La leggenda di Bagger Vance

The Legend of Bagger Vance

USA - 2000
Georgia anni trenta. Rannulph Junuh, è un eroe della I Guerra Mondiale troppo disilluso anche per aver voglia di impegnarsi nel gioco del golf. Sarà il suo misterioso caddy a fargli comprendere come attraverso il gioco si può capire e dare un senso alla vita.

TRAMA LUNGA
Da ragazzo, ai primi del Novecento a Savannah, il giovane Rannulph era già un campione di golf: vinceva tutti i tornei ai quali partecipava e per lui ogni cosa che faceva sembrava facile e naturale. Poi è andato in Europa per la guerra mondiale. Adele è rimasta ad aspettarlo, ma intanto le è morto il padre e molti hanno cominciato a mettere gli occhi sul centro sportivo di famiglia gravato da debiti. Per risollevarsi, Adele decide di organizzare un grande incontro di golf tra i campioni del momento. Bobby Jones e Walter Egan accettano, Rannulph, che è tornato dalla guerra sconfortato e svuotato, rifiuta. Finché una notte, uno strano individuo di colore di nome Bagger Vance non appare nel giardino di casa, gli parla, gli dice di essere disposto a fargli da caddy. Le parole di Vance convincono Rannulph che si iscrive alla gara. Per lui l'inizio è in salita, è ultimo con 12 colpi di svantaggio. Allora Vance gli parla della forza d'animo, delle capacità interiori, e Rannulph si riprende, recupera, arriva ad una lunghezza. La 18^ buca viene giocata durante la notte. Nel buio Vance si allontana. Con l'ultimo colpo, Rannulph vince. Adele e Rannulph ballano alla festa conclusiva. Il piccolo Hardy, che aveva seguito la gara come vice caddy, racconta oggi, da anziano, tutti gli avvenimenti su un campo di golf.

CAST

CRITICA

"Come nei due film di Redford ('In mezzo scorre il fiume' e 'L'uomo che sussurrava ai cavalli'), l'attore-regista si avvantaggia al meglio di paesaggi suggestivi (Redford è uno dei pochi cineasti con una benefica predilezione per gli 'esterni'), ben fotografati da Micahel Ballhaus, e ricrea un piccolo mondo antico un po' realistico un po' stilizzato a misura del grande schermo. La regia, sobria e a larga scala, fa un uso oculato delle immagini d'insieme e dei piani americani. A livello la direzione delle giovani star: da Matt Damon, ormai protagonista fisso dei romanzi di formazione per lo schermo, a Charlize Theron, nella parte di una radiosa bellezza del sud; a Will Smith, che recita il ruolo di angelo custode adottanto un tono insolito (per lui) 'understatement' ". (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 19 marzo 2001)

"Sull'estensione di 127 minuti (troppi), Redford riesce a trasformare il libro, che qualcuno ha definito un 'fantasy' filosofico in forma di trattato sulla strategia golfistica, in un racconto avvincente e a farne pesare meno la fasulla componente misteriosofica. La fotografia di Michael Ballhaus, pur concedendosi qualcuna di quelle bellurie che gli americani bollano come 'arty', contribuisce alle attrattive della pellicola. Matt Damon nei panni di Junuh si conferma il buon attore che conosciamo, Charlize Theron è bellissima, Will Smith nella parte del caddy magico se la ride un po' troppo; e invece sono perfetti i due contendenti, il biondo Joel Gretsch e il duro Lane Smith, i quali riescono a dare il senso di uno sport che lega i partecipanti anziché dividerli, la nota più originale del film. La cornice è il racconto del vispo ragazzino Hardy diventato da vecchio Jack Lemmon in una partecipazione per onor di firma. Gradevole anche se un po' alla vecchia maniera, adatto a chi va al inema in cerca di svago, negli Usa 'The Legend of Bagger Vance' ha incassato poco. Che l'ultrasessantenne Redford cominci a rivelare la sua appartenenza a un'altra epoca del cinema?". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 17 marzo 2001)

"Revocata in flashback da un anziano giocatore colpito da infarto (un cammeo di Jack Lemmon), che essendo allora un bambino (il delizioso J. Michael Moncrief) ebbe nella vicenda una parte importante di secondo caddie e di testimone, la vicenda è svolta con grazia sulla base di un'equilibrata sceneggiatura di Jeremy Leven, filtrata teneramente dalla fotografia di Michael Ballhaus e ben interpretata. Ma questo è un film che richiede uno spettatore disposto a sintonizzarsi sulla sua delicatezza lieve". (Alessandra Levatesi, 'La Stampa', 19 marzo 2001)

"Tratto da un best-seller d Steven Pressfiled che ha tutta l'aria di essere inferiore al suo adattamento per lo schermo, 'La leggenda di Bagger Vance' è quasi un bel film. Personale e démodé, come si conviene al Redford regista. Ma che privo di quelle concessioni ai gusti più corrivi che zavorravano 'L'omo che sussurrava ai cavalli'. Inoltre l'ambientazione d'epoca legittima il taglio fiabesco, la luce dorata, la voce narrante di quel bambino che nel prologo è il vecchio Jack Lemmon, il tono cavalleresco di tutta l'avventura". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 21 marzo 2001)
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