La guerra è dichiarata

La guerre est déclarée

FRANCIA - 2011
4/5
La guerra è dichiarata
Romeo e Juliette erano liberi e felici. Poi, una brutta malattia colpisce il loro bambino, Adam, e tutto sembra precipitare. Tuttavia, la drammatica esperienza aiuterà entrambi a conoscere nuovi aspetti l'uno dell'altra e, insieme, risorgere dalle ceneri del dolore.
  • Altri titoli:
    Declaration of War
    Dichiarazione di guerra
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: CANON EOS 5D, SCOPE, 35 MM (1:2.35)
  • Produzione: RECTANGLE PRODUCTIONS, WILD BUNCH
  • Distribuzione: SACHER DISTRIBUZIONE (2012)
  • Data uscita 1 Giugno 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Romeo e Giulietta, l'amore ai tempi della malattia. Belli, precari e innamorati, Giulietta (Valérie Donzelli) e Romeo (Jérémie Elkaim) hanno un bambino, Adam. Improvvisamente, inizia a vomitare copiosamente, tiene la testa inclinata e non cammina più. Ha un tumore al cervello. Romeo e Giulietta iniziano la lotta: da Marsiglia a Parigi, tra chemioterapie e paure, dubbi e dolori. E' La guerre est déclarée diretto dalla Donzelli e da lei interpretato al fianco di Elkaim: sullo schermo e nella vita, perché il proiettore proietta la loro vera storia e l'Adam a 8 anni che compare nel film è davvero il loro figlio Gabriel.
Girato con una macchina fotografica digitale (Canon EOS), già candidato dalla Francia agli Oscar, la guerra è dichiarata all'Iraq, ma soprattutto alla malattia, e alle malattie collegate, perché la coppia rischia di scoppiare, se non nella filmografia nella biografia. Eppure, nonostante il vulnus per Leitmotiv narrativo, le inquadrature lasciano tempo e modo a rinascita, speranza, libertà, per un altro mondo e un altro parto possibile: eros e thanatos, se vogliamo, ma il cinema dichiara guerra, e la vince, buttando il cuore oltre l'ostacolo, lo stile oltre il ricatto.
Sceneggiatura a quattro mani e una vita, dunque, ma fuori dalle strettoie della prima persona plurale e biografica: non è un filmino amatoriale - appunto, è ultra-stiloso - e nemmeno un cancer-movie lacrimevole, bensì un patchwork lucidamente, geometricamente impazzito di musical (colonna sonora cult), mélo  e romanticismo non pret-à-porter, con felici esternalità positive e pubbliche virtù. Ok, c'è qualche zona d'ombra (parenti stereotipati, Iraq e Fronte Nazionale in dialoghi risparmiabili), ma chi in Italia saprebbe fare altrettanto? Viva la Francia, e, per una volta, viva la Guerra!
 

NOTE

- CONSULENTE ARTISTICO E MUSICALE: JÉRÉMIE ELKAÏM.

- TRUCCO E ACCONCIATURE: VALÉRIE DONZELLI.

- FILM D'APERTURA, PROEIZIONE SPECIALE, ALLA 50. SEMAINE DE LA CRITIQUE (CANNES 2011).

CRITICA

"Immeritata 'cenerentola' festivaliera, almeno per i grandi media, la Settimana della critica ha invece dimostrato tutta la sua importanza (e lungimiranza) inaugurando le proiezioni con la miglior sorpresa di questi primi giorni di festival: 'La guerre est déclarée' di Valérie Donzelli. A essere pignoli il titolo si riferisce all'invasione dell'Iraq del 2003 ma la vera guerra del film è quella che devono affrontare due genitori quando scoprono che il loro figlio di 18 mesi ha un tumore maligno al cervello. Quello che lo spettatore può non sapere è che nella vita reale i due protagonisti (la stessa regista e Jérémie Elkàim) avevano vissuto la medesima tragedia eppure il film è lontanissimo dall'essere un 'diario in pubblico' o l'elaborazione di un dolore privato. La prima scena, che toglie l'angoscia e innesca un lungo flashback, ci mostra subito che il bambino (...) è cresciuto e ha superato la malattia ma è l'originalissimo stile di scrittura e di regia che trasformano un possibile melodramma in qualcosa di insolito e sorprendente, tra la commedia, la farsa e il dramma, facendone un 'sacré bon film' per dirla col critico di Le Monde." (Paolo Mereghetti., 'Il Corriere della Sera', 14 maggio 2011)

