La notte del giudizio

The Purge

USA - 2013
2/5
La notte del giudizio
In un'America dove la disoccupazione e la criminalità sono ai minimi termini, il governo ha previsto dodici ore ogni anno in cui qualsiasi attività criminale, compreso l' omicidio, non verrà punita. In quel lasso di tempo notturno, non si può chiamare la polizia, gli ospedali sospendono il servizio e i cittadini possono regolare i conti. Senza essere perseguiti. Così, quella notte, James Sandin e la sua famiglia - la moglie Mary e i due figli - si rinchiudono dentro casa aspettando l'alba sperando di non trasformarsi a propria volta nei mostri da cui si nascondono. Ma poi, un uomo indifeso bussa alla loro porta...
  • Durata: 85'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Produzione: JASON BLUM, SEBASTIEN KURT LEMERCIER, MICHAEL BAY, ANDREW FORM, BRADLEY FULLER PER PLATINUM DUNES, BLUMHOUSE PRODUCTIONS, WHY NOT PRODUCTIONS
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Data uscita 1 Agosto 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

Avere una buona idea ma non sapere che farsene può rivelarsi, oltreché inutile, persino controproducente.
Prendiamo La notte del giudizio: non avesse avuto uno spunto interessante e la possibilità di farne il cavallo di Troia per aggredire paradigmi socio-culturali, sarebbe stato archiviato come l’ennesimo thriller urbano, né migliore né peggiore di altri. Ma l’inconveniente delle buone idee è che imprigionano alle relative ambizioni. Così è il film scritto e diretto da James DeMonaco, molto promettente all’inizio e oltremodo deludente alla fine.
Nonostante sia l’anno 2022, lo scenario non ha nulla di avveniristico ed echeggia piuttosto il realismo distopico alla Ballard. Una serie di iniziali didascalie c’informa tuttavia che il mondo è cambiato, l’America è cambiata, nuovi Padri Fondatori hanno preso il potere e portato in poco tempo la nazione ad azzerare (come a suo tempo il Terzo Reich: sic!) disoccupazione e criminalità. La panacea di tutti i mali è la “Purga” (da qui il titolo originale The Purge, che nulla ha a che fare, evidentemente, con l’universo dei lassativi), ovvero il si-salvi-chi-può decretato per legge, l’anomia per delibera: per “purgare” gli istinti bellicosi degli americani viene concesso loro durante l’anno un giorno (12 ore in effetti) di ordinaria follia, dove ciascuno può dar sfogo alle proprie pulsioni violente come meglio crede e senza incorrere in sanzioni. Dalle sette di sera alle sette di mattina, via libera a pestaggi, torture e omicidi secondo modalità ritenute più opportune. Ovvio che a farne le spese è chi non può permettersi armi e altre forme di tutela personali, il che spiega perchè la moria dei poveri non sia solo la metafora di un’economia in salute.
In una cornice così scellerata, appare illuminante la parabola vissuta da una famiglia danarosamente perbene. Durante la famigerata notte, una gang di giovani della upper-class, biondi, inferociti e mascherati, molto Hitlerjugend, la prende di mira pretendendo la restituzione di un povero nero riuscito a intrufolarsi nella loro casa. La cosa buffa è che vi riusciranno nonostante i costosissimi sistemi di sicurezza fatti istallare dal capofamiglia per difendere moglie, prole e dimora. Ironia della sorte, sono gli stessi sistemi di difesa che l’uomo vende da anni e che gli hanno assicurato fortune economiche e le peggiori maledizioni del vicinato. Non sveliamo altro per non rovinarvi la sorpresa, pure se lo script di DeMonaco lesina molto a riguardo. Ma i veri limiti della sceneggiatura sono nelle sue implicazioni da fanta-libercolo protomarxista, roba da mercatino fricchettone per fanatici Urania. Qui tutto si tiene e nulla si giustifica: politiche orwelliane, violenza, razzismo, fanatismo esoterico e oscuri ponti di comando. Perdonabile, se il film non fosse anche semplicistico e manicheo, incapace di dar fondo alle questioni sociali, politiche ed etiche che l’idea di partenza solletica.
La notte del giudizio affonda invece in un pessimismo d’accatto, di cui non riesce a dire altro se non lo sberleffo facile facile. Una notte che resta ostinatamente chiusa in troppi postulati e tra le quattro pareti di casa, dentro i confini di un horror domestico alla The Strangers, cui ruba anche l’idea dei killer mascherati. La differenza però è che se nel film di Bryan Bertino l’aggressione rimaneva senza una spiegazione razionale e risultava perciò tanto più perturbante, qui è il frutto di un disegno preciso e – per quanto sconsiderato – incontrovertibile. Obbedisce cioè a uno schema da cui non si sfugge: se non nella realtà, che è altra cosa e più complessa, almeno nella sceneggiatura a tesi di DeMonaco.
Impossibile provare empatia con la vicenda o con i suoi protagonisti, pure con gli sforzi proferiti da Ethan Hawke e la faccia inquietantemente ariana di Rhys Wakefield (leader della banda omicida). Annacquata la suspense, nonostante sporadici sussulti, pochi momenti di tensione e una confezione tutto sommato rifinita ad arte (morbido il digitale di Jacques Jouffret, ben orchestrato il montaggio di Peter Gvozdas, d’impatto il sound design di Sebastian Sheehan Visconti).
Insomma, state tranquilli: questa notte, dove tutte le vacche sono “nere”, non sarà tra quelle che passerete in bianco. Ma se è politico il giudizio che essa reclama, non affannatevi: astensione è il voto che merita.

