Camille, una vecchia compagna di scuola, nonché amore mai dichiarato, è morta.



Insieme a Secco (Pietro Castellitto), amico di sempre e disadattato quanto (anzi più di) lui, cerca di trovare un senso a tutto questo, tra ricordi d’infanzia e una madre computer unfriendly (Laura Morante), tra asfissianti sortite a Roma Nord e a Roma centro, comunque affiancato dall’inseparabile Armadillo (Valerio Aprea), col quale conversa quotidianamente (tra paradossi e polemiche) sull’andamento dell’esistenza.

“Così come nei fumetti di Zero il protagonista è liberamente ispirato a Michele, nel film abbiamo creato un protagonista che è liberamente ispirato ai fumetti di Zero. Quindi il grado di separazione tra Michele Rech e Simone Liberati è grandissimo. È un'opera di fantasia, anche perché il linguaggio cinematografico è molto distante da quello del fumetto”.

Rubiamo questo virgolettato di Oscar Glioti rilasciato tempo fa a Repubblica.it per rafforzare in qualche modo quanto spiegato dallo stesso Zerocalcare nel post a cui facevamo riferimento poco sopra e, allo stesso tempo, per evitare che all’attore non venga riconosciuto comunque quanto merita: insieme a Pietro Castellitto (veramente sorprendente) riesce a dare vita ad irresistibili momenti, in un buon mix di comicità e malinconia, che poi è la cifra stessa del film, tutto sommato opera genuina sulla difficoltà di affrontare l’incomunicabilità, l’elaborazione del lutto, l’assenza totale di certezze da parte di un’intera generazione, quella dei “tagliati fuori”, che alle feste (dove vengono portati a forza) se ne stanno in un angolo, provando a spiegare la differenza tra gli zombie (“proletari”) e i vampiri (“tronisti”, “aristocratici”) per sentirsi rispondere: “Ma quant’anni c’hai te?” – “27.” – “E n’è mejo la fregna, no?”).

È inevitabile, lo è sempre e in questo caso lo è ancora di più, che i fan più talebani di Zerocalcare si scaglieranno contro il lungometraggio (che tra l’altro regala un esilarante cammeo ad Adriano Panatta e coinvolge anche Vincent Candela, l’ex terzino sinistro della Roma, qui nei panni del padre di Camille), ma basterebbe per una volta avvicinarsi ad un film per quello che è. Un film, appunto, “basato su”.


Cosa che non equivale automaticamente al fatto che l’autore di partenza sia dovuto scendere a chissà quale compromesso.

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON IL CONTRIBUTO ECONOMICO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO, REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO - FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO.

- IN CONCORSO ALLA 75. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2018), SEZIONE 'ORIZZONTI'.

- CANDIDATO AL DAVID DONATELLO 2019 PER: MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE.

- CANDIDATO NASTRI D'ARGENTO 2019: MIGLIOR CAMEO (ADRIANO PANATTA).

CRITICA

"Forse bisognerebbe far finta che il testo di partenza non esista. Ma come si fa? Zerocalcare è stato, in termini di pubblico, il maggior fenomeno del fumetto italiano degli ultimi tempi, un cantore istintivo di cose che riguardavano una generazione e non solo. E 'La profezia dell'armadillo', esilarante storia di una crescita incrociata con un lutto, raccontata in prima persona con toni surreali, era difficilissima da portare sullo schermo. Soprattutto trasformandolo in un film con attori in carne e ossa. il risultato è piuttosto 'normalizzato', tra flashback superflui, qualche volo di regia di troppo, una fotografia sopra le righe. In fondo funziona la resa visiva dell'armadillo del titolo ('doppio' sarcastico del protagonista) con un pupazzone dentro cui c'è Valerio Aprea, e rimangono diversi momenti divertenti, grazie alla scoperta dello straordinario talento comico di Pietro Castellitto, 'spalla' del protagonista Simone Liberati." (Emiliano Morreale, 'la Repubblica', 13 settembre 2018)
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