"Giovani, carini e innamorati, Giulietta (Valérie Donzelli) e Romeo (Jérémie Elkaim) hanno un bambino, Adam. La precarietà lavora ai fianchi, ma va bene, finché non cade la tegola: il pupo ha un tumore al cervello. Da Marsiglia a Parigi, operazioni, chemio e attese: speranza di guarigione 10%, 'La guerra è dichiarata'. Dirige la Donzelli, al fianco Elkaim: sullo schermo come nella vita, è la loro vera storia. Già candidato all'Oscar, secondo film francese più redditizio dell'anno, la guerra è occasionalmente quella all'Iraq, ovviamente un'altra: contro la malattia e le malattie che questa comporta, soprattutto nello stare insieme. È durissima, e Romeo chiede: «Perché a noi, perché ad Adam?». «Perché noi ce la possiamo fare», risponde Giulietta, e pesa come una piuma su un gioiello di speranza e libertà. L'hanno girato in casa con macchina fotografica, occhio lucido, zero ricatti e stile fichetto ma di sostanza: sceneggiatura a quattro mani e tre vite, non è un dramedy privato, ma una felice elaborazione pubblica, con simboli (Romeo, Giulietta, Adam), incursioni musical (Delerue e Bach, 'La cosa buffa', Anderson, Tellier, la struggente 'Ton grain de beauté') ed enfasi mélo. Infine, una spiaggia di resurrezione, quella che Malick avrebbe davvero voluto in 'The Tree of Life': sfiga a parte, anche questo è un albero della vita, piantato nell'orticello di casa e cresciuto al sole del Cinema. Da vedere." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 31 maggio 2012)

"(...) 'La guerra è dichiarata' potrebbe apparire un film deprimente. Il mercato è per giunta saturo di tv verità, letteratura verità, film verità che sbattono in faccia disgrazie personali al pubblico, con il bollino «storia vera» ben evidenziato dal marketing, da consumare nel week end. E anche questa è una storia vera, più o meno, vissuta dai due autori della sceneggiatura, la regista Valérie Donzelli e il suo compagno Jérémie Elkaim, che interpretano per giunta i ruoli di Juliette e Romeo. Non fosse che questo film è l'esatto contrario della tv del dolore o dei derivati letterari e cinematografici cui siamo ormai abituati. Appena ricevuto l'agghiacciante notizia, i due giovani genitori si lanciano in una tragicomica corsa contro il tempo per salvare il loro bambino, trasformano tutte le paure in azione, il senso di morte in sfrenata vitalità, s'aggrappano a ogni buon segnale, si ribellano a un destino davvero terribile e alla fine vincono il male. «Perché è accaduto proprio a noi?», «Perché noi possiamo farcela» è uno dei dialoghi chiave. E' un film originale nello stile, mescola documentario e storia d'amore, musical e melodramma. (...) I dialoghi, i personaggi, le situazioni rimandano di continuo e volutamente al grande cinema di Truffaut, a partire dallo stridente e a tratti grottesco confronto fra le due famiglie di origine dei protagonisti, l'una borghese come soltanto certe famiglie francesi sanno essere, l'altra composta da un'anziana coppia lesbica, alla fine accomunate nella solidarietà di fronte al dramma. Non un capolavoro insomma, ma un film sorprendente per vitalità, intelligenza, humour." (Curzio Maltese, 'La Repubblica', 1 giugno 2012)