CRITICA

"L'insopportabile vicino, il capo che non reggi, la suocera che non ne puoi più, il tuo rivale in lavoro, amore e denaro, il ricco e il povero, il debole e il forte, il diverso e l'uguale: chi vorresti ammazzare? Probabilmente tutti. Al netto della pietas, della carità e quant'altro, è sempre 'homo homini lupus': che faresti, dunque, se una notte all'anno potessi commettere qualsiasi tipo di crimine senza conseguenze? Rimarresti tappato in casa aspettando l'alba o scenderesti in strada per cercare giustizia o, meglio, vendetta? Interrogativi nati al volante, quando lo sceneggiatore James DeMonaco e la moglie rischiarono di morire per un pirata della strada. James avrebbe voluto asfaltarlo, lei lo dissuase, ma risalendo in macchina si lasciò sfuggire 'LA domanda': «Non sarebbe bello se una volta l'anno potessimo sfogarci liberamente?». Così, qualche anno addietro, venne concepito 'La notte del giudizio' (The Purge), un thriller distopico scritto e diretto da DeMonaco, perché «volevo che la gente parlasse della violenza in America». (...) che cosa sei disposto a fare per proteggere i tuoi cari? E si possono barattare le vite umane? Piovono pietre sulla società della sperequazione, quella americana dei pochi ricchissimi e i tanti poveri cristi, cui anche noi ci stiamo avvicinando a gran passi. Mail bersaglio è ancora più in là, ed è politico, morale: dente per dente, occhio per occhio in 12 ore, e poi tutti buoni fino al prossimo sfogo, può essere la soluzione finale? Il soggetto è interessante, echeggia lo 'Stalker' di Tarkovskij, 'La zona' del messicano Rodrigo Plà, i 'Funny Games' di Haneke e affonda la penna nei nostri più inconfessi desideri di pulizia, ma 'La notte del giudizio' è un'occasione sprecata. Una volta tanto che il soggetto giusto taglia la strada a Hollywood, non c'è il necessario passaggio di consegne: dopo script di genere ('Assault on Precinct 13' e 'II negoziatore') e un'unica dimenticabile regia ('Staten Island'), DeMonaco traduce in yankee il 'ghe pensi mi' e il 'faso tuto mi'. Tutto e male, perché questa sua 'opera' seconda sfrutta un decimo dei cavalli nel motore sociologico e politico, bruciando le premesse in un brutto film di genere: ambizioso, decerebrato, senza vera suspense, senza angoscia sociale, senza quid. No, la notte non porta giudizio: la prossima volta che hai un'idea, caro James DeMonaco, non essere egoista e citofona a Michael Mann. Scommettiamo che ti apre?" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 1 agosto 2013)

"Piacerà a non pochi spettatori. Soprattutto se avranno l'accortezza di non prendere la storia troppo sul serio (come un futuribile con qualche possibilità di attuazione). No, le pretese (e ne ha parecchie il film di DeMonaco) impiombano il film invece di farlo volare alto. Ma, come racconto a suspense sul tema del fortino assediato, secondo il modello del 'Distretto 13: le brigate della morte' di Carpenter, il film funziona eccome. Anche più dell'antico modello. Perché i cattivi non sono i soliti teppisti tatuati, ma i vicini della porta accanto. I bamboccioni ingrassati nell'ozio, i manager fighetti paurosi in genere di sporcarsi le mani, il compagno di bar che per dodici ore smette di innaffiare il giardino e brandisce una mannaia. Dai e dai, DeMonaco racconta talmente bene la sua orgia di violenza, che dal cinema esci colla sottile angoscia. Possibile che sia tutta una balla? È così impossibile che un giorno le belve dilaghino nella città?" (Giorgio Carbone, 'Libero', 1 agosto 2013)

"Tanti gli spunti di riflessione per un film sorprendente anche se pieno di falle." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 25 luglio 2013)
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