La parte degli angeli

The Angels' Share

BELGIO, ITALIA, GRAN BRETAGNA, FRANCIA - 2012
4/5
La parte degli angeli
Robbie, un giovane che vive di espedienti e piccoli furti, dopo la nascita del figlio Luke decide di cambiare vita. Mentre sconta l'ultima pena, impegnato nei servizi di pubblica utilità, conosce Rhino, Albert e Mo, che come lui hanno problemi a trovare un lavoro onesto a causa della fedina penale sporca e insieme cominciano a pensare di trasferirsi in Scozia e aprire una distilleria di whisky pregiato...
  • Altri titoli:
    Lo spirito degli angeli
    La part des anges
  • Durata: 101'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:185)
  • Produzione: SIXTEEN FILMS, WHY NOT PRODUCTIONS, WILD BUNCH, BFI, LES FILMS DU FLEUVE, URANIA PICTURES, FRANCE 2 CINEMA, CANAL +, CINECINEMA, SOFICINEMA 8, LE PACTE, CINEART, FRANCE TELEVISIONS, CANTO BROS
  • Distribuzione: BIM - DVD: BIM/01 DISTRIBUTION HOME VIDEO (2013)
  • Data uscita 13 Dicembre 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
E' l'ultima chance per Robbie (Paul Brannigan), ragazzo di Glasgow colpevole dell'ennesimo reato violento, condannato "solamente" a svolgere 300 ore di lavori socialmente utili perché in procinto di diventare padre. Leonie, la compagna, ancora crede in lui, di sicuro l'unica in un contesto (vedi i familiari della ragazza) che ormai l'ha rigettato. Basterà tenere in braccio per la prima volta il piccolo Luke, però, per convincere seriamente Robbie che l'ora della svolta è arrivata.
Messa da parte la rabbia che ha contraddistinto il loro ultimo lavoro (L'altra verità), Ken Loach e il sodale Paul Laverty (sceneggiatore) tornano con una commedia travolgente, alcolica e dalla trivialità liberatoria: The Angels' Share - bellissimo titolo che indica quel 2% di "spirito" che si disperde nell'atmosfera ogniqualvolta viene aperta una cassa di whisky invecchiato - riporta il cineasta britannico a confrontarsi con le contraddizioni di un microcosmo che sembra conoscere alla perfezione. Stavolta, Loach tiene il dramma a distanza - il burrascoso passato del protagonista sembra appartenere ad un film preesistente, in realtà mai girato - e si concentra sulla vitalità di un percorso che, a tutti gli effetti, prende strada facendo i connotati del romanzo di formazione. Di (tras)formazione sarebbe meglio dire: Robbie è un poco di buono in superficie, ma dentro di sé nasconde un talento fuori dal comune. Che saprà sfruttare a suo vantaggio, imbeccato dalla sana, straordinaria "condivisione" del bonario Harry (John Henshaw, il Bombolo di Manchester, già diretto da Loach ne Il mio amico Eric), l'uomo chiamato a sorvegliare Robbie e gli altri ragazzi durante le ore di servizio. Generoso e consapevole delle traversie che contraddistinguono le loro esistenze, li "inizierà" ai piaceri del whisky: passione che li condurrà, tutti insieme, prima ad un meeting di degustazione ad Edimburgo, poi, all'oscuro del loro mentore, alla distilleria del Dornoch Firth. Dove, a breve, avrà luogo un'asta per assicurarsi il finora sconosciuto e preziosissimo whisky più importante del mondo...
Ed è proprio nella forza del gruppo, nell'assoluta compensazione tra l'astuzia di Robbie e la contagiosa deficienza di Albert (Gary Maitland), sommata ad alcune trovate improvvise, all'energia dei dialoghi e alla capacità di raccontare un mondo anche solo attraverso un atteggiamento, che il film di Ken Loach trova il giusto equilibrio tra risate e ottimi sentimenti. Quando la trivialità diventa poesia. Premio della Giuria al Festival di Cannes.

NOTE

- PREMIO DELLA GIURIA AL 65. FESTIVAL DI CANNES (2012).

- PRESENTATO AL 30. TORINO FILM FESTIVAL (2012) NELLA SEZIONE 'FESTA MOBILE'.

