LA GRAN VITA

DIE KUNSTSEIDENE MADCHEN

GERMANIA - 1960
LA GRAN VITA
Doris è decisa a trovare l'amore perfetto e una vita agiata. Modesta dattilografa, ha già vissuto una infelice esperienza con un giovane che sembrava destinato a rapida e brillante carriera. Con tutti gli uomini che le capitano vicino, Doris è "carina": prima un impresario, poi l'avvocato presso cui lavora s'ingannano sulle sue intenzioni. Licenziata, Doris s'occupa come comparsa in un teatro. Fa credere, d'essere l'amante del direttore e questi, divertito dalla sua ingenuità, le offre una particina e qualche speranza. Torna a farsi vivo il primo amante, Hanry. Una nuova speranza s'accende in Doris. Per non sfigurare dinanzi a lui, ella si presenta all'appuntamento avvolta in una pelliccia sottratta al guardaroba del teatro. Una delusione l'attende: Henry è un fallito. Doris tenta allora la fortuna nella grande città. A Berlino, dopo essersi sottratta fortunosamente alle mire di un "protettore", trova lavoro come governante presso una famiglia borghese. Respinte le attenzioni del capo famiglia, Doris si mostra molto più arrendevole con il nipote di costui, ma ciò non le frutta che un immediato licenziamento. Dopo altre analgohe e tutte sfortunate esperienze, Doris incontra un modesto disegnatore, abbandonato dalla moglie. Alla ragazza sembra questa la buona occasione per porre termine alla propria desolante ricerca; ma l'uomo non ha dimenticato la moglie, e quando costei annuncia il ritorno, Doris è cortesemente congedata. Per la strada un'automobile le si accosta. Un uomo la invita a salire e Doris acconsente. Sarà, questa, la volta buona?
  • Altri titoli:
    LA GRANDE VIE
  • Durata: 95'
  • Tratto da: ROMANZO DI IRMGARD KENN
  • Produzione: NOVELLA (ROMA) ULRICH (BERLINO) PATHE' E CAPITOLE (PARIGI)
  • Distribuzione: GLOBE

NOTE

TITOLO IN FRANCIA "LA GRANDE VIE"

CRITICA

"Nonostante l'impronta di un regista che conosce a perfezione il proprio mestiere, una buona fotografia e l'uso giudizioso del commento musicale, il film è condotto con ritmo lento e monotono e non riesce a dare un sufficiente tono di plausibilità né alla protagonista né ai numerosi, improbabili personaggi che le gravitano attorno". (Segnalazioni Cinematografiche, volume 49 pag. 119)
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