La messa è finita

ITALIA - 1985
Dopo essere stato parroco in un'isola del Tirreno, il giovane don Giulio viene trasferito a Roma e destinato a una chiesa della periferia. Nella città vivono anche i genitori e la sorella, ma il suo nuovo compito si dimostra subito molto difficile, per non dire ostico. La parrocchia a cui lo hanno destinato è praticamente disertata dai fedeli dopo che il suo predecessore si è sposato, gli amici di un tempo sono molto cambiati: Andrea è sotto processo per terrorismo, Cesare vuole cambiare religione, diventare cattolico e pare intenzionato a farsi sacerdote, un terzo si è scoperto omosessuale e perde le serate in squallide avventure, un altro ancora è stato abbandonato dalla compagna e vive in una segregazione maniacale. Come se non bastasse, neppure l'ambiente familiare è tranquillo: suo padre lascia improvvisamente la moglie perché innamorato di un'altra donna; la sorella è incinta del fidanzato Simone e a fatica si lascia persuadere a non abortire; la madre - disperata - si toglie la vita. Coinvolto in situazioni personali tanto gravi e difformi, scoraggiato e non sempre in grado di fornire aiuto o, quanto meno, le risposte che gli vengono chieste, poco a poco don Giulio avverte il peso della propria solitudine e la sua impotenza di fronte a una serie di problemi. In un ambiente e in una città che gli sembrano lontani e quasi ostili, don Giulio fa una scelta: partirà per l'America del Sud, nella Terra di Magellano, là dove per lunghi anni ha svolto la propria operosa missione un vecchio francescano conosciuto a Roma. Là vi è una comunità di gente povera e sperduta, a cui egli pensa di potersi dedicare per ritrovare lui stesso la fede nel suo mandato di sacerdote.

CAST

NOTE

- PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA AL 36MO FESTIVAL DI BERLINO (1986).

CRITICA

"'La messa è finita' è gustoso e interessante, si ride anche. Lo spettacolo è fine, diverso, qualche incertezza iniziale e poi prende, piace. Sotto l'espressività giovane, viva, spontanea si avverte un mestiere paziente e maturo. Le situazioni sfrecciano sullo schermo incisive, spesso con sbocchi a sorpresa; c'è ironia, dolcezza, stupore, delusione; e poi scatti improvvisi di irritazione, un velo di tristezza. Il primo piano è monopolio di don Giulio, umanissimo, un po' nevrotico, lunare. L'attore Moretti è fin troppo bravo, simpatico e mostra fin troppo di saperlo. Eppure quello sceneggiato da Moretti e da Sandro Petraglia, non è un film comico: ti alimenta dentro un senso sottile e vago di disagio, di accoramento. Si risolve in una resa alla solitudine: la partenza di Giulio è una sconfitta e il Polo un'illusione da avventura adolescenziale; in capo al mondo sarà probabilmente ancora un perdente. Suo padre e Valentina non entrano nella danza finale, restano immobili, isolati, taciturni nel banco: come andrà a finire? Valentina abortirà? Il vecchio ora vedovo avrà davvero un figlio dalla sua ragazza? Moretti dà forma alla sua vocazione di candido trentaduenne votato al prossimo in un'immagine di prete, secondo noi, giusta solo a metà. E' l'uomo per gli altri che attinge valore cristiano dal Gesù nel Gethsemani, bisognoso del conforto degli amici. Ma il prete è prima uomo di Dio ed è in questa sua verità il senso della solitudine e della dedizione agli altri." (Luigi Bini, 'Attualità Cinematografiche')

"Il pubblico, che gremisce le sale cinematografiche dove il film di Nanni Moretti 'La Messa è finita' riscuote un notevole successo, ride di gusto alle gaffe e alle gag, alle battute e alle smorfie con le quali il regista-attore reagisce di fronte alle vicende tutt'altro che allegre nelle quali è coinvolto. Operazione riuscita, dunque, per quello che è solo un piccolo film: soltanto l'aridità dei tempi che stiamo attraversando potrebbe farlo scambiare per un capolavoro, D'altra parte, a pensarci bene, tutta l'attività cinematografica di Moretti, a partire da 'Io sono un autarchico', costituisce una riflessione sulla tragica aridità del mondo nel quale viviamo. Non mancano in 'La Messa è finita' sfasature e lacune, a partire dal modo sommario ed esteriore col quale è delineata la figura dei personaggio principale, un sacerdote dei nostri giorni, interpretato dallo stesso Moretti. Del tutto assenti sono, ad esempio, le motivazioni profonde, cioè spirituali, della sua vocazione. Un altro aspetto che lascia perplessi è la bruttezza, anche fisica, della maggior parte dei personaggi che circondano il protagonista. Un campionario di umanità laida e repellente, che mette a dura prova non solo la virtù cristiana del sacerdote, ma anche il gusto estetico dello spettatore." (Virgilio Fantuzzi, 'Civiltà Cattolica')

"Critico implacabile degli aspetti cannibaleschi e fessacchiotti del '68, Moretti ne è uno dei pochi eredi nella voglia nevrotica, candida e assoluta di cambiare il mondo. Un moralista neoromantico. Nel suo nuovo film Moretti ha ancora meno voglia di ridere che in 'Bianca': le situazioni che si sgranano sullo schermo, sempre brevi e talvolta fulminanti, solo raramente meno incisive del necessario, sono connotate da una blanda ironia." (Tullio Kezich, 'la Repubblica', 16 novembre 1985)
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