La giuria

Runaway Jury

USA - 2003
La giuria
Nicholas Easter, ex studente di legge, vuole ad ogni costo far parte della giuria che deve emettere il verdetto in un processo contro uno dei più importanti fabbricanti d'armi. Una volta entrato a far parte della giuria cercherà di far amicizia con tutti gli altri giurati. Ma perché fa questo? C'è forse qualcosa nel suo passato che lo costringe a comportarsi così?
  • Durata: 127'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Tratto da: romanzo "Runaway Jury" (1996) di John Grisham, ("La giuria", Mondadori, 1996)
  • Produzione: NEW REGENCY PICYURES
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX (2004)
  • Data uscita 30 Gennaio 2004

RECENSIONE

di Claudia Laffranchi
Chi ha letto l'omonimo romanzo di John Grisham ritiene che la suspense di La giuria di Gary Fleder (Il collezionista) non sia all'altezza del libro. Eppure il film riesce a coniugare intrattenimento e impegno sociale. La storia, ricca di colpi di scena, si propone come ripensamento globale su una varietà di tematiche: gli omicidi di massa, la corruttibilità dei giurati in un processo, il fatto che la manipolazione delle opinioni in Usa spesso diventi un mestiere e lo strapotere dei fabbricanti di armi, disposti a investire enormi quantità di denaro, comprando chiunque, per averla comunque vinta. Ma in un finale a sorpresa e niente affatto melenso, la storia ci rivela che "le leggi del cuore" sono talora più forti di qualunque corruttore, soprattutto quando si tratta di una causa sacrosanta. In un simile contesto diventa persino credibile l'idealismo del personaggio vincente, che non riveliamo per preservare la sorpresa finale. La presenza di grandi attori come Gene Hackman, John Cusack e Dustin Hoffman eleva notevolmente il livello di quello che, in base alla sceneggiatura di Brian Koppelman, sarebbe altrimenti stato solo un buon film. Rientrando pienamente nel filone giudiziario americano, La giuria ricostruisce il processo intentato dalla vedova della vittima di un massacro sul posto di lavoro, avvenuto due anni prima: la donna spera di trovare soddisfazione, non solo economica, dai fabbricanti che rendono le armi facilmente accessibili ai criminali. La difende Wendell Rohr (Dustin Hoffman), avvocato civilista che, dall'altra parte, trova Rankin Fitch (Gene Hackman), cinico consulente degli imputati, disposto a tutto pur di far assolvere il killer Henry Jankle (Stanley Anderson), rappresentante degli interessi dei fabbricanti di armi. Rohr e Fitch si contendono menti e cuori dei giurati, il primo con mezzi legali, il secondo illegali. Ma Fitch sottovaluta Nicholas Easter (John Cusack), un giurato la cui fidanzata Marlee (Rachel Weisz) collabora efficacemente dall'esterno. La coppia ha un passato doloroso e un'agenda da rispettare: ma resta emotivamente inafferrabile per Fitch, che scava nelle loro vite per trovare un punto debole che li renda ricattabili. Easter sembra inoltre avere uno straordinario ascendente sugli altri membri della giuria. Oltre ai grandi nomi del cast, anche gli attori che interpretano i giurati risultano tutti bravi e molto credibili. Degno di menzione Nick Searcy, nei panni di Doyle, alle dipendenze di Fitch per il lavoro sporco, che conferisce maggior realismo all'intreccio.

CRITICA

"Passando dalla pagina allo schermo, 'La giuria' di John Grisham cambia villain: sotto accusa non sono più le sigarette ma le armi da fuoco. Ovvero la loro libera circolazione negli Usa, causa determinante delle 30.000 persone uccise ogni anno dalle pallottole nel Grande Paese. Anche questo non è un tema nuovo se l'anno scorso Michael Moore vinse l'Oscar con lo schieratissimo 'Bowling a Columbine'. Ma mentre Moore combatteva la passione nazionale per le armi combinando satira e inchiesta, Gary Fleder ne 'La giuria' usa i modi più spettacolari ma meno nuovi del legal-thriller. Prendendo di mira oltre alle armi il funzionamento delle giurie popolari americane. Popolari ma anche manipolate da chi ne ha i mezzi per pilotarne il verdetto. Tanto che vi sarebbero veri e propri specialisti di questo sporco lavoro, pronti a tutto per blandire, intimidire e magari ricattare i giurati sezionandone vita, gusti e interessi. (...) Più che nel plot , telefonato, o nel ritmo vorticoso, i pregi del film vanno cercati nelle interpretazioni. E in certi dettagli che lasciano il segno. Come lo spot per il mitra 'anti-impronte digitali'. O l'industria che anziché indagare sul cliente che mese dopo mese compra decine di armi dello stesso modello, paga un viaggio premio all'armaiolo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 30 gennaio 2004)

"Sfrondiamo pure ciò che va ascritto alle esuberanze romanzesche tipiche di ogni legal-thriller e riconosciamo nel contesto elementi comuni a ogni latitudine, inclusi i nostri palazzi di giustizia. All'inizio lo stile della regia appare pasticciato, poi lo spettacolo si fa avvincente. Resta la curiosità di sapere perché il cinema ha cambiato i "cattivi" da venditori di fumo a mercanti d' armi. Sarà perché morire in una strage fa più spettacolo che spegnersi in ospedale? O sarà perché la corporazione del tabacco è più intoccabile di quella dell' arma letale? (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 31 gennaio 2004)

"Un legal thriller per star, adattato con qualche variante dal romanzo di John Grisham. Il maggiore interesse risiede nelle scene di tribunale; come in un vecchio, indimenticato courtroom movie, 'La parola ai giurati', dove Henry Fonda demoliva col potere suasivo della parola le opinioni e i pregiudizi dei colleghi. Per assecondare il maggiore dinamismo del cinema odierno, però, Fleder concede allo spettatore qualche libera uscita dal palazzo di giustizia, punteggiando il racconto con scene d'azione. Se l'effetto-catarsi contraddice la realtà, dove le cose vanno quasi sempre in modo diverso, il film è una efficiente macchina da spettacolo che ti manda a casa contento." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 31 gennaio 2004)
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