La mia vita senza me

Mi vida sin mi

CANADA, SPAGNA - 2003
La mia vita senza me
Nei dintorni di Vancouver Ann vive in una roulotte nel cortile della casa di sua madre che odia il mondo. Suo padre ha passato in prigione gli ultimi dieci anni. Suo marito è spesso disoccupato e lei, a ventitrè anni, per far mangiare tutti i giorni le sue due bambine, la notte fa le pulizie in quella università che non ha potuto frequentare la mattina. Ma un giorno un controllo medico cambia completamente la sua vita e all'improvviso Ann ha l'impressione di essersi risvegliata da un sogno.
  • Altri titoli:
    My Life without Me
  • Durata: 101'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, SENTIMENTALE
  • Produzione: ESTHER GARCIA E GORDON MC LENNAN PER EL DESEO D.A., S.L.U., MILESTONE PRODUCTIONS, ANTENA 3, VIA DIGITAL, ALLIANCE ATLANTIS
  • Distribuzione: WARNER BROS. ITALIA (2004)
  • Data uscita 6 Febbraio 2004

RECENSIONE

di Cristina Scognamillo

Ann ha 23 anni, due bimbe piccole, lavora di notte facendo le pulizie all’università, vive con il marito in una roulotte parcheggiata nel giardino della madre. Suo padre è in carcere. Eppure è contenta, innamorata, prende la vita così come le è stata data. Solamente quando le diagnosticano un male incurabile riesce a guardare il mondo e la sua esistenza con altri occhi. La mia vita senza me, il nuovo film della catalana Isabel Coixet (Le cose che non ti ho mai detto, ’96) – con Sarah Polley, Amanda Plumer, Scott Speedman, Leonor Watling, Deborah Harry, Mark Ruffalo e un cammeo di Maria De Medeiros – non è un film sulla morte, è un inno alla vita. Quando Ann viene a sapere della sua malattia, con grande fermezza, si siede al tavolino di un bar e su un quaderno scrive tutte le cose che deve fare prima di morire. Ed è proprio dalla scrittura dei suoi appunti che scopre quante cose, anche in apparenza semplici e normali, non hai mai fatto e che ora deve necessariamente mettere in pratica, in soli due mesi. Un risveglio dal torpore della vita. Scritto (dalla stessa regista) per arrivare dritto al cuore, La mia vita senza me “sfoglia” il diario delle emozioni portando lo spettatore dentro i personaggi, grazie anche all’uso della camera a spalla. Un film la cui drammaticità rimane sospesa tra la vita e la non vita in un gioco di specchi, in cui l’immagine riflessa può essere quella realistica o quella sognata, perché non è importante quale sia la realtà ma è fondamentale viverla fino in fondo. La decisione di Ann di non rivelare a nessuno la sua condizione è un atto estremo di amore nei confronti dei suoi cari, ma è anche un modo per attraversare la sua esistenza senza condizionamenti e, per una volta, vivere senza morire.

CRITICA

"'La mia vita senza me' di Isabelle Coixet, coproduzione ispanocanadese, è più eccentrico che emozionante come l'altra opera della regista catalana 'Le cose che non ti ho mai detto'. Se la regia è esteriore (flou e ralenti a non finire), a dare sostanza c'è la divina Sarah Polley. Questa ventiseienne canadese scoperta da Gilliam ('Le avventure del Barone di Munchausen') e lanciata da Egoyan ('Exotica', 'Il dolce domani') rifiuta grandi occasioni ('Quasi famosi') e fa politica attiva prendendosi le manganellate ai cortei. Sceglie ruoli masochisti, ma quando è inquadrata irradia di luce schermo e spettatori. 'La mia vita senza me' non avrebbe alcun senso senza Sarah Polley. Il film è lei." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 6 febbraio 2004)

"Anziché tradurre un soggetto potenzialmente così macabro in contabilità dei sentimenti, raccontando gli ultimi giorni di una mammina-coraggio da santino, Coixet sceglie una messa in scena tutta in ritegno, ellittica, largamente venata di malinconia ma dove è la vita a vincerla sulla morte. Anne fa ciò che fa conscia di non avere tempo a disposizione; mai, però, come se fosse l'ultima volta. Intorno a Sarah Polley, perfetta, circola un piccolo mondo di personaggi secondari ben schizzati e interpretati dagli attori giusti. Tra cui molte spettatrici riconosceranno l'emergente sex-symbol Mark Ruffalo, in trasferta dalle torbide atmosfere di 'In the cut'." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 6 febbraio 2004)
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