La notte non aspetta

Street Kings

USA - 2008
La notte non aspetta
Dalla morte di sua moglie, la vita di Tom Ludlow, agente della polizia di Los Angeles, non è stata più la stessa. Le cose prendono per lui una piega ancor più disperata dal momento in cui viene accusato dell'omicidio di un suo collega. Impegnato nelle ricerche di indizi che possano scagionarlo dalle ingiuste accuse, Tom si imbatte in un caso di corruzione all'interno del suo dipartimento.
  • Altri titoli:
    The Night Watchman
  • Durata: 109'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: SUPER 35 STAMPATO A 35 MM (1:2.35)
  • Produzione: REGENCY ENTERPRISES, YARI FILM GROUP (YFG), EMMETT/FURLA FILMS, MILLENNIUM FILMS
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX ITALIA
  • Vietato 14
  • Data uscita 27 Giugno 2008

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Anima in pena alimentata a vodka, il detective del LAPD Tom Ludlow (Keanu Reeves) è sulle tracce dei killer che hanno fatto secco il suo ex partner, che gli aveva messo alle costole gli Affari Interni (Hugh Laurie). Poliziotto al di là della Legge, "prima sparo, poi faccio le domande", Ludlow ha sempre potuto contare sulla copertura del capitano Jack Wander (Forest Whitaker), ma questa volta, aiutato nelle indagini dalla matricola Chris Evans, si troverà lacerato tra la protezione della sua squadra e la crescente sensazione di non trovarsi dalla parte "giusta". Opera seconda di David Ayer, già sceneggiatore di Training Day e regista di Harsh Times, Street Kings (La notte non aspetta) nasce da un soggetto originale di James Ellroy, anche co-autore dello script. In effetti, non poche sono le affinità con il suo L.A. Confidential, diretto da Curtis Hanson e interpretato da Russell Crowe: nella Città degli Angeli contemporanea, Reeves non molla la scia di Crowe, portando sullo schermo il "solito" poliziotto alla ricerca di se stesso, tra violenza efferata e idiosincratica moralità. Niente di nuovo sotto il sole californiano: c'è qualcosa di marcio nel Dipartimento, e Ellroy sa come portarlo alla luce, con verosimiglianza gergale e una semplice equazione (im)morale: più vai in alto, più profondo sarà il tuo peccato. Il problema che Ayer, pur sinceramente affezionato al genere, non è Curtis Hanson, pertanto ancor più ostico è il compito di ridurre tutti i nomi, le pallottole, le nefandezze e gli intrighi di Ellroy: lo schermo si gonfia, e le immagini perdono in definizione, sacrificando attendibilità e mera verosimiglianza. Poco male: sono Street che si percorrono volentieri, tra angeli caduti variamente domiciliati, pedofili coreani macellati senza pietà, spacciatori di droga che sono proprio come te li immagini, e poliziotti corrotti che al cinema pagano sempre. Viso pulito e mood introverso, Reeves non nasce per fare Dirty Harry 30 anni dopo, ma fa quasi tutto per farcelo credere, centrando il ruolo più importante da anni a questa parte. Lunga vita al Re!

CRITICA

"Calato nello scenario autentico della periferia di L.A. di cui il regista David Ayer è un buon conoscitore, il film si sviluppa con una buona tensione narrativa e un cast di prim'ordine: accanto a Reeves, menzioniamo Forest Witaker mentore luciferino e un Hugh Laurie troppo realista per non essere cinico." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 27 giugno 2008)

"La ricerca del proprio io da parte di Reevs non ci scalfisce, tanto è fasulla e banale nella forma, nella sostanza e nell'etica: l'annuncio è che ci sarà sempre qualcosa di marcio nella polizia losangelina con variopinte esemplificazione di peccati, sesso e droga. E' proprio l'anestesia che il film produce con immagini straviste e dialoghi sporchi già sentiti che non turba né indigna: lo si vede ma non lo si guarda, lo si sente ma lo si ascolta e subito subito si dimentica." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 27 giugno 2008)

"Un film convulso e violentissimo, gonfio di luoghi comuni con dialoghi così rozzi da mettere i brividi. Keanu Reeves se lo fa tutto in trance, ammazzando mezzo cast e facendosi medicare ogni cinque minuti da una dolce infermiera. Se l'insopportabile Forest Whitaker crede di recitare Shakespeare, il superfluo Hugh Grant fa rimpiangere il sopravvalutato Dr. House." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 27 giugno 2008)

"Dramma poliziesco violento, sudato e senza fiato in cui la stolidità espressiva di Reeves ben si accosta alla furia espressiva di un Forest Whitaker ormai a suo agio con i cattivi. Il suo capitano di polizia è da incubi notturni. Chi sceglie per la moralità, nel film, è un folle destinato alla solitudine. Se gli va bene. Pellicola disperata e senza compromessi. A Hollywood si sono spaventati facendolo uscire in sala in sordina. Ellroy, invece, ha apprezzato." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 27 giugno 2008)

"David Ayer, alla seconda prova di regia dopo 'I giorni dell'odio', costruisce un poliziottesco tutto sangue e proiettili, robusto nelle architetture urbane e guizzante in molte sequenze d'azione e lotta tra protagonisti. C'è tutto il repertorio di genere (gangsta rap, boyz n the hood, sbirraglia che mastica chewing-gum, scontri all'ok corral fronte contro fronte) offerto con un certo compiacimento dell'esubero (gli effetti delle pallottole sugli esseri umani), ma senza una vera e propria densità di scrittura. Tanto che oramai dover girare un film sugli script magmatici ed eterogenei di James Ellroy sembra essere un'impresa davvero improba. Da ricordare che il film è passato di mano in mano: da David Fincher a Oliver Stone, fino a Spike Lee." (Davide Turrini, 'Liberazione', 27 giugno 2008)
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