La notte del giudizio - Election Year

The Purge: Election Year

USA - 2016
3/5
La notte del giudizio - Election Year
Guidato dai Nuovi Padri Fondatori d'America (NFFA), il governo ha autorizzato l'annuale Notte del Giudizio per garantire che il tasso di criminalità rimanga sotto l'uno per cento per il resto dell'anno. Ma una rivoluzione sta serpeggiando fra i contestatori che sono convinti che la Notte del Giudizio sia una strategia delle istituzioni per eliminare i poveri e i deboli per permettere alle élites di prosperare. Nel corso della notte, infatti, fra caos e disordini, un'improbabile gruppo di persone si muove nelle ombre di Washington D.C. Sul punto di rivelare l'incredibile cospirazione ordita dai Nuovi Padri Fondatori d'America, che con questa soluzione hanno promesso di rendere migliore la vita dai cittadini, i cinque eroi capiranno a proprie
spese fino a dove saranno in grado di spingersi per proteggere ciò in cui credono e le persone che amano.
  • Altri titoli:
    The Purge: Beginnings
    The Purge 3
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR, THRILLER
  • Produzione: MICHAEL BAY, JASON BLUM, ANDREW FORM, BRAD FULLER, SEBASTIEN LEMERCIER PER BLUMHOUSE PRODUCTIONS, PLATINUM DUNES, UNIVERSAL PICTURES, WHY NOT PRODUCTIONS
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Vietato 14
  • Data uscita 28 Luglio 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Lo Sfogo è in pericolo. Una senatrice (Elizabeth Mitchell) cocciuta come Hillary Clinton e procace come la versione hardcore di Sarah Palin, ha promesso che nel caso venisse eletta lo abolirà. Quei sepolcri imbiancati dei Padri Fondatori, che sullo Sfogo si sono giocati onore e carriera politica oltre che lucrose commesse con le assicurazioni sulla vita e con l'industria delle armi, non sono ovviamente d'accordo. Il loro candidato, un pastore protestante che farnetica di purificazione e sacrifici umani neanche fosse uscito da un libro di René Girard, è ancora avanti nei sondaggi ma di poco, troppo poco.
Per essere sicuri che la democrazia non tiri un colpo gobbo, stabiliscono la liquidazione prematura della senatrice. Lo Sfogo di marzo è l'occasione propizia per mettere in pratica il nefando proposito. Che rischia però di rimanere tale mettendosi di traverso l'indomito bodyguard della senatrice (Frank Grillo) e un manipolo di pacifici cittadini dalla carnagione scura.

Ecco Election Year, terzo capitolo delle saga The Purge (malamente tradotto in italiano con La notte del giudizio), il western metropolitano e distopico ideato da James DeMonaco (che ha scritto e diretto tutti e tre gli episodi) e prodotto da Jason Blum della Blumhouse, la stessa di Paranormal Activity e dei più originali  e remunerativi prodotti americani di genere degli ultimi anni. Motto della casa? Massima resa con la minima spesa, filosofia che nel caso di The Purge ha sempre pagato: di media ogni film è costato 10 milioni di dollari  e ne ha incassati 60.

Se pure con meno mordente dei precedenti, ancora una volta è sconcertante la capacità di reazione di questa saga nei confronti dell'attualità, non tanto per il testa a testa alle elezioni presidenziali tra una senatrice idealista e un uomo dalla capigliatura improbabile e la retorica persino meno seria, ma per come riesce a mettere in scena le vecchie nuove tensioni razziali in maniera schietta e fuor di metafora: i bianchi fanno fuori i neri, i neri fanno fuori i bianchi. Tra i bianchi ci sono gruppi di estremisti che si fanno chiamare suprematisti bianchi e tra i neri ci sono leader tipo Malcolm X che credono di poter combattere la violenza solo con la violenza. Poi certo ci sono gli eroi per caso che si sacrificano, i malviventi convertiti, i John Wayne dalla pistola facile e il cuore d'oro e gli idealisti alla James Stewart. Ci sono gli indiani assiepati sopra la collina mentre passa la diligenza. E oggi gli indiani sono i figli dei pionieri, i padri fondatori, i colonizzatori di un immaginario Ovest sempre selvaggio, sempre bastardo.

L'azione si ripete. All'interno del film, la scena. Ai bordi, la Storia e il suo immaginario. Così aspettiamoci sempre un saloon (l'odierno market), una carovana, un pistolero, un fuorilegge e un Presidente ammazzato. Al di là delle facili letture, delle ovvie metafore, oltre l'iconicità esasperata dei suoi personaggi - o per mezzo di tutte queste cose - The Purge racconta meglio di ogni altro prodotto mainstream e in modo meno fumoso di tanti testi accademici il mito della nazione americana, la nascita e la rinascita, con la sua retorica e le sue figure, orbitando attorno allo spazio mitico del Far West per colpirne il nocciolo: la possibilità di una riconciliazione tra Natura e Cultura, tra l'Istinto e l'Idea. La questione è tra una mediazione imperfetta, che nega la prima nel sogno totalizzante della seconda, e una mediazione mostruosamente riuscita, che riconosce la prima subordinandola ai calcoli della seconda. Tra il formalismo esasperato della senatrice e il cinismo tremendamente realistico del pastore. Il fascino perverso di The Purge è nel rimettere in questione due opzioni, due visioni dell'uomo sganciandosi dalla logica consolatoria dell'happy end per trascinarci, con scaltrezza e divertimento, nel rischio del finale aperto. Più che la notte, l'eclissi del giudizio.

CRITICA

"DeMonaco dirige un'efficiente serie B alla John Carpenter, alternando azione violenta e immaginifici quadri horror." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 28 luglio 2016)

"Sembra la realtà ma invece è fantapolitica. Quella che 'La notte del giudizio - Election Year' mette in scena in chiave di fantascienza adulta non è l'America del duello di fine anno 2016 tra Hillary Clinton e Donald Trump quanto piuttosto la sua copia deforme come succede con la migliore satira che si fa addirittura allegoria. (...) Arriva al terzo capitolo la saghetta sagace uscita dalla penna e dalla macchina da presa di James DeMonaco, forse il miglior erede di quell'indimenticabile John Carpenter di '1997: Fuga da New York' (1981) dove si immaginava Manhattan come carcere di massima sicurezza in mano a criminali freak. Il paradosso ideato da DeMonaco è così geniale che ogni capitolo del trittico 'La notte del giudizio' ha mille direzioni espressive dove correre, come le metropoli tentacolari dove ci si dà la caccia, protagoniste crudeli ma anche sorprendenti di questa arguta trilogia. (...) Queste pellicole costano poco per i canoni hollywoodiani (10 milioni di dollari), parlano agli adulti (come sempre meno cinema fa), posseggono un gran ritmo, non accettano la schiavitù dell'effettistica speciale e propongono allo spettatore provocazioni disturbanti (il ruolo della Chiesa in questa guerra civile?) degne del miglior cinema d'autore. Tutto merito di James DeMonaco, il nuovo John Carpenter in grado di unire intrattenimento e riflessione politica." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 28 luglio 2016)

"E' il terzo capitolo di una saga nata da una bella idea (partorita nel 2013). Bella e suscettibile di stuzzicanti variazioni (contrariamente al solito andazzo dei sequel). (...) Piacerà eccome, ai vecchi e nuovi spettatori del ciclo. Ovviamente come si apprezzano i buoni film di serie B che puntano principalmente le loro carte nelle scene di violenza e d'inseguimento. Anche perché le invenzioni sono tante e alcune decisamente apprezzabili. Come l'entrata in scena di turisti dell'omicidio, di cacciatori d'uomini che ogni tanto vengono in vacanza nell'unico paese al mondo dove la caccia è legalizzata. E poi diamo atto a James DeMonaco (regista e sceneggiatore della serie) di quelli che sono i meriti di DeMonaco. In fondo, il suo film di partenza era solo un vigoroso action movie di serie B di quelli che una volta andavano dritti nelle proiezioni dei 'drive in'. Di episodio in episodio, invece di campare di rendita sulle rese automatiche al botteghino, ha dato spessore alle vicende. Dicendo chiaro che Lo Sfogo è servito al partito al potere per ripulire le periferie, ammazzare barboni e vagabondi che sono da sempre i bersagli dell'omicidio facile. Ora la sosia di Clinton vorrebbe abolire la ripulitura. Niente da stupirsi se i Padri Fondatori decidano quella notte, di accopparla." (Giorgio Carbone, 'Libero', 28 luglio 2016)
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