CRITICA

"Ken Loach, Ken il rosso, che a Torino è stato alla sinistra della sua sinistra, stavolta vira un pochino in rosa perché firma con 'La parte degli angeli', premio della giuria a Cannes, una commedia dolce-amara molto divertente che confina col thriller ma senza mai contraddire i suoi principi sociali. (...) Commedia in giallo in cui però le tipologie sono classiche da Loach così come gli ambienti e la geografia dei luoghi disadorni (qui siamo a Glasgow e dintorni) in cui vivono. Non è la prima volta che il regista di 'Riff Raff' o 'II mio amico Eric', tanto per citare due commedie, sceglie di far sorridere profondamente con le battute e non con le situazioni; qui l'operazione, dopo un avvio un poco macchinoso, riesce alla grande per l'originalità del colpo grosso e la felice scelta dei caratteri presi davvero dalla strada. Ed è perfetto il giovane cast che corrisponde in fotocopia alla vita reale e da cui lo sceneggiatore di fiducia Paul Laverty ha preso spunto per dialoghi antropologicamente esatti, in un crescendo di situazioni abnormi e con l'intervento di altri soggetti. Alla fine non spunta il sole, ma forse un lavoro ci sarà e l'uomo di buona volontà sarà ricompensato: la parte degli angeli, a proposito, è quel 2% di scotch contenuto in una botte che evapora ogni anno." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 13 dicembre 2012)

"Il riscatto in un bicchiere di whisky. Anzi in una botte. È la parabola del nuovo film di Ken Loach, che appartiene al lato sorridente del suo cinema, quello che va da 'Riff-Raff' al 'Il mio amico Eric'. Fiabe moderne, spesso irresistibili, più che commedie. Perché la speranza è l'ultima a morire, specie per gli ultimi della lista. E il vecchio Ken, 76 anni e neanche un compromesso, è uno dei pochi ancora capaci di accendere l'immaginazione degli spettatori senza umiliarne l'intelligenza. (...) Loach è un regista corale, scuola Monicelli; e se uno solo ce la fa, tutti, per folli o disperati che siano, meritano amore e comprensione. Come Robbie scopra il suo talento, come lo coltivi studiando il vocabolario del whisky, come Loach stenda su questo mondo di fanatici e bottiglie vendute a prezzi astronomici un velo di interesse e insieme di ironia, converrà scoprirlo al cinema. Ma è bello che dietro il colpaccio di Robbie ci sia anche il sogno, qualcosa in cui credere, un mistero che dona piacere solo a chi ha disciplina, passione, fiuto. Il riscatto, in fondo, inizia lì." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 13 dicembre 2012)

"Ken Loach tra 'I soliti ignoti' e 'Full Monty'. Glasgow popolare, tra disoccupazione e piccola criminalità. (...) Commedia, questa volta, ma il radicamento ambientale sempre quello. Difficile non rilevare del manierismo, la scorciatoia di un buonismo manicheo che divide il campo secondo parametri ideologici sclerotizzati. Le buone cause del regista inglese basteranno a scaldare i cuori ma non a dire che fa sempre bei film." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 13 dicembre 2012)

"Il cinema di Ken Loach è un'inconfondibile mistura di impegno politico, denuncia dell'ingiustizia sociale, solidarietà per gli emarginati e, al contempo, affettuosa tolleranza verso l'umano errare. In 'La parte degli angeli' queste componenti prendono forma leggera con risvolti addirittura farseschi, il tutto in contrasto con un avvio improntato a un registro più duro. (...) Sceneggiato dallo scozzese Paul Laverty, usuale collaboratore di Loach, il film (il titolo allude alla piccola percentuale di spirito che evapora dalle botti durante la stagionatura) vira dal dramma alla commedia senza riuscire a trovare il felice equilibrio formale di altre pellicole del maestro britannico, ma stiamo pur sempre parlando di un'opera firmata, che insieme diverte e fa pensare." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 13 dicembre 2012)

"Ken Loach, inglese di 76 anni, e alla 46esima regia in quasi mezzo secolo di carriera contando anche i corti, gli episodi e i lavori per la televisione. È un regista, fortunatamente per noi, molto prolifico. Il suo fido sceneggiatore Paul Laverty ha scritto 12 film per lui a partire da 'La canzone di Carla', 1996. Il loro team è ormai consolidato e lavora a ritmi che per certi versi sono una garanzia (non passa anno senza che ad uno dei festival principali, Cannes Venezia e Berlino, ci sia un nuovo Ken Loach). Ma per altri versi, va detta una verità che vale per tutti i registi così iperattivi (tranne, forse, John Ford e Alfred Hitchcock): è impossibile firmare solo capolavori. Loach ha una media altissima: dei film scritti con Laverty, almeno cinque ('My Name Is Joe', 'Sweet 16', 'Il vento che accarezza l'erba', 'In questo mondo libero' e 'Il mio amico Eric') sono dei gioielli. Gli altri sono film «normali», perché Loach non ha mai fatto un film brutto in vita sua e questo è un dato semplicemente incredibile. Tutto questo per dirvi di non gridare al sacrilegio se ci accingiamo a dirvi che 'La parte degli angeli' è un Loach minore. Appartiene alla categoria dei film «di squadra», e ricorda un po' 'Paul, Mick e gli altri', è anche uno di quei titoli in cui Loach e Laverty inseriscono robuste dosi di ironia, arrivando ad un genere che potremmo battezzare - in questo caso - «commedia alla scozzese». Lo scozzese della banda è Laverty, scrittore che spesso si diverte a raccontare le follie della propria terra e a scrivere dialoghi in quella lingua aspra, dalle «erre» rombanti, che solo con molta generosità si può definire «inglese». (...) Il film è simpatico, e i fans lo gradiranno." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 13 dicembre 2012)

