La Passione di Giosuè l'Ebreo

La Passione di Giosuè l'Ebreo
1492. Giosuè è un giovane ebreo costretto a fuggire dalla Spagna a causa del crescente sentimento antisemita. Dopo varie vicende approda in Sicilia e si rifugia in un paesino di carbonai ebrei convertiti al cristianesimo. Un giorno Giosuè partecipa ad una gara su temi religiosi il cui premio in palio è l'interpretazione di Gesù Cristo durante la rappresentazione della Passione del Venerdì Santo. Il ragazzo vince il premio ed interpreta il ruolo in modo tanto convincente da subire la stessa sorte del Messia.
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, STORICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM CINEMASCOPE
  • Produzione: ARBASH SOCIETA' COOPERATIVA, ICC
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE
  • Data uscita 9 Settembre 2005
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RECENSIONE

La passione di Giosuè l'ebreo di Pasquale Scimeca è un film che a nostro avviso va oltre le stesse intenzioni dell'autore. L'argomento è talmente complesso che diventa inevitabile che chiunque vi si avvicini rischi di aprire porte senza richiuderle, lasciando sempre l'impressione di avere trascurato qualcosa, come se questo stesso trascurare diventi punto di vista inappellabile. Non sappiamo se Scimeca abbia un'origine da rivendicare, ma ci sembra che la determinata pacatezza dimostrata ad esempio in argomenti e altri film  importanti come Placido Rizzotto lasci in questo caso un po' il posto a una specie di voglia di rivalsa. Probabilmente le nostra analisi risulterà paradossale, ma gli esempi hanno sempre bisogno di essere esasperati per poter essere chiari. Brevemente la storia: la vicenda inizia nel 1492, anno di scoperta dell'America (ha un significato?): Giosuè, ebreo, vive in Spagna con la famiglia. Alla fine del XV secolo re Ferdinando e la regina Isabella riunificano la nazione in nome del cattolicesimo ed ebrei e musulmani vengono messi al bando. Ritenuto il nuovo Messia, quello che in realtà gli ebrei ancora attendono, Giosuè è costretto ad approdare in Italia, prima a Napoli e poi in Sicilia, dove avviene l'epilogo con la morte del protagonista. Ci sembra, il film, una specie di resa dei conti. Sono stati accusati gli ebrei di avere causato la Crocifissione di Gesù Cristo? Ebbene, io vi dimostro che i cristiani hanno fatto (farebbero) lo stesso. La rievocazione storica della Casazza in un paese della Sicilia, consistente nella messa in scena della Passione si trasforma per volontà dei vescovi in una Crocifissione vera e propria. Di cui l'ebreo Giosuè, nella parte del Cristo grazie alla sua preparazione dottrinale, rimane vittima. Secondo le intenzioni di Scimeca questo film dovrebbe servire al dialogo e, parole sue, dovrebbe incoraggiare la Chiesa a gridare che Cristo è ebreo. Secondo noi fallisce entrambi gli obiettivi. In primo luogo perché un regista che si propone di affrontare un simile argomento in nome del dialogo dovrebbe praticare un distacco maggiore, il che non significa non affermare il proprio punto di vista. Poi, ci sembra, sono oltre quarant'anni che Chiesa e comunità ebraica dialogano. E credo sia un dialogo aperto a tutti gli interlocutori, registi compresi.

NOTE

- FILM REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI (DGC).

- PRESENTATO ALLA 2^ EDIZIONE DELLE "GIORNATE DEGLI AUTORI", VENEZIA 2005.

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2006 PER: FOTOGRAFIA, COSTUMI.

CRITICA

"Occasione a metà per Pasquale Scimeca e il suo ambizioso 'La Passione di Giosuè l'ebreo'. Era molto bella l'idea di far finire in croce come Cristo un giovane ebreo spagnolo approdato in Sicilia dopo l'editto con cui Isabella di Castiglia cacciò musulmani e giudei nel 1492, dopo secoli di pacifica convivenza. E' di grande fascino l'ambientazione storica, la fuga di Giosuè con sua madre e un altro gruppo di profughi attraverso i Pirenei innevati, poi via mare. Ed è innegabile la forza di tutta la seconda parte del film, quella che vede risvegliarsi nel giovane Giosuè la prepotente vocazione religiosa che lo porta a unificare nelle sue prediche tradizione ebraica e cristiana, ottenendo un immenso seguito popolare ma suscitando anche sgomento e rancore nel clero. Peccato però che prima del lungo epilogo, giocato abilmente sulla confusione fra illusione e realtà, e malgrado le musiche travolgenti di Miriam Meghnagi, l'eccellente lavoro figurativo (foto di Pasquale Mari), la forza di un cast che mescola non-attori a professionisti come Anna Bonaiuto e Toni Bertorelli, peccato che malgrado tutto questo e l'attualità del messaggio, Scimeca non costruisca una cornice narrativa adeguata né fornisca quel minimo di quadro storico che consentirebbe anche ai meno informati di appassionarsi al suo film." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 9 settembre 2005)
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