La luna su Torino

ITALIA - 2013
Il quarantenne Ugo vive a Torino in una splendida villa in collina. L'uomo non ha mai dovuto preoccuparsi di guadagnarsi da vivere, poiché alla morte dei suoi genitori, ricchi borghesi di sinistra, ha ricevuto una cospicua eredità. Tuttavia, quando il lascito ha cominciato a ridursi sensibilmente, Ugo ha deciso di subaffittare parte della villa a Maria, 26enne impiegata di un'agenzia di viaggi, e a Dario, ventenne studente di lettere che si mantiene lavorando allo Zoom, un singolare bioparco. La loro convivenza scorre tra momenti di convivio e solitudine, fino a quando l'ipoteca che pende sulla casa sta per scadere spingerà ognuno dei tre verso il proprio destino...

CAST

NOTE

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DI FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE.

- TRA GLI INTERPRETI: IL CORO DELLE MONDINE DI NOVI (LIDIA ASCARI, VIVIANA CAVALETTI, DIVA LAZZARETTI, SILVA MANICARDI, ADRIANA PALTRINIERI) DIRETTO DA GIULIA CONTRI.

- FUORI CONCORSO ALLA VIII EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2013).

CRITICA

"Il tocco personale di Ferrario che supera con 'La luna su Torino' il ventesimo titolo (esclusi cortometraggi ) di un percorso vario e, per quanto paradossale possa sembrare, tanto imprevedibile ed eclettico quanto coerente, quel tocco non è valorizzato qui dal puro e semplice resoconto della trama del film. Bisogna andare oltre, scendere nelle pieghe, lasciarsi un po' trasportare dall'onda degli umori di cui il film e la sua trama si nutrono. Che la città di Torino si trovi sul 45 parallelo e a metà strada fra Polo Nord ed Equatore è un pretesto dentro il quale far muovere le divagazioni, talvolta prosaiche talvolta poetiche (ma con leggerezza spiritosa), dei personaggi e in particolare dei tre principali. (...) Ugo è un uomo libero pago del proprio filosofeggiare e vivere ostentatamente slow, o un inguaribile sfigato, immaturo, frustrato? Un po' la prima cosa ma soprattutto la seconda. Si atteggia a Oblomov immerso nelle sue profondità di pensiero ma è un simpatico e molesto perdigiorno viziato e logorroico. Piccoli destini incrociati. Come già (più o meno felicemente: interessante e vitale del cinema di Ferrario anche l'esito altalenante) nel più vigoroso 'Tutta colpa di Giuda' o nel più affine 'Dopo mezzanotte'. Sullo sfondo, alimento etico e culturale, Ferrario mantiene sempre un punto di vista ancorato agli ideali di una sinistra esigente e alternativa alle vere o presunte derive dell'istituzionalizzazione e del potere. Ma antidoto alla pedanteria (o al velleitarismo) pericolosamente in agguato c'è per fortuna sempre, e anche qui, un'autentica vena poetica. E, fatto non secondario, ci sono i piedi per terra di un vero filmaker, cioè di un autore che costantemente mette alla prova la propria ispirazione e la propria visione (spesso amorevolmente applicata alla sua città di adozione, Torino) con gli oneri, la consapevolezza e la responsabilità della gestione produttiva del proprio operato." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 27 marzo 2014)

"Sono i tre anti-eroi di Davide Ferrario, che torna sull'amato 45 parallelo e trova 'La luna su Torino': 'Dopo mezzanotte', ancora low budget e hi-tech (Canon 300 e droni per le suggestive riprese aeree) e una confessabile domanda, qual è il nostro posto al mondo? Risposte, quelle di Ugo & C., che dribblano la crisi e sconfinano nel simbolico, meglio, nel favolistico: la leggerezza calviniana del racconto vince il peso esistenziale della storia. Niente di clamoroso e sorprendente, ma un piccolo film condivisibile." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 27 marzo 2014)

"Ferrario ama vedere la sua città d'adozione in una chiave poetica e umoristica. Come l'apprezzato 'Dopo mezzanotte' (2004), il suo nuovo film 'La luna su Torino' insegue la fragile rapsodia di un trio di personaggi conviventi in un casale e sospesi tra paure, desideri e velleità su di uno sfondo urbano in apparenza colorato e modernista, ma in realtà esposto a ondate di sussiego tra lo snob e il passatista. Nell'esile sviluppo di storie diverse ma contigue, gli attori (...) sembrano credere all'andamento un po' realistico e metaforico voluto dal regista, ma non altrettanto alle motivazioni di una trama che si risolve, purtroppo, in una ripetitiva collana di bozzetti." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 27 marzo 2014)

"Amiamo di Davide Ferrario la capacità di interrogare il presente e la Storia con libertà e coraggio, senza farsi mai imbrigliare da forme e generi, proponendo semmai invenzioni narrative insospettabili, anche quando non immediatamente leggibili. Sarebbe sufficiente sorvolare, se possibile con simile libertà e coraggio, la sua filmografia per capire di che cosa è fatto il cinema del regista bergamasco, da anni «torinese». Come sarebbe possibile, altrimenti, passare da due film documentari bellissimi e intensi come 'La strada di Levi' e 'Piazza Garibaldi' a un film non tanto di «finzione» ma diremmo di pura invenzione come 'La luna su Torino'? Dovremmo certo ricordare il fantasmagorico 'Tutta colpa di Giuda' che sta in mezzo a questi due documentari, in tutti i sensi, essendo un musical «realistico» d'ambientazione carceraria. Della 'Luna su Torino' è difficile pure dire la trama, sempre che questo abbia senso, se non che tre personaggi (Ugo, Maria e Dario) si relazionano variamente in una Torino colorata e molto inedita, non più grigia e se possibile anche un po' magica, sospesa, fluorescente, attraversata dai fili visibili e invisibili delle ossessioni personali dei protagonisti, da Leopardi a Calvino, dai manga giapponesi al Toro (inteso come squadra di calcio). In questa carambola succedono cose come accadimenti improvvisi e spontanei dai quali si entra e si esce come nelle comiche di un film muto. Ma questa sospensione e levità non dimentica mai la gravità che l'ha generata, quella domanda che insiste dietro ogni inquadratura: qual è il posto dei personaggi (e nostro) in questo mondo fluido e fluorescente, quasi irreale?" (Dario Zonta, 'L'Unità', 27 marzo 2014)

"Chi conosce e ama lo humour stralunato del Ferrario di 'Anime fiammeggianti' (1994), 'Tutti giù per terra' (1997) e 'Dopo mezzanotte' (2003), apprezzerà non poco questa commedia sofisticata a tre voci in cui le giornate di Ugo, Maria e Dario sono comiche, serie, emblematiche, a volte anche commoventi. Bravissimi i tre protagonisti e fantastica l'apparizione di Franco Maiuo nei panni del vecchio partigiano Gino. Racconterà una vecchia storia di guerra & amore che da sola vale il film. In un'Italia cupa e abbastanza affranta, ecco un film leggero e ricco, a modo suo, di ottimismo. Non è poco." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 27 marzo 2014)

"Garbata commedia, intrisa di umorismo surreale e con qualche snobismo letterario, che l'acuto Davide Ferrario ha ambientato in una ultramoderna, irriconoscibile Torino. (...) Una battuta memorabile: «Chi l'ha detto, Federico Moccia?», «No, Leopardi»." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 27 marzo 2014)
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