"Una storia d'amore. Cosi Valérie Donzelli e Jérémie Elkaim raccontano il loro film, che lo scorso anno ha entusiasmato il festival di Cannes, evento speciale nella Sémaine de la critique, e poi il resto del mondo, e che finalmente arriva in Italia distribuito dalla Sacher di Nanni Moretti. E la guerra? È quella che la coalizione guidata dagli Stati uniti ha appena dichiarato all'Iraq, siamo nel marzo del 2003, di cui sentiamo l'esplosione in un notiziario alla radio ascoltato in una notte insonne. Anche se non è questa che preoccupa i due protagonisti. (...) il film è il contrario di ciò che sembra. Solo a sentirla una storia così fa paura a produttori e distributori, come, la storia di un bambino malato e di due genitori disperati? E invece no, perché 'La guerre est declarée' è una commedia alla Howard Hawks, in cui i corpi degli attori e i sentimenti danzano e si rincorrono cambiando continuamente il loro registro, dal dramma alla gioia e viceversa, con grazia e con dolcezza. E quando l'orizzonte diventa più scuro, si mettono a cantare, la disperazione diventa un musical alla Jacques Demy, l'umorismo passione che spinge i limiti dell'emozione all'estremo. Con coraggio e con eleganza, il film parla di vita mentre racconta il dolore della malattia e della morte, senza la dittatura della lacrima ma con l'incoscienza commuovente della libertà. (...) il film non è un'autobiografia che documenta i fatti né un'autofinzione, anche se la voce narrante mette una distanza all'io. Donzelli trasforma le persone in personaggi, le parole in scene, la vita in una sceneggiatura. E con le immagini inventa un universo contro ogni luogo comune, contro l'assoluto della felicità e ancora di più contro quello dell'infelicità." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 1 giugno 2012)

"In 'La guerre est déclarée', la cineasta Valérie Donzelli, interprete e sceneggiatrice con l'ex compagno Jérémie Elkaim, narra la loro devastante esperienza di genitori sottoposti alla prova di un figlio di due anni colpito da tumore al cervello. Sulla carta, quest'operazione di travasare se stessi e la propria tragedia sullo schermo a fini di spettacolo ci sembrava discutibile, esibizionistica; e invece il film è sorprendente. Il punto è che configura il tema della malattia all'interno di una storia d'amore e di giovinezza, il cui appassionato empito (i protagonisti si chiamano Giulietta e Romeo) viene spezzato, ma non sopraffatto dalle circostanze. Dal colpo di fulmine alla procreazione, dalla scoperta del male all'odissea delle cure, il film si segue in un unico, trascinante respiro. E il suo registro molto parigino di racconto sentimentale, con venature lievi di musical da camera fra pop e classico, impregna questo calvario di dolore di uno speciale afflato vitalistico." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 1 giugno 2012)

"Una storia d'amore particolare, perché è quella di una giovane coppia francese, anzi parigina, che viene messa alla prova dalla precoce malattia del loro piccolo bambino, affetto da una rara forma di tumore al cervello. (...) Nonostante il tema, dunque, 'La guerra è dichiarata' riesce a trasmettere il sentimento di un'esperienza vissuta fino in fondo e senza troppe reti, come affacciandosi d'istinto sull'orlo di un baratro riuscendo a camminare in bilico, e con eleganza e leggerezza. (...) Il film non cade mai nella trappola dell'edulcorazione, anche se si aggrappa a diversi elementi finzionali per supportare e sopportare il mandato di una storia vera e dura. Il film è, ad esempio, pieno di musica, come se la regista sentisse la necessità di appellarsi a un altro linguaggio per tollerare i momenti più forti, e questo dispositivo è portato talmente in avanti che a un certo punto i due protagonisti, come fosse un musical, cantano una canzone. Non solo la musica, ma anche la messa in scena, la fotografia, il montaggio, l'uso dei ralenti... tutto contribuisce alla «sospensione dell'incredulità». Alla fine 'La guerra è dichiarata' è un film pervaso da una grande vitalità e forza emotiva." (Dario Zonta, 'L'Unità', 1 giugno 2012)

"Commuove la storia quasi totalmente autobiografica che la regista Valérie Donzelli ha raccontato ne 'La guerra è dichiarata' (...). Tra dramma e umorismo, disperazione e canzoni, emerge anche un modo cinematograficamente nuovo per affrontare temi così scioccanti." (Alessandra De Luca. 'Avvenire', 1 giugno 2012)

"Intenso e delicato dramma familiare, scritto e diretto dalla stessa protagonista, Valérie Donzelli, che riesce a intenerire senza ricorrere ai ricatti. Con i sorrisi e l'ironia che ricacciano indietro le lacrime." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 1 giugno 2012)
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