"Sulla carta non sembrerebbe, perché a fare da sfondo alla vicenda ci sono la disoccupazione giovanile e il futuro sempre più incerto. Eppure 'La parte degli angeli' di Ken Loach è una divertente commedia ricca di speranza, perfetta per Natale. Una favola sull'importanza di una seconda possibilità nella vita che mescola la leggerezza del sogno con la dura realtà." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 13 dicembre 2012)

"Ken Loach, eterno ragazzo rosso, firma un altro film di sorridente efficacia, una commedia in grado di trasformare l'ambientazione cupa e depressa con un ritmo che trascina al di là della metafora politica militante. 'La parte degli angeli', premio della giuria a Cannes che con il regista britannico gioca spesso a fare la rivoluzionaria, si dedica all'apparente non-storia di un giovane delinquente di Glasgow condannato ai lavori socialmente utili. Robbie, chiaramente molto più simpatico a Loach e al suo fedele sceneggiatore Paul Laverty di poliziotti e magistrati, vorrebbe fare il bravo per amore della ragazza Leonie e del figlio che sta per regalargli; ma la crisi economica globale rende oltremodo ardua qualsiasi ipotesi di onesto reinserimento. Fin quando l'allegra, sovreccitata e all'occasione truffaldina 'riscoperta' dell'universo del whisky - elemento chiave della natura e la cultura locali - non permetterà a lui e ai suoi compari ex disoccupati di conquistare uno spiraglio di serenità e un briciolo di speranza nel futuro." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 13 dicembre 2012)

"Ken Loach è tornato, in sé. Dopo l'uscita di strada con 'Route Irish' (2011), il regista inglese riassapora il gusto di 'Riff Raff' e di 'Piovono pietre', e a inebriarlo questa volta è l'aroma del whisky scozzese, fatale anche allo sceneggiatore scozzese Paul Laverty, responsabile dei proletari più muscolosi della filmografia di Loach. 'La parte degli angeli', ridimensiona il macho di periferia, lo rende brillo e brillante in questa commedia dal ritmo rockettaro, dialoghi scoppiettanti e una storia finalmente non apologetica del «povero cristo». Glasgow, il prologo è una esilarante galleria di tipetti fuorilegge, piccoli bastardi disoccupati che sfilano davanti a un giudice con parrucca d'ordinanza e cuore d'oro. Ladruncoli, teppisti, vandali, fuori di testa e Robbie (Paul Brannigan), nato male, un tipo mingherlino e violento che sta per diventare papà e merita una 'seconda vita'." (Alice Twist, 'Il Manifesto', 13 dicembre 2012)

"Robbie (Paul Grannigan, bravo) è un piccolo criminale di Glasgow: ha una ragazza da cui aspetta un bambino e vorrebbe rifarsi una vita. (...) Premiato dalla giuria al festival di Cannes, è 'La parte degli angeli' di Ken Loach, che molla la rabbiosa 'Altra verità' sui contractors in Iraq e abbraccia la commedia. Non sono vittime i suoi neds scozzesi, ma quattro angeli in carne, ossa e spirito che vogliono la loro parte: si chiama futuro, ed è anche il nostro. Cambiando generi e registri, Ken Loach non cambia: regista di lotta (e) di classe." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 13 dicembre 2012)

"Piacerà anche a chi ha in uggia il veterocomunismo al di Ià del bene e del male di Loach. Perché alle prese con una commedia che ha lo scopo principale di divertire, l'impermeabile Ken ci ricorda che è uno dei pochi al mondo in grado di raccontare bene il proletariato e a saper sollevare fiammelle di speranza anche nelle grame esistenze dei loser della vita." (Giorgio Carbone, 'Libero', 13 dicembre 2012)

"Eccellente commedia del ruvido Ken Loach, come sempre abile a raccontare il mondo degli emarginati, una miserevole esistenza riscattata da un geniale sberleffo. Insomma, quando è l'ora della commozione, ecco il tocco dell'umorista." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 13 dicembre 2012)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy