La moglie dell'aviatore

La femme de l'aviateur

FRANCIA - 1981
La moglie dell'aviatore
François ha vent'anni e fa il turno di notte alle poste di Parigi. E' innamorato di Anne, una ragazza più grande di lui di qualche anno con un "passato" sentimentale burrascoso: ha avuto una relazione con un aviatore. Un giorno, di primo mattino, François vede uscire dal portone di casa di Anne, la ragazza accompagnata da un uomo. In realtà è Christian, l'aviatore, che proprio quel giorno è andato da Anne per dirle addio. Ma François si rode dalla gelosia anche perché Anne, intollerante a qualsiasi controllo, si rifiuta di dargli spiegazioni. François, pieno di dubbi e di sospetti, girovaga per le strade di Parigi e, per caso, incontra di nuovo Christian in compagnia di un'altra donna. Spinto dalla curiosità, segue il presunto rivale, accompagnato nel suo pedinamento da una spiritosa e petulante quindicenne che gli si affianca come per partecipare ad un gioco, appassionandosi a fare ipotesi sulla coppia. La sera François va da Anne che gli conferma la sua rottura definitiva con l'aviatore, ma allo stesso tempo si dimostra insofferente. Dopo un lungo tira e molla, François esce e cerca la quindicenne conosciuta il pomeriggio. Quando la vede abbracciata con un ragazzo, comincia a provare una folle gelosia. Ma forse, gli avvenimenti della giornata gli sono stati di lezione...
  • Altri titoli:
    La femme de l'aviateur ou On ne saurait penser à rien
    Comédies et proverbes: La femme de l'aviateur
    The Aviator's Wife
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANORAMICO
  • Produzione: MARGARET MENEGOZ PER LES FILMS DU LOSANGE
  • Distribuzione: LABORATORIO CINEMA GAUMONT (1983)

NOTE

- SUONO: GEORGES PRAT.

- DIALOGHI: ERIC ROHMER.

CRITICA

"'La femme de l'aviateur' è il primo film di un ciclo a cui il regista ha dato il titolo generale di 'Commedie e proverbi', lo stesso che riunisce le pièces di Alfred de Musset. Eric Rohmer - pseudonimo di Maurice Schérer - può dirsi l'ultimo autore della nouvelle vague e principale erede e continuatore, nei 'Cahiers du Cinéma' dell'insegnamento di Bazin. Il suo cinema, infatti, tende a superare l'aspetto romanzesco della rappresentazione per sviluppare maggiormente l'aspetto saggistico e dimostrativo. Dopo l'esordio nel '59 con 'Le signe du lion', con i cosiddetti 'six contes moraux', Rohmer ha portato avanti un discorso personale sull'uomo e i suoi rapporti umani, etici ed estetici, filosofici e sociali, di grande rigore formale e contenutistico; realizzando, in sostanza, dei veri saggi filosofici con struttura narrativa, secondo la lezione dei letterati del '700. Per Rohmer, il problema della letterarietà del testo filmico è risolto all'interno stesso della costruzione del racconto per immagini. Ogni situazione scenica rimanda ad una situazione letteraria e immagini e parole si integrano a vicenda e quelli che possono sembrare lunghi dialoghi o noiose stasi del racconto sono, in realtà, elementi centrali di una rappresentazione che si affida alle parole ed alle immagini per condurre un discorso sulla realtà, psicologica e morale, sulla filosofia della vita, che il cinema, nella sua evidenza, riesce ad esprimere in termini chiari. Con questo secondo ciclo - preceduto da due film di origine letteraria: 'La marchesa von...' e 'Perceval' e costituito, oltre che dalla 'femme de l'aviateur', anche dai seguenti 'Il bel matrimonio' e 'Pauline à la plage', Rohmer non costruisce più intorno ad un tema centrale ma - come egli stesso ha dichiarato - se vi sarà un'unità tematica, non sarà mai determinata in anticipo, ma sarà scoperta man mano dallo spettatore, dall'autore e forse dagli stessi personaggi. Questa dichiarazione lascia pensare che oggi il regista si senta liberato dal suo problema del passaggio dalla scrittura letteraria alla realizzazione del film e che egli possegga la completa padronanza del linguaggio cinematografico. Ciò gli consente di guardare in maniera più spontanea la realtà e di mettere in scena in maniera più diretta i suoi quadri di costume della vita contemporanea. Mentre nei 'sei racconti morali', i personaggi raccontano a se stessi la propria storia, in questo ciclo - che si svolge col rigore geometrico peculiare della commedia - o personaggi la vivono direttamente sulla scena, risultando più spontanei nei loro risvolti psicologici. 'Non si dovrebbe pensare a niente' rammenta la scritta che appare sullo schermo subito dopo il titolo, e il brio del tutto francese, il ritmo frizzante della commedia sembrano invitare a lasciarci andare al leggero gioco degli intrecci. Ma nel guardare quei giovani moderni, assai spregiudicati riguardo ai rapporti sentimentali, il regista lascia filtrare un dubbio sul loro avvenire, sulla loro stessa attitudine alla felicità. Quella leggerezza, se sdrammatizza i loro rapporti, fa anche sorgere l'interrogativo che Rohmer si pone - e che il film ci pone - sulla loro possibilità d'equilibrio. Più distaccato e discreto che nei sei racconti morali, tuttavia, contro-luce, Rohmer appare il rigoroso moralista cristiano di sempre. Commedia, dunque, condotta tra bisticci e equivoci, sul filo di una garbata ironia non separata, tuttavia, da una vena di lieve amarezza. I personaggi sono davvero incantevoli: François, giovane tanyo vulnerabile dalle pene d'amore; Anne, creatura tormentata che non è capace di dare e ricevere felicità; Lucie, ragazza solare che sembra mettere in pratica, forse per l'immaturità dei suoi verdi anni, il proverbio 'non si dovrebbe pensare a niente'". ("Segnalazioni cinematografiche", vol. 97, 1984).
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