La Presidentessa

ITALIA - 1952
La Presidentessa
In una remota cittadina di provincia, Tricointe, il presidente del tribunale dà l'ordine di chiudere il locale in cui si esibisce Gobette, giovane e bella artista di varietà che indossa abiti succinti e interpreta canzoni dai testi molto audaci. Col proposito di vendicarsi, Gobette, approfittando dell'assenza della moglie e della figlia di Tricointe, s'introduce in casa sua. Mentre lui sta per metterla alla porta, arriva improvvisamente Cipriano Gaudet, il Ministro della Giustizia, che sta compiendo il suo giro di ispezione e cerca un po' di ospitalità in casa del suo sottoposto. Il magistrato, imbarazzatissimo perché conosce la severità del Ministro in fatto di morale, presenta Gobette come sua moglie. Il Ministro, che in realtà è un libertino, si innamora della ragazza, così bella e procace, e passa la notte con lei. Eientrato a Parigi, Gaudet decide di promuovere Tricointe e di trasferirlo lontano per poter avere vicino la moglie. Nel frattempo, la vera moglie del Presidente si reca a Parigi per favorire la promozione del marito ed è pronta a tutto pur di riuscire nel suo scopo. Il Ministro Gaudet si trova quindi conteso tra le due Presidentesse, la falsa e quella vera, mentre il Presidente del tribunale vede moltiplicarsi le sue promozioni e si insospettisce. Dopo una serie d'equivoci, tutto si accomoda. Il Presidente non dubita più dell'onesta della moglie, Gobette conquista definitivamente il Ministro, mentre il Segretario del Ministro s'innamora della figlia del Presidente.
  • Altri titoli:
    Mademoiselle Gobete
    Mademoiselle la Présidente
  • Durata: 88'
  • Colore: B/N
  • Genere: COMMEDIA
  • Tratto da: commedia omonima di Maurice Hennequin e Pierre Veber
  • Produzione: GIUSEPPE AMATO PER EXCELSA FILM
  • Distribuzione: MINERVA ,TITANUS - MONDADORI VIDEO (IL GRANDE CINEMA)

NOTE

- LA REVISIONE MINSTERIALE SETTEMBRE 2003 HA TOLTO IL VIETATO AI 14 ANNI.

CRITICA

"Portare oggi sullo schermo una commedia del genere richiede un gusto sottile, uno sguardo critico capace di chiudere entro la sua dimensione un mondo ormai finito (...). E Pietro Germi, lontanissimo dai modi suoi soliti (...) staccato da quel mondo realistico in cui aveva pure intravisto qualche momento di commozione (...) ripete la commedia nella maniera più comune e piatta, senza neanche un tentativo di visione critica. (...) Probabilmente sono le circostanze esterne che hanno costretto Germi ad affrontare un soggetto di questo genere." (M. Siniscalco, 'Rassegna del Film', novembre 1952)
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