LA PORTATRICE DI PANE

ITALIA - 1949
Giacomo Garaut, meccanico nell'officina Labroue, innamorato d'una vedova, Giovanna Fortier, per fare rapidamente fortuna, tenta di rubare i documenti relativi ad un'invenzione. Sorpreso, pugnala il padrone e dà fuoco all'officina. Quando Giovanna si rifiuta di fuggire con lui, Giacomo fa in modo che la vedova sia creduta colpevole dei di lui delitti; mentre egli riesce a dileguarsi. Arrestata, separata dai suoi due figlioli, Giovanna, pel dolore, impazzisce. Suo figlio Giorgio, affidato al pittore Castel, può attendere agli studi e dedicarsi, a Parigi, all'avvocatura. La figlia Lucia, venuta anch'essa a Parigi, vive facendo la sarta. Ricuperata la ragione, Giovanna evade dal carcere e viene a Parigi. Intanto Giacomo Garaut, cui l'invenzione rubata ha fruttato la fortuna, ritorna in Francia sotto falso nome, con la figlia Mary, e il destino lo mette a contatto coi figli delle sue vittime. Luciano Labroue, figlio dell'antico padrone, diventa direttore delle officine di Giacomo ed ama, riamato, la di lui figliola. Giacomo tenta invano di spezzare il cerchio, che gli si stringe intorno. Egli viene smascherato ed arrestato, sua figlia muore di dolore nell'apprendere i di lui delitti. Giovanna può riunirsi ai suoi figli e perdona all'uomo, che le ha fatto tanto male.

CAST

CRITICA

"Ennesima riduzione cinematografica del celebre romanzo di Xavier Di Montepin, riesce, per merito del regista Maurice Cloche, a mantenere un tono di narrazione dignitosa, pur non uscendo dai binari della corrente produzione commerciale". (G. Santarelli, "Rivista del Cinematografo", n. 3 del 1951).
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