La mia vita con John F. Donovan

The Death and Life of John F. Donovan

CANADA - 2016
2,5/5
La mia vita con John F. Donovan
A un decennio di distanza dalla morte di una stella della TV americana, un giovane attore ricorda la corrispondenza intrattenuta con lui e l'impatto che queste lettere hanno avuto sulla vita di entrambi.
  • Durata: 123'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: XAVIER DOLAN, NANCY GRANT, LYSE LAFONTAINE PER LYLA FILMS, MICHEL MERKT PER SONS OF MANUAL, LYLA FILMS, PIPELINE ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: LUCKY RED (2019)
  • Data uscita 27 Giugno 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Adriano Ercolani
Il primo lungometraggio in lingua inglese dell’“enfant prodige” Xavier Dolan è una riflessione appassionata sul peso della celebrità contrapposto alla solitudine del singolo individuo, spesso dimenticato quando costantemente esposto alla luce dei riflettori.

La storia dell’amicizia epistolare tra la star del piccolo schermo che regala il titolo al film (Kit Harington) e il giovanissimo Rupert (Jacob Tremblay) viene sviluppata in un puzzle emozionale che parla di crescita, presa di coscienza, rottura delle convenzioni sociali, debolezza e infine perdita.

Come al solito l’approccio del cineasta canadese alla storia che intende raccontare è sfrontato, ricchissimo di spunti, a tratti strabordante nel tentare di immergere il pubblico dentro il vortice audiovisivo.

Il desiderio di mettere in scena le emozioni provate dai suoi personaggi porta Dolan a sovraccaricare molte situazioni, perdendo spesso il filo del racconto.

La mia vita con John F. Donovan si dimostra fin dalle prime scene un’opera con un fulcro narrativo troppo debole per sopportare tutto quanto il suo autore vi ha inserito.

Dopo averlo più volte rimontato per ridurne la durata – il personaggio della giornalista interpretata da Jessica Chastain è stato ad esempio del tutto eliminato – Dolan ha assemblato un film ricco di fascinazioni pop che però non si uniscono tra loro.

Come nei lavori precedenti del regista anche qui troviamo scene sapientemente orchestrate: l’uso della macchina da presa fuso al ritmo sincopato del montaggio e a canzoni popolari regalano al pubblico uno spettacolo come sempre elaborato.

In questo caso però una maggiore attenzione alle sfumature, al non-detto o a ciò che avrebbe dovuto essere magari anche soltanto sussurrato, avrebbero aiutato il film a essere più incisivo.

Rimane il melodramma sfavillante, genere in cui Xavier Dolan è innegabilmente maestro. Ma La mia vita con John F. Donovan non possiede purtroppo l’anima pulsante e dolorosa di altri film sferzanti come ad esempio Mommy. Rimane certamente la forma, che è pur sempre qualcosa. Ma non abbastanza…

CRITICA

"(...) il nuovo film di Xavier Dolan si presenta con tutte le caratteristiche del passo falso. Eppure, per chi non ama particolarmente il mondo del giovane regista quebecoise, 'La mia vita con John F. Donovan' è più interessante e simpatico di altri suoi lavori. (...) questo film sincero e scombinato trova una sua chiave e si fa apprezzare: nel fatto che per la prima volta emergono, a monito e commento dei rovelli maschili e più o meno omosessuali, figure femminili forti. Non tanto la mamma del ragazzino (Natalie Portman), che è la meno interessante, ma la citata giornalista Newton, la madre dell'attore (Susan Sarandon), la sua agente (Kathy Bates). Figure minori ma che, grazie anche alle interpreti, rischiano di impossessarsi del film. Se ci fossero riuscite, sarebbe stato bello." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 27 giugno 2019)

"Puzzle di personalità, destini controversi, veri o finti nel settimo Dolan, che ha per tema la maledizione del successo e non è un caso che l'interprete del divo tv sia Kit Harrington (vedi 'Trono di spade'). (...) Ma proprio la macchinosità del trapianto temporale rende difficile concedersi emotivamente a un racconto in cui confluiscono i temi del regista: il rapporto con la madre, la quotidiana lotta contro il bullismo, la dichiarazione (o negazione) dell'omosessualità. Un po' artificioso e meno folle del solito, il film comunque si nutre di un ottimo cast con Tremblay, Sarandon, Portman." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 27 giugno 2019)

"Nel primo film sbagliato dell'«enfant prodige» Xavier Dolan, penalizzato da una lavorazione travagliata e distrutto dalla critica internazionale, Susan Sarandon è Grace, la madre problematica della star tv John F. Donovan (Kit Harington). Spiegare le ragioni che rendono carismatico un attore è sempre impresa difficile, ma basta osservare Sarandon, all'opera nella 'Mia vita con John F. Donovan', caotica ricostruzione dell'amore infantile di un bambino per il suo divo preferito, intrecciata con i temi cari all'autore, omosessualità e difficoltà del rapporto madre-figlio, per capire che sarebbe sufficiente anche solo un suo sguardo per salvare dal naufragio un film che non sta a galla. Miracoli della recitazione, cui vale sempre la pena assistere. (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 27 giugno 2019)

"(...) Dolan firma il suo film meno riuscito, a partire dalle frettolose inquadrature. Sceneggiatura che sembra scritta con il copia e incolla, perdendosi in labirinti senza uscita, come l' incomprensibile apparizione di Gambon in versione nonno e la pretestuosa scelta delle canzoni." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 27 giugno 2019)
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